Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

05 febbraio 2023.

Rassegna anno IV/n. 035

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I titoli:

Siria: Scontri tra esercito e jihadisti nel nord ovest, dopo il ritiro dei soldati turchi.

Palestina Occupata: Rastrellamento a Jenin e demolizione di case a Gerusalemme.

Israele: decine di migliaia di manifestanti contro Netanyahu.

Migranti: Il governo ha assegnato il porto di Napoli per la nave dell’ONG Mediterranea con a bordo 109 migranti salvati.

Pakistan: Il governo chiederà la mediazione del leader taliban Akhunzadeh per una tregua con i jihadisti locali.

Libano: Manifestazione degli insegnanti dopo 2 mesi di sciopero. A rischio l’anno scolastico nelle scuole pubbliche.

Iran/Nucleare: Teheran contesta le dichiarazioni mediatiche del direttore dell’AIEA.

Iran/opposizione: Liberato su cauzione il regista Penahi.

Turchia: La prossima settimana, l’opposizione renderà noto il nome dello sfidante di Erdogan.

Le notizie

Siria

Le truppe turche di occupazione si sono ritirate da una postazione a sud dell’autostrada Aleppo-Lathiqia, in ottemperanza dell’accordo con i russi per il riavvicinamento Erdogan-Assad. La misura ha creato un nuovo fronte di guerra tra le forze di Damasco e la qaedista Tahrir Sham (ex Fronte Nusra). Nei combattimenti di ieri sono morti 7 soldati e 4 miliziani. Negli scontri sono state usate le artiglierie pesanti e i lancia razzi.

Palestina Occupata

Si sono svolti all’alba di oggi i funerali del 17enne Mohammad Alì, ucciso dai soldati israeliani il 25 gennaio durante un rastrellamento nel campo di Shu’fat. Il suo corpo è stato sequestrato dall’esercito e consegnato alla famiglia soltanto ieri, con la condizione di svolgere immediatamente le funzioni funebri in forma privata.

È in corso un’ennesima irruzione delle truppe di occupazione nel campo di Jenin. Sono stati arrestati diversi attivisti, tra i quali un imam di moschea.

68 detenuti palestinesi, trasferiti recentemente nel carcere desertico del Negev, sono stati posti in isolamento e privati dall’ora d’aria. Lo denuncia l’organizzazione di difesa dei prigionieri politici, con sede a Ramallah. Tra le misure punitive, imposte dal nuovo ministro Itamar Bin Gvir, vi è quella del ritiro delle coperte, lasciando i detenuti al freddo nelle notti invernali.

Ennesima demolizione di una casa palestinese a Gerusalemme est. È la 38esima dall’inizio dell’anno. Il piano di sostituzione etnica israeliano continua in modo strisciante e scientifico, con ogni espediente. La famiglia Qanbar che è stata costretta a lasciare la propria casa soggetta all’ordine di demolizione, non ha abbandonato il terreno ed ha issato sulle macerie una tenda per dimorarvi. “I sionisti vogliono cacciarci dalla nostra terra per impossessarsene e destinarla ai coloni, ma noi non ce ne andiamo”, ha detto Salah Qanbar al giornale Al-Quds. La famiglia è costituita da 10 persone, 4 adulti e 6 minori.

Israele

Per il quinto sabato, gli israeliani sono scesi in piazza, a Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme, contro il governo Netanyahu. In decine di migliaia hanno sfidato la pioggia, per dire no alle misure che il governo di estrema destra intende proporre all’approvazione del parlamento. Alla Knesset è stata presentata una proposta di legge governativa che mira a limitare il controllo dell’Alta Corte e ridurre l’autonomia della magistratura. A Haifa, ha partecipato al corteo l’ex premier Lapid. Ha affermato ai microfoni di un’emittente locale che “queste misure non passeranno, perché minano la democrazia”.

Migranti

Il ministero guidato da Piantedosi è recidivo. Le autorità italiane hanno assegnato Napoli come porto sicuro a SeaEye4 per sbarcare le 109 persone e i 2 corpi senza vita a bordo. In precedenza le aveva assegnato il porto di Pesaro. Il governo di centrodestra estrema impone nuovamente inutili sofferenze alle persone migranti, assegnando un porto distante più di 400 km dal luogo del naufragio. Questo ordine avviene in violazione delle direttive del Consiglio d’Europa che aveva bocciato i decreti del governo Meloni contro le Ong, chiedendo la loro revocazione (leggi l’articolo di Avvenire).Nelle stesse condizioni di salvataggio, quando era la guardia costiera italiana a compiere l’intervento, il porto assegnato è stato sempre quello più vicino, normalmente Lampedusa.

Pakistan

Il governo di Islamabad si rivolgerà all’Afghanistan per chiedere una mediazione al leader taliban, Akhunzadeh, per mettere fine agli attacchi terroristici dei taliban pachistani. I due movimenti hanno la stessa matrice ideologica, ma dal punto organizzativo sono autonomi. Un consigliere del premier pachistano ha affermato che una delegazione di alto livello andrà a Kabul a discutere di una possibile mediazione per la ripresa della tregua o almeno di aver assicurazioni che il territorio afghano non sia un rifugio per i jihadisti pachistani. Nei giorni scorsi un attentatore suicida si è fatto esplodere in una moschea d Peshawar, uccidendo 83 persone in preghiera.

