Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

26 maggio 2022.

Rassegna anno III/n. 145

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91 giorni di guerra russa contro l’Ucraina. Mosca fornirà il passaporto russo ai cittadini delle città occupate in Dombass. Bombardamenti russi su 40 città. La furia di Zelensky contro la Nato: “Non fa nulla di fronte all’aggressione russa”. Erdogan mercanteggia per approvare l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Oggi lo chiamerà Macron.

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Titoli

Afghanistan: Isis rivendica attacchi terroristici a Kabul e Mazar Sharif.

Iraq: Lo scontro Iran-Turchia dietro le minacce di invasione da parte di Ankara.

Migranti: Almeno 76 dispersi in un naufragio di un gommone al largo delle coste tunisine.

Siria: Allerta dei combattenti curdi per i movimenti di truppe turche nel nord della Siria.

Pakistan: Omran Khan alla testa di una marcia di un milione di persone per chiedere elezioni anticipate.

Le notizie 

Afghanistan

Torna il terrore jihadista a Kabul ed in altre città afghane. Secondo la polizia ci sono state ieri 30 vittime. A Mazar Sherif 3 bombe sono esplose in altrettanti pullman; azione rivendicata dall’Isis. Nella capitale, una bomba è esplosa all’interno di una moschea, uccidendo 5 persone, secondo la polizia. L’ospedale centrale della città ha comunicato di aver ricevuto i corpi di 10 persone morte nell’attentato. Decine di feriti in tutt’e due gli attacchi terroristici.

Iraq

La città yazida Sinjar/Shengal torna ad essere nelle mire dell’espansionismo turco. Sono in corso i preparativi militari nelle vicine basi fisse dell’esercito di Ankara in territorio iracheno. La città è stata oggetto di un intervento dell’esercito iracheno, in seguito ad una tensione militare nel tentativo maldestro del governo di Baghdad di limitare le interferenze e le incursioni di Ankara. Obiettivo dichiarato degli occupanti turchi è quello di impedire l’esperienza di democrazia avanzata delle unità di difesa del popolo. Molti analisti invece sostengono che l’attivismo militarista di Erdogan è una sfida all’influenza iraniana in Iraq. A rafforzare questa tesi anche la partecipazione di milizie sciite negli scontri con le truppe dell’invasione turca. La scorsa settimana la base turca di Zilikan, nel Kurdistan iracheno, è stata attaccata da droni e razzi di fabbricazione iraniana.

Migranti

Almeno 76 migranti sono annegati nel naufragio di una barca soccorsa dalla guardia costiera tunisina. Sono state salvate soltanto 24 degli oltre 100 persone che erano a bordo. Secondo la testimonianza dei superstiti il gommone era partito da Zwara, in Libia. Secondo osservatori tunisini sono in aumento anche i casi di partenze dalle coste tunisine verso la Sicilia. L’arrivo della bella stagione rende quotidiane le partenze. Da venerdì scorso, le guardie costiere libica e tunisina hanno registrato ogni giorno un caso di naufragio, con decine di morti ciascuno.

 

Siria

L’imminenza dell’attacco turco nel nord della Siria è percepita dalla popolazione locale osservando i movimenti di terra delle truppe di Ankara nella regione sotto il loro controllo. Le minacce turche sono state pronunciate dal neo sultano Erdogan lo scorso lunedì e subito sono stati segnalati movimenti di terra di truppe e milizie alleate nella regione nord ovest della Siria. Non sono mancate le provocazioni con lanci di mortaio contro le postazioni delle forze democratiche siriane /FDS) nella provincia di Aleppo. Secondo il portavoce delle FDS, Aram Hanna, le minacce turche sono da prendere sul serio e la comunità internazionale non deve abbassare la guardia. “Erdogan è in difficoltà interne e ha bisogno di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica turca con una nuova guerra in Siria e Iraq”, ha detto Hanna. Le FDS hanno combattuto e sconfitto l’Isis a Raqqa e Deir Azzur, ma rischiano adesso di essere abbandonate, in caso di disimpegno delle truppe USA in Siria, nel tentativo di ottenere il riallineamento di Ankara ai piani statunitensi per la guerra in Ucraina e le manovre di allargamento della Nato.

Pakistan

L’ex premier Omran Khan è arrivato mercoledì sera a Islamabad alla testa di una grande marcia, per chiedere lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni anticipate. Il governo ha mandato l’esercito nelle piazze per la protezione delle sedi governative ed i palazzi istituzionali. Nei giorni passati, la polizia aveva tentato la chiusura delle principali arterie stradali che conducono verso Islamabad, con camion, container e blocchi di cemento; ma tutto questo non ha impedito l’arrivo di quasi un milione di persone nella capitale, dopo una lunga marcia a piedi. Sono in corso in diverse zone della città scontri tra i manifestanti e la polizia. Lo scorso 10 aprile, il Parlamento ha sfiduciato il governo guidato da Omran Khan. La crisi politica è nata dopo la defezione di una parte della maggioranza, istigata – secondo le accuse dello stesso ex premier – dall’ambasciatore statunitense, per ottenere l’allineamento di Islamabad con le sanzioni contro la Russia.

1 commento

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