Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

27 novembre 2021 Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

27 novembre 2021

Rassegna anno II/n. 150

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I titoli

Migranti: Salvati dalla Marina tunisina 487 persone su un barcone partito dalla Libia.

Tunisia: Un uomo armato di coltello ha attaccato le guardie di una sede governativa.

Libano: Hezbollah denuncia pressioni sulla magistratura militare per l’eccidio dei militanti sciiti.

Giordania: Una grande manifestazione contro l’accordo con Israele.

Iran: Si rinnovano le proteste popolari sulla mancanza di acqua.

Etiopia: Censura sulle notizie dal fronte di battaglia.

Turchia: L’oppositore Kavala rimane in carcere dopo 4 anni di reclusione senza processo.

Le notizie

Migranti

La marina militare tunisina ha salvato 487 migranti che si trovavano su un barcone al largo delle coste nord orientali, vicino all’isola di Kerkennah. I migranti sono di 18 nazionalità diverse e tra loro ci sono 13 donne e 83 minori, alcuni dei quali non accompagnati. Secondo le indagini della polizia di frontiera, il barcone era partito il giorno prima da un porto libico diretto verso le coste italiane.

Tunisia

Un uomo armato con un coltello e un’ascia ha tentato di entrare nella sede del Ministero dell’Interno. Ha aggredito i poliziotti di guardia che hanno risposto sparando pallottole di gomma. L’uomo è stato portato in ospedale, dove è stato messo sotto la custodia degli agenti. Il comunicato della polizia parla di un’azione terroristica, per i trascorsi dell’uomo già noto all’anti-terrorismo. Mentre si stava scagliando contro la sede governativa – hanno affermato testimoni oculari – gridava “Allahu Akbar!” (Dio è grande!).

Libano

Il segretario di Hezbollah, Nasrullah, ha sminuito la portata della decisione dell’Australia di elencare il suo partito tra le organizzazioni terroristiche. In un discorso in diretta televisiva ha affrontato diverse tematiche interne come le indagini sul porto e l’inchiesta della procura militare sulla strage di Tayyouna. In quella aggressione erano stati uccisi, da cecchini di un quartiere cristiano-maronita, sette militanti sciiti che manifestavano davanti alla sede del Ministero della Giustizia. Secondo Nasrullah la maggior parte degli arrestati sono stati liberati e le indagini sono bloccate per le interferenze di autorità religiose, un riferimento implicito al patriarca maronita. Nasrullah ha affermato: “Abbiamo fiducia nell’esercito, ma se lo Stato non svolge coerentemente il percorso di giustizia, il rischio è quello di mandare un messaggio ai parenti delle vittime a farsi giustizia da sé”. Una minaccia che se venisse messa in pratica il paese potrebbe ricadere in una nuova guerra civile.

Giordania

Migliaia di manifestanti sono scesi in un corteo per la capitale Amman contro l’accordo con Israele, firmato a Dubai, per lo scambio acqua-elettricità. La polizia ha presidiato, con reparti antisommossa, i punti nevralgici della città, ma non ci sono stati scontri. Giovedì 60 deputati hanno chiesto un’audizione del governo in Aula, ma finora non è stata fissata una data per il dibattito parlamentare. Secondo gli organizzatori, l’accordo ipoteca l’economia e la sicurezza del paese, consegnando il futuro nelle mani di Tel Aviv.

Iran

Ad Isfahan si torna a manifestare contro la mancanza di acqua. L’inizio delle proteste è avvenuto una settimana fa, migliaia di contadini hanno manifestato lungo un fiume in secca che un tempo era per loro fonte di economia e vita. L’agenzia stampa governativa ha scritto che il governo ha concordato un piano con i contadini e che la protesta è rientrata. Ieri, invece, la protesta è esplosa di nuovo e si sono avuti scontri duri con la polizia. La popolazione accusa il governo di aver costruito dighe per servire di acqua la capitale. Nei social sono state postate foto che mettono in risalto la forte partecipazione di popolo.

Etiopia

La Tv etiopica ha trasmesso immagini del premier Abiy Ahmed mentre era sul fronte dei combattimenti contro i ribelli del Tigray. In un’intervista alla Tv, il premier ha incitato i commilitoni a resistere per sconfiggere i “traditori”, come ha definito la guerriglia. Ad Addis Abeba, il governo ha emanato restrizioni alle notizie pubblicate sia sui media sia sui social. Una censura che renderà la vita difficile ai giornalisti.

Turchia

Il tribunale d’appello di Istanbul ha deciso di lasciare in carcere l’imprenditore e politico Osman Kavala, perché, “non ci sono sufficienti elementi per presupporre la sua innocenza”. Kavala è in carcere dal 2017, senza processo e con l’accusa di aver fomentato la protesta giovanile di piazza Taqsim. Il Parlamento Europeo aveva fatto appello per la sua liberazione e 10 ambasciatori occidentali avevano chiesto il suo rilascio, suscitando una reazione scomposta di Erdogan. Davanti alla sede del tribunale di Istanbul si è radunata ieri una folla di amici e sostenitori di Kavala, per esprimere solidarietà e vicinanza.  

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