Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

23 ottobre 2022.

Rassegna anno III/n. 291

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A Roma, il 5 novembre, la manifestazione del movimento pacifista e nonviolento per il disarmo e il rifiuto di ogni guerra.

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I titoli

Palestina Occupata: Ancora lutti nelle famiglie palestinesi. Due giovani uccisi a Qalqilia e Nablus.

Siria: Attacco con droni su una base USA nel campo petrolifero di Amr, nel nord est della Siria.

Afghanistan: Scontri a Kabul. Taliban annunciano l’uccisione di 6 miliziani Isis.

Yemen: Gli Huothi colpiscono con droni due porti gestiti dal governo di Aden.

Etiopia: A due giorni dal negoziato in Sud Africa, manifestazione ad Addis Abeba contro le “interferenze USA”.

Egitto: L’opposizione islamista riapre da Londra un’emittente tv.

Iran: Sesta settimana di proteste. Scioperi di lavoratori e commercianti nelle province a maggioranza curda e araba.

Le notizie

Palestina Occupata

Ieri due giovani palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani: uno a Qalqilia e l’altro a Nablus. In tutta la Cisgiordania e Gerusalemme est si sono svolte operazioni di rastrellamento con feriti e arresti. La città di Nablus è assediata da 13 giorni, le strade bloccate con posti di controllo dell’esercito, mentre ronde di soldati su auto con mitra girano per la città a perquisire persone ed abitazioni, alla ricerca dei combattenti della “Fossa dei Leoni”, il gruppo armato che ha rivendicato diversi attacchi contro l’esercito di occupazione.

A Gaza, l’artiglieria israeliana ha bombardato i campi agricoli palestinesi da oltre confine, per cacciare i contadini e impedire la raccolta dei loro prodotti. Secondo un comunicato palestinese non ci sono state vittime.

Tra una settimana, il 1° novembre, si vota in Israele e la campagna elettorale si contende tra l’estrema destra di Netanyahu e l’attuale coalizione governativa dominata dalla destra. Sono le quinte elezioni anticipate in 4 anni. Il voto dei coloni, che occupano terre e case nei territori del futuro Stato di Palestina, sono determinanti. Le coalizioni di destra e di estrema destra si contendono il loro voto, promettendo di avviare l’allargamento delle colonie e dichiarando che non ci sarà nessuno Stato palestinese. L’attuale governo si è sempre opposto alla riapertura del negoziato con l’ANP, proposte dagli USA. Le uniche formazioni che chiedono la riapertura del negoziato sono quelle del Meretz, di sinistra, e la lista araba.   

Siria

La base militare statunitense nel campo petrolifero di Amr, nella provincia orientale di Deir Azzour, è stata bersagliata da missili lanciati da droni di nazionalità ignota. Lo scrive la stampa di Damasco senza riportare informazioni su danni o vittime. La provincia di Deir Azzour è sotto amministrazione autonoma curda, ma vi sono zone, a macchia di leopardo, sotto il controllo dell’esercito siriano e delle milizie affiliate, soprattutto iraniane. La provincia al confine dell’Iraq è ricca di giacimenti petroliferi, custoditi dagli statunitensi, con esportazione del greggio verso la Turchia via Kurdistan iracheno. Allo stesso tempo è strategica per il governo di Damasco, perché territorio di afflusso di armi e miliziani dall’Iran via Iraq.

Afghanistan

Si sono sentite esplosioni e sparatorie nella parte occidentale della Capitale Kabul. Secondo l’account social dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, sarebbero rimasti uccisi 6 “estremisti deviati”, dizione che indica, nel linguaggio taliban, i miliziani di Daiesh (Isis). Il portavoce del governo taliban, Dhabihullah Mujahid, ha dichiarato che i covi di Daiesh sono stati attaccati nella notte e sono stati uccisi i responsabili dell’attacco al centro di istruzione professionale femminile, che aveva causato l’uccisione di decine di ragazze che si stavano preparando ad una prova d’esame.