Libano

Gli insegnanti sono scesi in piazza dopo due mesi di sciopero per protesta contro le condizioni di impoverimento, causato dalla svalutazione della lira. Il futuro di un’intera generazione di giovani è in pericolo, perché il sistema di istruzione, sia pubblico che privato, rischia di bloccarsi. Gli insegnanti lamentano ritardi nei pagamenti degli stipendi arretrati e la non attuazione degli accordi sindacali per le compensazioni salariali sull’andamento dell’inflazione. La lira ha perso il 90% del suo valore d’acquisto, ma le retribuzioni sono rimaste quelle di 4 anni fa, prima dell’esplosione della crisi.

Iran/Nucleare

Il ruolo dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), sulla vicenda del nucleare iraniano, assomiglia sempre di più a quello compiuto negli anni ’90 per l’imposizione delle sanzioni all’Iraq e poi nei primi anni di questo millennio di preparazione all’invasione USA. Le dichiarazioni del direttore Raffael Grossi hanno suscitato dure critiche da parte del governo di Teheran. Grossi ha affermato che intende recarsi in Iran, entro il mese di febbraio, per discutere della presenza di acceleratori messi in funzione in serie, per l’arricchimento dell’uranio fino al 60%; tecnica che non era stata annunciata dalle autorità iraniane nei rapporti precedenti. Il protagonismo mediatico e politico danneggia il ruolo tecnico di un organismo dell’ONU. Grossi non è nuovo a queste uscite, come quado si era recato a Tel Aviv per raccogliere informazioni sui piani di sviluppo nucleare di Teheran (Israele è nemico dell’Iran e minaccia di bombardare i siti iraniani; inoltre è un paese che possiede ordigni nucleari e non aderente al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP, sulla base del quale è stata fondata l’Agenzia) e non ammette le ispezioni nelle sue centrali).

Iran/opposizione

Il regista Jaafar Penahi è stato rilasciato su cauzione dal famigerato carcere di Evin, dopo che lo scorso primo febbraio aveva dichiarato lo sciopero della fame. Era stato arrestato lo scorso luglio per una dichiarazione di solidarietà con altri due colleghi arrestati, Rasolouf e Al-Ahmad. Un giudice gli ha ripescato una vecchia condanna a 6 anni di reclusione, risalente al 2011, per propaganda contro il regime. “Senza libertà, non vale la pena vivere”, è stato il messaggio di Penahi trasmesso tramite i suoi avvocati.

Penahi è un regista di fama internazionale. È stato assistente del maestro del cinema iraniano Kiarostami. Ha vinto il Leone d’Oro al Festival di Venezia nel 2000 con “Il Cerchio” e nel 2006 l’orso d’argento per la miglior regia a Berlino con “Offside” e nel 2015 l’orso d’oro con “Taxi Teheran”. Oltre a tantissimi premi in giro per il mondo, dal Giappone all’America Latina. A Venezia, l’anno scorso è stato presentato in anteprima, mentre lui era in carcere, il suo film “Gli orsi non esistono”, in cui interpreta una versione romanzata di sé stesso mentre gira un film lungo il confine tra Iran Turchia. La solidarietà del mondo del cinema internazionale ha dato i suoi frutti e Penahi, malgrado la dura condizione delle libertà in Iran, è libero e non ha nessuna intenzione di cedere all’arroganza dei barbuti.

Sono deteriorate invece le condizioni di salute di un altro detenuto politico. L’avvocato Farhad Meisami, 53 anni, è un difensore dei diritti delle donne ed è stato arrestato nel 2018, per la sua strenua opposizione all’imposizione del velo. Anche dal carcere si batte per la fine delle detenzioni arbitrarie e chiede al regime di mettere fine alle esecuzioni. Ha iniziato lo sciopero della fame e le foto che sono trapelate dal carcere, pubblicate dal sito della BBC in persiano, lo mostrano con un corpo scheletrico (QUI).

L’eminente oppositore Mir Hossein Mussawi (82 anni), primo ministro dal 1981 al 1989 durante la guerra Iran-Irak, poi consigliere del presidente fino al 2005, fondatore del movimento “onda verde” che contestò nel 2009 l’elezione di Ahmadenejad, ed attualmente agli arresti domiciliari da 10 anni, ha lanciato un appello reclamando “una nuova Costituzione per salvare l’Iran”. “Il paese ha bisogno di una trasformazione radicale sulla scia dell’attuale rivolta che porta le parole d’ordine: donna, vita, libertà”, ha scritto.

Turchia

Il 13 febbraio, la coalizione dell’opposizione turca presenterà il nome del suo candidato che sfiderà Erdogan. L’HDP, terzo partito nel Parlamento di Ankara renderà pubblico il nome del proprio candidato entro questa settimana. Una partita decisiva per il futuro democratico della Turchia, dopo 20 anni di dominio del partito islamista a direzione Erdogan. Il voto è stato annunciato per il 14 maggio. Erdogan si presenta per la terza volta, contro il dettame costituzionale che ne prevede soltanto due mandati. La corsa di Erdogan ad ogni caso è in salita, a causa della situazione economica, la svalutazione della lira e l’inflazione galoppante. L’aumento dei salari e stipendi, deciso dal governo alla viglia delle elezioni, non copre neanche un terzo degli aumenti dei prezzi. La repressione delle libertà ha allontanato soprattutto i giovani dalle scelte governative: l’80% della generazione “Zeta” vota per l’opposizione ed una maggioranza dei curdi non voteranno per il partito di Erdogan. Se nessuno dei candidati vincerà le presidenziali al primo turno, il ruolo dell’HDP diventerà determinante per l’elezione del presidente.  

Notizie dal mondo

Sono passati undici mesi e 12 giorni di guerra russa in Ucraina.

11 febbraio, a Roma, manifestazione nazionale per la liberazione di Ocalan.

15 febbraio, a Roma, convegno “Disertare la guerra mondiale a pezzi”.

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