Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

20 luglio 2022.

Rassegna anno III/n. 200

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146 giorni di guerra. I combattimenti mietono vittime ogni giorno in Ucraina. Nessuna mediazione seria per la fine del conflitto. La Casa Bianca annuncia nuove forniture militari a Kiev. Putin, dal vertice di Teheran, annuncia che per esportare il grano ucraino bisogna togliere le sanzioni a quello russo.

Con oggi Alaa Abdel Fattah è in sciopero della fame da 110 giorni, nel carcere di Wadi Natroun. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno.

Oggi digiunano Laura Silvia Battaglia e Giuseppina Nappi.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

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Titoli

Iran-Turchia-Russia: Ambiguo comunicato finale al vertice di Teheran.

Palestina Occupata: Bombardamento israeliano a Gaza.

Tunisia: Il leader islamista Ghannouchi ascoltato in procura per riciclaggio di denaro.

Siria: L’esercito turco arresta attivisti curdi per chiedere riscatto alle famiglie.

Iran: Il regista Jaafar Penahi sconterà una vecchia condanna a 6 anni di reclusione.

Egitto: Un rapporto del governo USA sulle violazioni dei diritti umani.

Le notizie

Iran-Turchia-Russia

Si è concluso ieri il vertice di Teheran tra Putin, Raissi e Erdogan. Al centro del dibattito la situazione siriana, la guerra in Ucraina e il nucleare iraniano. Per alcuni analisti è la risposta alla visita di Biden in Israele e Arabia Saudita. I tre paesi si trovano in Siria su due fronti contrapposti: Iran e Mosca sono i principali sostenitori del regime dittatoriale di Assad, con la presenza di militari e miliziani, e la Turchia occupa militarmente il nord ovest del paese, amministrato dell’opposizione armata. Il comunicato finale del vertice è generico e ambiguo sulla questione delle intenzioni di Ankara di invadere un altro territorio siriano, nel nordest del paese, sotto l’amministrazione autonoma curda. Mosca e Teheran non sono concordi con una nuova guerra turca in Siria, ma non si oppongono in modo chiaro ed esplicito. Anzi, lasciano la porta aperta ad Erdogan con l’inserimento nel comunicato finale di una frase su un palese concetto ipocrita di “unità del territorio siriano e contro ogni tendenza autonomista che minaccia la sovranità del paese”. I tre paesi che hanno maggiormente ridotto a brandelli la sovranità siriana, insieme sull’altro fronte con gli Stati Uniti e la Nato, danno lezioni ai combattenti curdi siriani che si battono per la democrazia in Siria. Il linguaggio forbito di attacco contro il terrorismo tenta di coprire un’azione criminale di Ankara che servirà soltanto a soffocare le aspirazioni di libertà delle popolazioni siriane, arabe e curde, ed a rafforzare il vero terrorismo jihadista. Nella conferenza stampa Erdogan ha esplicitamente richiamato che il suo paese “non può aspettare e agirà nei tempi dovuti”.     

Palestina Occupata

L’esercito israeliano ha bombardato diverse postazioni della resistenza palestinese a Beit Hanoun, nella striscia di Gaza. Secondo il comunicato di Hamas, ci sono stati danni materiali me nessuna vittima. Nella stessa giornata di ieri la zona di Gerusalemme è stata teatro di scontri: un palestinese è stato ferito dai soldati che lo accusano di aver tentato di accoltellare un colono su un autobus. L’altro episodio, passato senza intervento delle forze di occupazione, ma con il loro sostegno e protezione, è la provocazione messa in atto dal deputato estremista Itamar Ben Gvir. In tribunale, l’uomo politico spalleggiato da una ventina di suoi sostenitori ha inveito e minacciato una famiglia palestinese che stava seguendo un procedimento di restrizione punitivo nei loro confronti, per la parentela con un attivista della resistenza assassinato dalle forze di occupazione.

Tunisia

Il leader del partito islamista Ennahda, Ghannouchi, è stato sentito dagli inquirenti sulle accuse di riciclaggio inerenti finanziamenti esteri ricevuti da un’associazione e usati per pagare la campagna elettorale del 2019. Ghannouchi è inquisito anche per gli attentati terroristici del 2013, nei quali sono stati assassinati i due leader di sinistra, Beleid e Ibrahimi. Prima di entrare in Tribunale, il leader islamista si è difeso sostenendo di essere vittima di un processo politico. L’interrogatorio avviene a pochi giorni dalla data del referendum per la nuova costituzione proposta dal presidente Saied, per trasformare la Tunisia in una repubblica presidenziale.  

Siria

Non solo le milizie, ma anche le unità dell’esercito turco di occupazione stanno compiendo arresti e rapimenti di cittadini curdi di Afrin, per chiedere un riscatto. Gli organismi per i diritti umani nella zona hanno registrato 10 casi avvenuti il 16 luglio che coinvolgono attivisti curdi accusati di collaborazione con le unità di difesa del popolo e le forze democratiche siriane che amministravano la cittadina prima della sua occupazione da parte degli invasori turchi e delle milizie siriane jihadiste affiliate.  

Iran

La procura di Teheran ha spolverato una vecchia condanna del 2010 emessa contro il regista Jaafar Penahi, arrestato la scorsa settimana mentre stava chiedendo informazioni su due colleghi registi arrestati. Il portavoce della procura ha informato che Penahi deve scontare una condanna a 6 anni di carcere, per aver sostenuto le manifestazioni di protesta contro l’elezione dell’allora presidente conservatore Ahmadi-Nejad. Penahi è uno dei registi iraniani più in vista a livello internazionale ed ha vinto l’Orso d’oro al festival di Berlino nel 2015 e il premio per la miglior sceneggiatura a Cannes nel 2018. I due cineasti arrestati all’inizio di luglio, Rasolouf e Al-Ahmed, avevano firmato a maggio una lettera aperta diretta ai poliziotti chiedendo loro di non usare la forza contro i manifestanti per i diritti civili. Vengono perseguitati paradossalmente per incitamento alla violenza.  

Egitto

Un rapporto governativo statunitense sui diritti umani in Egitto è stato pubblicato in sintesi dall’ambasciata al Cairo. Vengono denunciati assassinii extragiudiziali impuniti, violazioni dei diritti di espressione e della stampa e restrizioni all’associazionismo. Il rapporto mette il dito nella piaga delle sparizioni forzate e delle torture nei commissariati di polizia. Vengono inoltre citati i divieti a manifestare pacificamente e la chiusura dei siti dissidenti. Non solo, ma le autorità non hanno perseguitato i funzionari coinvolti in casi eclatanti di violenza nelle carceri, accrescendo la potenza di sentirsi impuniti. Il governo egiziano non ha replicato né commentato il rapporto.

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1 commento

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