Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

1° agosto 2022.

Rassegna anno III/n. 212

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Per ascoltare l’audio:

Le vignette sono QUI

Sono trascorsi 158 giorni di guerra. Prima nave di grano salpata all’alba da Odessa. Bombardamenti russi nella notte su Mykolaiv e Kharkiv.

Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere di Wadi Natroun. Anche oggi c’è una buona notizia: la madre ha potuto vedere Alaa in carcere. Il divieto precedente era legato ad una ritorsione della direzione per il ruolo assunto nella protesta dei detenuti durante le festività musulmane. “Alaa è determinato – scrive la sorella sui social – a proseguire lo sciopero ad oltranza, fino ad ottenere i suoi diritti”. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno.

Oggi digiunano Paolo Pignocchi, di Amnesty International Italia – Coordinamento Europa – Circoscrizione Marche, e Claudio Loletti.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

Il 30 giugno, Anbamed ha spento la seconda candelina. Due anni fa è iniziata questa maratona dell’informazione quotidiana sul Grande Vicino Oriente. Puntuale, completa e senza interruzioni. Agli abbonati del 2022 andranno due quadri donati da Silvia Lotti e Giuseppe Di Giacinto.

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I titoli

Iraq: Continua l’occupazione del Parlamento.

Somalia: Miliziani Shebab uccidono in pubblico 7 uomini accusati di collaborazione con la CIA.

Siria: I curdi chiedono una no fly zone sul nord est.

Libano: A due anni dall’esplosione del porto, crolla un silos di grano.

Sudan: Ancora manifestazioni contro i golpisti.

Egitto: La commissione per il dialogo chiede la liberazione di un numero maggiore di detenuti.

Afghanistan: Scontri al confine con l’Iran.

Le notizie

Iraq

L’occupazione del Parlamento continua e si annuncia lunga. Sono state issate delle tende nel piazzale davanti al palazzo e sono state montate delle cucine per fornire pasti. Il premier Al-Kadhimi ha dato ordine alle forze di sicurezza di non intervenire con la forza. Il gruppo parlamentare Saiyroun (In cammino), guidato dal predicatore Mouqtada Sadr e organizzatore delle proteste, ha respinto gli inviti al dialogo, chiedendo il ritiro del nome del candidato premier. I gruppi sunniti e curdi hanno annunciato dal canto loro che boicotteranno le prossime sedute del Parlamento, facendo mancare il numero legale, se non ci sarà un accordo tra tutte le forze politiche per una via d’uscita. La situazione politica irachena appare senza via d’uscita, a causa della spartizione etnico-confessionale delle cariche istituzionali. Dallo scorso ottobre, data delle prime elezioni seguite alle grandi manifestazioni di protesta contro la corruzione, del 2019, non è stato possibile eleggere il presidente della repubblica e nominare un nuovo premier. I gruppi sciiti filo iraniani hanno bloccato le sedute del legislativo facendo mancare il numero legale e poi, da minoranza, hanno preteso di nominare il premier. Mossa che ha fatto scatenare la rivolta dei seguaci di Sadr, il vero vincitore delle elezioni dello scorso ottobre.    

Somalia

Nel distretto di Baay, il movimento Shebab ha eseguito le condanne a morte per 7 persone, tra i quali un soldato governativo, accusati di spionaggio a favore della CIA. La macabra esecuzione, con colpi di arme da fuoco, è avvenuta in pubblico, con la popolazione ed i parenti delle vittime radunati con la forza. La notizia è stata data dalla Radio del movimento che trasmette dal capoluogo, Baidoa. Un sito fiancheggiatore ha pubblicato le foto. Un funzionario governativo ha confermato le esecuzioni pubbliche. Secondo la radio, gli uomini uccisi avevano fornito, nel 2020, informazioni sulla località dove viveva il capo e uno dei fondatori della filiale somala di Al-Qaeda, Yussuf Jiis, ucciso in aprile 2020 con un attacco di droni USA.

