Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

4 ottobre 2022.

Rassegna anno III/n. 272

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Per ascoltare l’audio:                                                         

Le vignette sono QUI

Sono passati sette mesi e 9 giorni di guerra russa in Ucraina.

Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. Sono passati sei mesi e il regime di Al-Sissi è sordo agli appelli e nelle cancellerie internazionali prevale l’insensibilità. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Martedì 4 ottobre digiuna ancora una volta, Donatella Nicolini.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno. Urge una vostra adesione.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

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I titoli 

Somalia: 9 morti in un attentato degli Shabab.

Iran: Khaminei accusa Israele e Usa di fomentare i disordini.

Palestina Occupata: Incursioni di coloni e esercito di occupazione in Cisgiordania.

Siria: Continui attacchi turchi con l’artiglieria pesante sul Rojava.

Libano-Israele: Battibecchi elettorali in Israele sull’accordo per i confini marittimi con il LIbano.

Pove.rtà nel mondo arabo: Per il FMI “41 milioni di arabi sono a rischio fame”.

Libia-Turchia: Siglato a Tripoli accordo per ricerche petrolifere in mare

Le notizie

Somalia

 A Belet Uen, nella Somalia centrale a nord della capitale e vicino al confine con l’Etiopia, il movimento Shabab ha compiuto un attentato con una autobomba. Secondo la polizia sono rimaste uccise 9 persone tra ile quali un alto dirigente delle forze di sicurezza, obiettivo dell’attacco terroristico. L’esplosione ha distrutto diversi edifici e provocato decine di feriti. Sarebbe la vendetta del movimento qaedista somalo all’assassinio di un suo capo, Abdallah Nader, ucciso in un attacco con droni la scorsa settimana.

Iran

La guida spirituale dell’Iran, Ayatollah Khaminei, si è finalmente espresso sull’uccisione della ragazza curda, Mahsa Amini, in un commissariato di polizia e ha criticato duramente le manifestazioni di protesta. Come al solito il dissenso ed il malcontento della popolazione viene imputato ai complotti di Israele e Stati Uniti, senza mai avanzare uno straccio di prova concreta. Una retorica abituale del potere despotico che governa da 44 anni la repubblica islamica. A costringere l’anziano e malato leader religioso ad uscire allo scoperto sono state le grandi manifestazioni realizzate in tutte le principali città del mondo, in sostegno alle donne iraniane e per la libertà dei popoli dell’Iran. “La morte di Amini ci ha spezzato i cuori”, ha detto ma poi ha rincarato la dose contro chi protesta, per incitare i suoi seguaci fanatici: “Sono stati bruciati i libri del Corano”. Anche questa affermazione è una bugia gigantesca che non ha nessun supporto testimoniale o visivo. La repressione nel paese continua in forma massiccia: le università nelle principali città sono state assediate dalla polizia e dei Basiji, la milizia studentesca del regime, e una campagna di arresti mirati ha coinvolto intellettuali ed attivisti. La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ha informato che 21 giornalisti iraniani sono stati arrestati mentre compivano il loro dovere di informare durante la copertura mediatica sulle manifestazioni. Una cittadina italiana, Alessia Piperno, che vive in Iran da due mesi è stata arrestata 5 giorni fa, ma la notizia è stata resa nota soltanto quando ieri la polizia iraniana le ha permesso di parlare al telefono con la famiglia. Amnesty International Italia ha chiesto alla Farnesina di attivarsi per la sua librazione.

Palestina occupata

Le aggressioni di coloni contro i contadini palestinesi sono diventate una prassi quotidiana e riguarda tutta la Cisgiordania. Oltre alle mire sui villaggi a sud di Al-Khalil (Hebron), i coloni compiono azioni di occupazione delle terre, protetti dai soldati, a El-Bira, Nablus, Betlemme e Ramallah. I palestinesi finiscono feriti ed arrestati: sei a El-Bira e 30 a sud id Nablus. A Jenin, due palestinesi su una moto hanno lanciato una bomba a mano contro un posto di blocco dell’esercito israeliano e sono fuggiti. L’esercito di Tel Aviv ha comunicato di aver fatto fallire un tentativo di contrabbando di armi dalla frontiera giordana. Sono state arrestate due persone e sequestrato il carico nascosto in un’auto. Sarebbe – secondo la radio militare israeliana – il più grande sequestro di armi negli ultimi 5 anni.   