Yemen

Due porti yemeniti sono stati attaccati con droni lanciati dai ribelli Houthi, per impedire l’esportazione petrolifera da parte del governo insediato ad Aden. I due porti colpiti sono nella provincia di Shabwah e Hadhramout, sull’oceano indiano (Golfo di Aden e Mare Arabico). Secondo il governo in esilio “l’episodio è gravissimo anche se non ha causato né vittime, né danni”. Questo è il primo attacco dalla fine della tregua, il 2 ottobre. Il portavoce del governo Houthi, da Sanaa, ha affermato che l’accaduto è soltanto un avviso alle società petrolifere per non “esportare le risorse yemenite senza nessuna autorizzazione da parte del nostro governo”. E ha minacciato azioni più dolorose.

Nello Yemen ci sono due governi, uno appoggiato dall’Arabia Saudita, insediato ad Aden, e l’altro sostenuto dall’Iran, che occupa dal 2014 la capitale Sanaa. In uno dei paesi più poveri del mondo, la guerra per procura ha causato centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati e ridotto in povertà estrema l’80% della popolazione, che sopravvive sugli aiuti internazionali.

Etiopia

Si è svolta ieri ad Addis Abeba una grande manifestazione filo governativa, per chiedere agli Stati Uniti di “levare mano dall’Etiopia”. La manifestazione, indetta dal governatorato della città, avviene alla vigilia dei negoziati tra il governo e il Fronte Popolare del Tigray, in Sud Africa, con la mediazione dell’ONU e dell’Unione Africana. Il negoziato dovrebbe iniziare domani lunedì. Gli Stati Uniti nei giorni scorsi hanno intimato all’Eritrea di ritirare le sue truppe dall’Etiopia, dove combattono in sostegno del governo federale contro la guerriglia della provincia ribelle.  

Egitto

Un’emittente televisiva dell’opposizione egiziana ha iniziato le trasmissioni da Londra. È denominata “Popoli” e sostituisce le tv che trasmettevano da Ankara, che il governo Erdogan aveva chiuso per il tentativo di riavvicinamento con il Cairo. La nuova emittente è diretta dal giornalista dissidente Mu’taz Matar e finanziata da un esponente della Fratellanza Musulmana, l’imprenditore Mohammed Haddad, fratello del consigliere politico dell’ex presidente Morsi.

Iran

Le proteste entrano nella sesta settimana. Ieri si sono svolti scioperi dei negozianti e lavoratori delle industrie nelle regioni a maggioranza etnica curda e araba. Gli studenti delle università, a Teheran e in altre città, hanno formato presidi interni ai campus per chiedere la liberazione dei loro compagni arrestati. Oggi e lunedì, il coordinamento degli insegnanti ha indetto uno sciopero nelle scuole, “contro le irruzioni della polizia nelle aule scolastiche per terrorizzare gli allievi ed in particolare le ragazze”.

L’arrampicatrice sportiva, Elnaz Rekabi, in un post sui social ha ringraziato i suoi sostenitori, che erano andati in aeroporto di Teheran a festeggiarla. È un segnale che è viva ed è a casa sua, anche se si sospetta che sia sottoposta agli arresti domiciliari. Rekabi ha compiuto un’arrampicata nei campionati di Seul, in Corea del Sud, senza coprire i capelli, in violazione delle regole bigotte e misogine imposte dagli ayatollah. È stata immediatamente rimpatriata e costretta a chiedere scusa in un’intervista trasmessa dalla Tv di Stato. L’ultimo messaggio conferma che il gesto di Rekabi era proprio quello di esprimere solidarietà e partecipazione alla rivolta in seguito alla morte di Hamsa Amini, la 22enne curda assassinata in commissariato dopo il suo arresto, “per un chador non idoneo”.

Mondo

  • Sono passati sette mesi e 27 giorni di guerra russa in Ucraina.

Sabato 5 novembre si terrà a Roma una manifestazione nazionale contro la guerra, per la Pace e il disarmo.

Appelli:

Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. Sono passati 204 giorni e il regime di Al-Sissi è sordo agli appelli e nelle cancellerie internazionali prevale l’insensibilità. In Italia, dal 28 maggio, è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Oggi digiuna Farid Adly.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno. Urge una vostra adesione.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

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