Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

12 settembre 2022.

Rassegna anno III/n. 250

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Per ascoltare l’audio:                                                         

Le vignette sono QUI

Sono passati 200 giorni di guerra russa in Ucraina.

Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Oggi, lunedì 12 settembre, digiuna per la terza volta Osvalda Barbin.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

Lo scorso 30 giugno, Anbamed ha spento la seconda candelina. Due anni fa è iniziata questa maratona dell’informazione quotidiana sul Grande Vicino Oriente. Puntuale, completa e senza interruzioni. Agli abbonati del 2022 andranno due quadri donati da Silvia Lotti e Giuseppe Di Giacinto.

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I titoli

Palestina Occupata: Oggi seduta per la conferma dell’arresto della giornalista Lama Ghousheh.

Palestina occupata: Morto in ospedale un giovane ferito a Jenin. È il 94esimo dall’inizio dell’anno.

Siria: Una carovana per l’esilio verso i confini dell’UE.

Egitto: Il dialogo politico nazionale va a rilento in mezzo a mille difficoltà procedurali ed in assenza dell’amnistia.

Iraq: Il predicatore Sadr chiede agli alleati curdi e sunniti di far dimettere i propri deputati.

Le Notizie

Palestina occupata

La giornalista Lama Ghousheh, del quartiere Sheikh Jarah a Gerusalemme, comparirà oggi davanti al tribunale per la discussione delle accuse avanzate dai servizi di sicurezza e eventuale conferma dell’arresto. Il giornalismo sotto l’occupazione militare è una professione ardua. Ghousheh è accusata di “sostegno ed incitamento al terrorismo”, per aver pubblicato interviste ad ex detenuti politici palestinesi, liberati in operazioni di scambio prigionieri. Una settimana fa, le forze di occupazione hanno fatto irruzione a casa sua, all’alba, mentre i due figli piccoli (4 e 5 anni) erano a letto, svegliandoli e spaventandoli. È stata condotta in commissariato ed ha subito – secondo la denuncia del suo legale – interrogatori lunghi fino a 10 ore consecutive. Le è stata praticata una perquisizione a corpo nudo, per umiliarla. “Vi affronto a testa alta e l’occupazione finirà”, ha detto in uno degli interrogatori. Il quartiere Sheikh Jarrah è sotto la mira dei coloni che intendono cacciare i suoi abitanti palestinesi, con le provocazioni e con il ricorso ai tribunali per rivendicare le proprietà precedenti alla Nakba, la cacciata dei palestinesi dalle loro terre nel 1948.

Palestina occupata

È morto in ospedale il giovane Hamad Abujelda (24 anni), in seguito alle ferite riportate a Jenin durante un’operazione israeliana di rastrellamento e demolizione case, lo scorso martedì. I soldati con oltre 100 mezzi militari erano penetrati nel campo profughi, occupato con cecchini i palazzi più alti ed avevano cominciato ad avanzare con i bulldozer verso un’abitazione con l’ordine di demolirla. Sono stati affrontati da un gruppo di giovani con il lancio di pietre e bottiglie. In quell’operazione era stato ucciso un giovane e feriti altri 16, tra i quali Abujelda, spirato ieri in spedale. Secondo il ministero della sanità palestinese, sono 94 i giovani uccisi dalle pallottole dell’esercito di occupazione israeliano, durante le operazioni di rastrellamento in Cisgiordania, dall’inizio dell’anno.  

Siria

Un gruppo di profughi siriani in Turchia sta organizzando una carovana dell’asilo politico. L’obiettivo è far pressione sull’UE per aprire canali legali per richiedenti asilo, come avvenuto per i rifugiati ucraini. È stato creato un canal social con oltre 70 mila iscritti e stanno raccogliendo fondi per l’affitto di pullman. Nell’appello, gli organizzatori hanno chiesto ai partecipanti di procurarsi sacchi a pelo, cibo in scatola e acqua. Saranno organizzati in gruppi di 50 persone, guidati da un coordinatore. Uno degli organizzatori ha lasciato un’intervista – in anonimato – sostenendo che l’operazione è seria e non è soltanto per fare propaganda di sensibilizzazione. “In Turchia siamo oltre 3,5 milioni di siriani e c’è la minaccia di riportarci in Siria, in mezzo alla guerra dalla quale siamo scappati”. Il governo Erdogan intende popolare la striscia di confine strappata ai curdi con un milione di profughi siriani, in un’operazione di sostituzione etnica. Secondo la stampa di Ankara sono state già costruite oltre 50 mila case, per le future colonie.   

Egitto

Si è svolta ieri al Cairo la sesta seduta del Consiglio per il dialogo politico nazionale, con la partecipazione di esponenti dell’opposizione. È un progetto proposto dal presidente Al-Sissi lo scorso aprile, per smussare le pallide critiche internazionali al suo operato, in tema di diritti politici ed umani. Un processo complesso e guidato dall’alto di selezione dei partecipanti che vede una presenza massiccia di fedeli al partito di governo, di ex personalità del regime di Mubarak ed una sparuta rappresentanza di indipendenti e oppositori, ad esclusione degli appartenenti alla Fratellanza Musulmana. Il coordinamento di questo dialogo è stato affidato al presidente del sindacato dei giornalisti, Rashwan. Una delle condizioni poste dall’opposizione, per la partecipazione a questo dialogo, è il rilascio dei prigionieri politici in attesa di giudizio o fine indagini. Ne sono stati rilasciati, a diverse ondate, qualche centinaio, ma rimangono in cella migliaia di detenuti di opinione.

Iraq

La crisi politica irachena entra di nuovo in un imbuto. Il predicatore Mouqtada Sadr ha chiesto ai suoi alleati curdi e sunniti di far dimettere i loro deputati, per far concludere la legislatura. I 73 deputati del gruppo Sayiroun si erano già dimessi prima dell’estate. I tre gruppi hanno la maggioranza relativa. Tutti i tentativi di ricorsi alla magistratura per dichiarare lo scioglimento del Parlamento sono stati respinti. I seguaci di Sadr avevano occupato la sede parlamentare e il palazzo presidenziale, scontrandosi con gli avversati politici del campo sciita e con le milizie Hashd Shaabi, con decine di morti. La nuova proposta sembrava l’unico sbocco per uscire dalla crisi, ma invece le cose non stanno andando in quella direzione, perché il Partito Democratico curdo e le due liste sunnite alleate di Sadr stanno temporeggiando e la loro risposta all’appello pubblico di Sadr alle dimissioni è stata di attesa, con il pretesto della necessità di nominare un governo in carica. Dalle elezioni dello scorso ottobre, l’Iraq è senza presidente e senza un governo in carica.    

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1 commento

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