Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

25 maggio 2022.

Rassegna anno III/n. 144

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90 giorni di guerra russa contro l’Ucraina. Nel Donbass avanzano i russi. Colpiti ad Odessa altri depositi di armi fornite dai paesi occidentali. Orrore a Mariupol: 200 corpi in un rifugio. Mosca risponde all’allarme ONU sulle riserve alimentari mondiali: “Le navi straniere possono lasciare i porti ucraini”.

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Titoli

Iraq: Isis rialza la testa. Uccisi 12 civili in due attacchi.

Palestina occupata: Un giovane ucciso dalle pallottole dell’esercito israeliano.

Yemen: Abbattuto un drone saudita nei cieli di Sanaa.

Sudan: Non cessano le proteste per mandare a casa i golpisti.

Turchia: Erdogan annulla gli incontri con la Grecia per l’est del Mediterraneo.

Libia: Defezione nella commissione tecnica per le elezioni, nominata da Dbeiba.

Le notizie 

Iraq

12 civili sono stati uccisi in due attacchi dell’Isis, nelle province di Kirkuk e Diyali, a nord di Baghdad. Il primo attacco è avvenuto in una zona agricola di Kirkuk, dove sono stati presi di mira i contadini che stavano mietendo il raccolto. Coperti dalla tempesta di sabbia, i terroristi hanno sparato dalle loro mitragliatrici semi-pesanti, lasciando a terra 6 contadini e ferendo altri 8. L’altro attacco è stato operato con il lancio di colpi di mortaio contro un la zona residenziale di Islah, a Diyali: 6 morti e dieci feriti. In tutt’e due i casi, gli attaccanti sono riusciti a far perdere le loro tracce. Le forze di sicurezza sostengono che ad operare sono state cellule dormienti di Daiesh (ISIS).

Di un’altra matrice invece è l’attacco con un drone sulla zona diplomatica della base Nasr nell’aeroporto internazionale della capitale. È entrata in funzione la contraerea che lo ha abbattuto prima che provocasse danni. Il tipo di drone è KAS 04 di fabbricazione iraniana.

Palestina

La repressione israeliana continua senza tregua in tutta la Cisgiordania occupata. Una moschea di un villaggio della provincia di Nablus è stata demolita dall’esercito israeliano, con il solito pretesto della mancanza di licenzia edilizia. Scontri con i fedeli: 41 feriti. Altri scontri sempre a Nablus hanno provocato la morte di un giovane colpito con un colpo di pistola in testa. Coloni ebrei hanno invaso una località palestinese, dove sorge una tomba risalente a 200 anni fa di un uomo pio musulmano di nome Yussuf (Giuseppe). La narrazione israeliana vorrebbe che quella sia la tomba del profeta Giuseppe e, quindi, un retaggio della storia ebraica. Ad Al-Khaleel (Hebron), le autorità militari hanno demolito una scalinata storica della moschea Ibrahimia, per la costruzione di un ascensore. Le provocazioni di Tel Aviv in tema della fede mirano ad innescare una guerra di religione.

Il Consiglio di sicurezza ha convocato una riunione informale sul caso delle uccisioni dei giornalisti, con particolare riferimento all’assassinio di Shireen Abu Aqile per mano dell’esercito israeliano. Durante la seduta è intervenuto un delegato dell’emittente del Qatar, Al-Jazeera, e il consigliere giuridico del responsabile ONU per il diritto all’informazione e la libertà dei giornalisti. È stato appurato che a sparare sono stati i soldati israeliani e si deve creare il meccanismo corretto perché gli assassini non rimangano impuniti. Un’inchiesta dell’AP ha dimostrato che le pallottole non potevano provenire se non dalla camionetta dell’esercito israeliano, dove c’era un cecchino con un fucile di alta precisione dotato di cannocchiale. Parallelamente è giunta alla stessa conclusione – che conferma la versione palestinese – anche l’emittente CNN.  Davanti alla Corte Penale Internazionale giacciono diverse richieste, avanzate dall’ANP e da organismi internazionali di difesa della libertà di stampa, per rivendicare un’inchiesta seria, trasparente, approfondita e soprattutto indipendente.

Yemen

I ribelli Houthi che controllano la capitale Sanaa hanno denunciato di aver abbattuto un drone di spionaggio saudita, mentre volava sull’aeroporto. La sua caduta sul terreno ha causato la morte di 3 persone e il ferimento di un’altra. Il drone è di fabbricazione cinese ed era armato. L’attacco saudita è da considerarsi una violazione della tregua raggiunta lo scorso 2 aprile con la mediazione dell’ONU. Da quella data sono calati gli scontri militari, anche se ciascuna delle parti accusa l’altra di violazioni. All’inizio di giugno scade questa tregua e gli Houthi hanno espresso la volontà di rinnovarla, ma chiedono la fine delle sofferenze della popolazione a causa dell’embargo.

Sudan

Si sono rinnovate ieri le manifestazioni di piazza contro la giunta golpista. I partecipanti hanno portato cartelli che rivendicavano processi per i responsabili delle uccisioni, per mano della polizia durante le proteste pacifiche. La “coalizione delle forze del cambiamento e libertà” ha lanciato, durante gli incontri con i mediatori ONU e UA, il progetto di una Costituzione nuova che assegni alle forze armate la difesa dei confini e nessun ruolo politico.

Turchia

Il presidente Erdogan infiamma la tensione nell’est del Mediterraneo, cancellando gli incontri del partenariato strategico, che si dovevano tenere con la Grecia. Il neo sultano ha sferrato un duro attacco contro il primo ministro di Atene per aver ostacolato l’affare degli F-16, che la Turchia intende acquistare dagli Stati Uniti. Washington aveva congelato la vendita per costringere Ankara a rinunciare all’acquisto dei sistemi d’arma missilistici di fabbricazione russa. La Turchia adesso sta sfruttando la propria posizione nella Nato, per barattare il sì all’ingresso di Svezia e Finlandia con la consegna dei dissidenti curdi e la vendita dei caccia.

Libia

La maggior parte della commissione per la stesura della legge elettorale, nominata dal governo Dbeiba, ha presentato le dimissioni. La protesta è motivata con i numerosi ostacoli messi in atto dallo stesso governo. “Non c’è la volontà di tenere le elezioni e i politici vogliono scaricare su di noi tecnici del diritto le colpe del fallimento”, ha detto uno dei membri dimissionari. Il premier sfiduciato ha respinto le decisioni del Parlamento ed ha convocato elezioni per la fine di giugno, ma poi non ha compiuto un solo passo concreto verso il passaggio dei poteri con il voto. Era soltanto un pretesto per rimanere attaccato alla poltrona.

Approfondimento

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a cura di Francesca Martino

In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.

La pubblicazione non significa affatto la condivisione delle idee espresse.

Il Sudan sull’orlo del collasso

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