Siria

L’aggressione turca nel nord della Siria è a bassa intensità. Nella provincia di Aleppo, Ankara ha mandato in azione le milizie dell’opposizione per colpire le forze democratiche siriane. Ieri si sono avuti scambi di artiglieria e poi un tentativo di sfondamento da parte dei miliziani nella località di Harbal. Azione respinta dai combattenti curdi, al costo di vite umane. Persistono inoltre le azioni militari turche con droni, nella regione ad est dell’Eufrate, nelle province di Raqqa e Deir Azzour. Le forze curde chiedono alla comunità internazionale di imporre una zona di non volo, per impedire le aggressioni turche, ma la proposta non trova ascolto da nessuna delle potenze che siedono nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ankara continua ad annunciare come imminente un’offensiva delle sue truppe contro le zone amministrate autonomamente dai curdi.

Libano

Nel porto di Beirut, sono collassati alcuni silos di grano, che nei giorni scorsi si erano incendiati a causa del troppo caldo. I vigili del fuoco non erano riusciti a domare le fiamme e i silos, che erano rimasti in piedi dopo l’esplosione di 2 anni fa, sono crollati provocando una nube di polvere altissima. Secondo i dati ufficiali non ci sarebbero vittime. La struttura di questi silos, alta circa 50 metri, ha resistito all’esplosione del 4 agosto di due anni fa. Le avvisaglie di cedimenti si erano palesati e il premier incaricato Miqati aveva allertato l’esercito due mesi fa a monitorare la situazione. Ad aprile il governo aveva ordinato la demolizione delle strutture ma l’operazione era stata sospesa a causa dell’opposizione dei parenti delle vittime, che vogliono trasformare l’area in un memoriale.

Sudan

Altre manifestazioni contro il golpe militare e altra repressione. Ieri, domenica, migliaia di sudanesi sono scesi nelle piazze di Khartoum e delle altre principali città in risposta all’appello dei comitati di resistenza. Nella capitale, il corteo ha tentato di arrivare al palazzo presidenziale, ma la polizia lo ha fermato circa un km prima. Negli scontri ci sono stati decine di feriti, ma nessuna vittima. I generali si sono ritirati dalle trattative per la consegna del potere ad un governo civile, ma mantengono le redini del paese nelle proprie mani con il controllo del consiglio presidenziale. Le forze della libertà e per il cambiamento stanno lavorando per una bozza di costituzione, che assegna ai militari il ruolo di difesa dei confini e nessun ruolo politico. Gli scontri inter-etnici, avvenuti in Darfur e Nilo Blu con centinaia di vittime, preoccupano tutte le forze del progresso, “perché sono la via per lo smembramento del fronte popolare”, è scritto su un cartello dei manifestanti. Il predicatore sufi, Tayyeb Al-Jad, ha avanzato una nuova proposta di mediazione per la concordia nazionale, contro la guerra inter-etnica e per un governo civile.

Egitto

Il comitato per il dialogo nazionale, istituito dal presidente Al-Sissi, ha raccomandato il rilascio un numero maggiore di detenuti politici e di opinione. Nella terza seduta dalla sua costituzione, il comitato si trova a gestire con difficoltà un compito arduo, come quello del “dialogo politico per una nuova repubblica” proposto dal capo dello Stato, con la quasi totalità degli oppositori in carcere. Il comitato, presieduto dal leader del sindacato dei giornalisti, vorrebbe mantenere una parvenza di indipendenza. Dal 24 aprile, data di annuncio di Al-Sissi, sono stati rilasciati soltanto 138 dissidenti, su un totale di detenuti politici di 60 mila.

Afghanistan

Scontri alla frontiera tra miliziani taliban e guardie iraniane. Sono avvenuti nella località di Hermand. Dai comunicati ufficiali non si conosce l’origine degli scontri, che secondo un funzionario iraniano sono ancora in corso. Un portavoce dei taliban ha parlato di un morto e diversi feriti, nelle loro file, in seguito alla sparatoria. I contenziosi nei mesi passati riguardavano i flussi di migranti afghani e il contrabbando di droghe.

Approfondimento

In ricordo di “Abouna Paolo”, scomparso 9 anni fa in Siria

Il 29 luglio 2013 è l’ultima data nella quale è stato visto Padre Paolo Dall’Oglio, a Raqqa, mentre si recava nella sede del governatorato della città, diventato il quartier generale del fu falso califfato. 9 anni di angoscia per la scomparsa di “Abouna”, come lo chiamavano i giovani siriani in rivolta contro la dittatura di Bashar Assad. Dedichiamo in suo ricordo un approfondimento a più voci, con il link al video realizzato dal collega Amedeo Ricuci, recentemente scomparso.

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1 commento

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