Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

21 novembre 2021

Rassegna anno II/n. 144

Per informazioni e contatti manda un messaggio

Per ascoltare l’audio:

La pagina delle vignette è QUI

Sostieni Anbamed

Questa rassegna sopravvive grazie ai contributi dei suoi lettori e ascoltatori.

Ricordati che anche il più grande oceano è fatto di gocce!

Ecco i dati per il versamento:

Associazione Anbamed, aps per la Multiculturalità

Banca di Credito Cooperativo della Valle del Fitalia

Iban: IT33U0891382490000000500793

Bic: ICRAITRRPDO

I titoli

Sudan: Vittoria del popolo contro i golpisti. Accordo per il ritorno del premier Hamdouk alla testa del governo e per la liberazione di tutti gli arrestati.

Migranti: naufragi sulle coste algerine e libiche. Decine di morti e centinaia di salvati.

Yemen: La guerra si allarga a nuovi fronti con gli scontri a sud di Houdeida. Missili contro il sud dell’Arabia Saudita.

Etiopia: I miliziani del TPLF avanzano verso la capitale.

Iran: Una motovedetta iraniana ha bloccato una petroliera nel Golfo arabo-persico.

Libano: Nel 78 esimo anniversario dell’indipendenza non c’è nulla da festeggiare.

Le notizie

Sudan

È stato raggiunto un accordo nella notte tra i golpisti e il premier Hamdouk che prevede: il suo ritorno alla guida del governo; la liberazione di tutti gli arrestati; il proseguimento della fase transitoria di coabitazione tra militari e civili, fino alle elezioni del 2023. È una vittoria per il movimento progressista che ha resistito al colpo di Stato con la disobbedienza civile e le manifestazioni di piazza. Per tutta la notte, in attesa di questo annuncio, sono state svolte mobilitazioni nei diversi quartieri della capitale con barricate improvvisate e fiaccolate. In attesa della firma dell’accordo, è stata mantenuta la mobilitazione programmata per oggi. I sudanesi scenderanno in piazza per contestare il colpo di Stato e rivendicare la liberazione del premier Hamdouk e tutti gli altri prigionieri politici, giornalisti e attivisti. Il sindacato dei medici ha informato che il numero totale dei morti nelle manifestazioni dal 25 ottobre, data del golpe, è salito a 40. Ieri è morto in ospedale un ragazzo minorenne colpito, mercoledì, da una pallottola in testa. Le forze progressiste non si arrendono e proseguiranno le manifestazioni della disobbedienza civile. La volontà popolare radicata e determinata non ha trovato la sintonia con la diplomazia internazionale. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è riuscito ad approvare una bozza di risoluzione che condannava la violenza contro i manifestanti pacifici e chiedeva il ritorno in carica del governo civile. Russia e Cina non l’hanno appoggiata ed è stata ritirata. Sono in corso le trattative per trovare un accordo su un’altra formulazione. Nel frattempo la volontà popolare ha costretto i golpisti a fare un passo indietro. La portata di questo momento storico si potrà valutare appieno soltanto dopo la pubblicazione dell’accordo firmato.

Migranti

Dodici persone sono disperse dopo un naufragio al largo di Skikda in Algeria. Le ricerche sono continuate fino a sera, ma invano. Soltanto tre migranti sono stati salvati: due uomini e una donna. La barca di legno che doveva trasportarli in Italia si è rovesciata, subito dopo la partenza, a causa del maltempo. I superstiti, dopo le necessarie cure, subiranno un processo per espatrio illegale che prevede una multa e pene da 3 a 6 mesi di reclusione.

In questi ultimi giorni, il Mediterraneo è stato teatro di tanti drammi dell’immigrazione. Ieri sono state salvate in extremis 72 persone davanti alle coste libiche e il giorno prima altre 116 erano rimaste per diverse ore in mare, prima che la guardia costiera le raggiungesse e le riportasse indietro.

Una retata della polizia coordinata dalla procura di Tripoli ha portato all’arresto di 20 criminali tutti di nazionalità libica dediti al traffico di esseri umani e di droga.

Yemen

Si infiamma un altro fronte in Yemen a sud di Houdeida. La controffensiva delle truppe governative, sostenute dai sauditi, ha portato alla conquista di diverse postazioni che erano state perse nei giorni precedenti. L’aeronautica saudita ha bombardato Sanaa, la capitale occupata dai ribelli. Dal loro canto gli Houthi hanno affermato di aver colpito, con missili e droni, diversi obiettivi nel territorio saudita. Riad sostiene di averli intercettati ed abbattuti prima di raggiungere gli obiettivi a terra.

Etiopia

I ribelli del Tigray ed i loro alleati hanno aperto altri fronti di combattimento con i governativi e si stanno avvicinando alla capitale. La strategia dei miliziani è quella di costringere il governo alle trattative e non è certo quella di conquistare la capitale, perché sarebbe un bagno di sangue. Stati Uniti e Unione Europea hanno lanciato un appello ai belligeranti per una tregua incondizionata, ma non è stato possibile verificare la reale disponibilità. Anche nel caso etiopico, come in quello sudanese, non è stato possibile per il Consiglio di Sicurezza esprimere una soluzione unitaria a favore della tregua.

Iran

Una motovedetta iraniana ha bloccato nel Golfo arabo-persico una nave petroliera che stava trasportando gasolio. Le guardie della rivoluzione accusano l’equipaggio di traffico illegale. Undici marinai sono stati tratti in arresto. Non sono stati forniti né i dettagli sulle nazionalità dell’equipaggio, né a quale paese appartenga la proprietà della nave.

Libano

Oggi è il 78esimo anniversario della dichiarazione di indipendenza. Una ricorrenza che cade quest’anno in un momento difficile per le famiglie libanesi. Crisi finanziaria, strage del porto, oltre alla pandemia, hanno fatto crollare l’occupazione. Metà della popolazione è stata ridotta alla fame. Una classe politica corrotta ed irremovibile a causa della spartizione confessionale, non intende sottomettersi alle inchieste sui vari scandali. Un mix di fattori che blocca le strade delle riforme. Una delle vie d’uscita – sostiene il premier miliardario Miqati – sarebbe quella di acquisire fiducia nel confronto con la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale, che stanno dettando condizioni draconiane, per poter accedere ad altre strade di finanziamento. Il debito pubblico è arrivato a quasi 90 miliardi di dollari (150% del PIL), che lo Stato non è in grado di saldare e da 2 anni non vengono pagate le rette del debito, con il conseguente vuoto finanziario attorno. Il Libano è arrivato a non poter acquistare i carburanti per far funzionare le centrali elettriche, con la conseguenza dell’interruzione dell’elettricità ed il blocco di molte attività economiche e dei trasporti. La lira ha perso in poco tempo il 90% del suo valore. Recentemente poi è scoppiata la crisi diplomatica con Riad. È stata scatenata dalle dichiarazioni del ministro dell’informazione, Migrahi, espresse nello scorso agosto, prima che assumesse l’incarico. Erano in realtà opinioni più che condivisibili sulla guerra in Yemen, che hanno innescato una crisi diplomatica senza precedenti. Il governo Miqati non ha fatto in tempo ad ottenere l’incarico che si è visto deragliare ogni certezza a causa dei ricatti di Riad, che pretende le dimissioni del ministro. Dimissioni non concesse per salvaguardare la dignità e sovranità del Paese e la sua stabilità politica interna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.