Siria

L’artiglieria turca nel nord della Siria ha bombardato le zone dell’autonomia curda nei pressi di Hasaka e Tal Tamer. Secondo fonti locali ci sarebbero stati molti e feriti tra i civili e i combattenti. Non passa un giorno che non vengano messe in atto azioni di guerra nel nord della Siria da parte dell’esercito di occupazione. Una guerra silenziosa che passa sotto tracia, ma che ha effetti devastanti sul futuro di una composizione del confitto siriano. Oltre alla minaccia turca, l’amministrazione autonoma curda si trova di fronte ad un risveglio del pericolo jihadista. Una bomba rivendicata da Daiesh è stata fatta esplodere in un ufficio di cambia valuta a Deir Azzour. Un’altra bomba ha distrutto un’auto alla periferia della stessa città. Dall’inizio dell’anno, sono stati 146 gli attacchi terroristici di Daiesh (Isis) nella regione dell’autonomia (Rojava).

Libano-Israele

Il contenzioso sui confini marittimi è diventato oggetto di campagna elettorale in Israele. Non sono passate 24 ore dalle dichiarazioni ottimistiche del premier Lapid e quelle critiche del rivale Netanyahu, che il capo negoziatore di Tel Aviv ha presentato le sue dimissioni dall’incarico. L’ex sottosegretario israeliano all’economia e capo della delegazione, Ehud Adiri ha escluso che le sue dimissioni siano collegate al contenuto della mediazione statunitense, ma è chiaro che la contemporaneità dei due eventi non sia casuale. Netanyahu accusa Lapid di aver ceduto alle minacce di Hezbollah, mentre il premier ribatte che il rivale parla di cose che non sa. Sul fronte libanese le cose sembrano andare lisce. Il premier incaricato  Miqati ha detto che “I tre presidenti libanesi sono concordi che questa proposta USA salva gli interessi di Beirut dal saccheggio israeliano”.    

Povertà nel mondo arabo

Kristalina Georgieva, direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha dichiarato che “41 milioni di cittadini arabi sono soggetti all’insicurezza alimentare”. Lo studio preparato dal FMI per la Conferenza di Riad della commissione economico-finanziaria dei paesi arabi del Golfo, ha analizzato la situazione di 48 paesi del sud del mondo che rischiano gravi effetti a causa della guerra in Europa e il blocco delle esportazioni alimentari da Russia e Ucraina. Paradossalmente, i paesi arabi malgrado la ricchezza economica hanno operato una politica di sviluppo dipendente dall’estero nel settore agricolo e di allevamento. Epidemia e guerra hanno lanciato un campanello di allarme per una necessaria modifica di strategie di sviluppo e per la riduzione della dipendenza dalla mono produzione petrolifera.  

Libia-Turchia

I ministri degli esteri di Libia e Turchia hanno firmato ieri a Tripoli un memorandum d’intesa che permette alla Turchia di svolgere attività di ricerca petrolifera in Libia e nelle acque territoriali libiche. 

È il frutto del precedente accordo sulle zone marittime di interesse economico siglato tra il governo di Ankara e il precedente governo di Tripoli guidato da Sarraj (Novembre 2019).

Il presidente del Parlamento Aqila Saleh si è opposto e ha dichiarato che “questo accordo è nullo ed illegale”.

Anche il premier rivale Basha-Agha ha espresso la sua contrarietà ad “un passo che danneggia gli interessi nazionali” e si è riservato di ricorrere alla magistratura. I governi del Cairo e di Atene hanno protestato contro questa intesa, perché la zona del Mediterraneo interessata è contesa e non si è ancora giunto ad un accordo per la definizione dei confini marittimi tra i paesi della regione.

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2 commenti

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