Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

27 febbraio 2023.

Rassegna anno IV/n. 057

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I titoli:

Migranti: Una strage sulle spiagge di Cutro. Profughi afghani e iraniani sono stati inghiottiti dal mar forza 8. 59 i corpi recuperati. Forse 100 le vittime. “I soccorsi non potevano uscire”, la nota ufficiale ipocrita.  

Palestina Occupata: Ad Aqaba un accordo di sicurezza, che non garantisce nessuno. Due israeliani assassinati da palestinesi. Rastrellamenti dell’esercito di occupazione con spari con pallottole militari.

Tunisia: Manifestazione anti razzista a Tunisi in solidarietà con i migranti subsahariani.

Iran: Avvelenate le bambine delle scuole femminili di Qom. “Atto intenzionale”.

Siria: Droni turchi lanciano un missile contro auto a Kobane. Ucciso un funzionario dell’autonomia amministrativa.

Pakistan: Un attentato nel Belucistan. Una bomba nel mercato popolare ha ucciso 4 persone e ferito altre 20.

Egitto-Siria-Turchia: Il ministro degli esteri egiziano in visita per la prima volta a Damasco e Ankara.

Le notizie

Migranti

Un’altra strage del mare. A Cutro, qualche chilometro da Crotone. Oltre 100 morti, 59 corpi recuperati tra i quali anche bambini. Una strage annunciata e molti, tra  cui anche un parroco, sostengono che è stata voluta, cercata. Il ministro dell’interno, Piantedosi, quello della vergognosa dichiarazione di qualche mese fa sul “carico residuo”, è andato ieri sera in prefettura per far il punto sui soccorsi. Durante la giornata di ieri, una nota del ministero sosteneva che “non era possibile uscire a soccorrere il barcone, perché il mare era forza 8”. Le cose non erano così, perché realtà locali della società civile sono corsi a fornire un aiuto ed hanno salvato vite umane. La magistratura – secondo molti volontari – deve apire un’indagine sul mancato invio di soccorsi in tempo utile, quando sono arrivati i primi SOS.

I migranti provenivano dalla Turchia e nella maggior parte erano iraniani ed afghani fuggiti alle condizioni di repressione, guerra e povertà. Non c’erano su quella rotta ONG. A dimostrazione della grande bugia propagandistica sul ruolo di attrazione delle associazioni della solidarietà.

In questa vicenda nessuno è innocente. Basta indifferenza! Dopo questa ennesima strage, nessuno si salva.

Palestina Occupata

Funzionari della sicurezza palestinesi e israeliani si sono incontrati ad Aqaba, nel sud della Giordania, sul mar Rosso, con colleghi statunitensi ed alla presenza di giordani, egiziani e britannici. L’iniziativa di re Abdalla II è stata portata a termine. Nel discorso finale sono state ribadite promesse di “riduzione delle tensioni”.

La realtà dei fatti in Cisgiordania, Gerusalemme e Gaza è un’altra. Due coloni israeliani sono stati uccisi dagli spari di giovani palestinesi. L’esercito israeliano ha continuato i rastrellamenti e le aggressioni armate con l’uso di armi da guerra contro civili e la marina di Tel Aviv ha impedito per l’ennesimo giorno ai pescatori di Gaza di uscire in mare.

Ad Aqaba si è discusso dei sintomi, senza curare la malattia, cioè l’occupazione militare israeliane delle terre palestinesi e la continua annessione con la colonizzazione ebraica, che cancella ogni orizzonte di indipendenza della Palestina.

Il tentativo è quello di far assumere alla polizia palestinese il ruolo di cane di guardia per mantenere in piedi il colonialismo israeliano. Un ruolo innaturale, che sposterà lo scontro all’interno del campo palestinese e acuirà le divisioni e lo scollamento della dirigenza politica dai sentimenti del popolo. E le prime reazioni sono preoccupanti: tutti i movimenti palestinesi a Gaza hanno condannato quello che hanno definito “tradimento di Abbas”. In molte città della Cisgiordania i cortei di protesta sono rivolti a denunciare il “tradimento”.

I ministri estremisti nel governo israeliano hanno detto che nulla cambia: la colonizzazione continua, le costruzioni non cessano e le operazioni militari anche. Il chiaro obiettivo tattico di Netanyahu è quello di garantire un periodo di calma in vista delle festività islamiche e ebraiche del prossimo mese, senza cambiare una virgola sulla situazione di oppressione contro i palestinesi e di negazione di un futuro di pace per tutti, palestinesi e israeliani.

Tunisia

Una grande manifestazione contro il razzismo e la xenofobia si è svolta a Tunisi, per dire no alle parole del presidente Saied e per cambiare rotta al governo sul trattamento riservato ai migranti dai paesi africani subsahariani. Le organizzazioni della società civile hanno assunto una posizione di principio netta e determinata contro Saied, che aveva parlato di un complotto per la sostituzione etnica, prendendo a prestito gli slogan delle destre fasciste europee. Il corteo è partito dalla sede del sindacato dei giornalisti, uno dei promotori, per raggiungere il centro città coinvolgendo nel percorso l’aggregazione di migliaia di altri cittadini. Il portavoce del “Forum per i Diritti Sociali ed Economici” ha affermato che il discorso dell’odio non sarà mai accettato in una società come quella tunisina, perché è contro natura. “Quando quel discorso proviene dal capo dello Stato, rischia di sdoganare atti violenti contro i nostri fratelli migranti, che vivono condizioni di emarginazione economica tra di noi”. Il discorso del presidente Saied è stato criticato dalla segreteria dell’Unione Africana e il ministero degli esteri tunisino ha dovuto emettere una nota, sostenendo che le parole del presidente sono state travisate, riaffermando l’impegno tunisino per la solidarietà africana.

Iran

Negli ultimi mesi a Qom, qualcuno ha avvelenato centinaia di alunne nel tentativo di provocare la chiusura delle scuole femminili. Lo hanno dichiarato le autorità sanitaria. Le notizie sul fenomeno girano sulla stampa locale da novembre e riferiscono di casi di avvelenamento respiratorio di centinaia di bambine di circa 10 anni nelle scuole della città.
Il 14 febbraio i genitori si sono riuniti davanti al municipio della città per chiedere spiegazioni. Ieri, il viceministro della Salute Youness Panahi ha implicitamente confermato che «l’avvelenamento è stato intenzionale». 
“È emerso che alcuni individui volevano che tutte le scuole, soprattutto quelle femminili, fossero chiuse”, ha detto il ministro.
Siria

Un drone turco ha sparato un missile contro un’auto nella zona rurale di Kobane. È stato assassinato un funzionario civile dell’amministrazione autonoma a guida curda. È il decimo attacco con droni nella zona di Kobane dall’inizio dell’anno. Uno stillicidio che continua senza sosta in una zona devastata dal conflitto e dal sisma.

Un attacco di miliziani Daiesh (Isis) nella Badia siriana ha provocato l’uccisione di 6 lavoratori agricoli. In due attacchi distinti, uno nella provincia di Deir Azzour e l’altro in quella di Homs, i miliziani sono arrivati su moto di grossa cilindrata ed hanno sparato senza pietà, derubando il raccolto di tartufi, dopo l’assassinio di innocenti.   

Pakistan

4 morti e 20 feriti in un’esplosione di una bomba nella zona Barkhane, nel Belucistan. La polizia ha informato che la bomba era nascosta in una moto parcheggiata nel mercato popolare. I medici dell’ospedale hanno affermato che molti dei feriti versano in condizioni gravi. La regione è strategica per le materie prime ivi estratte e per la sua posizione al centro della progettata rete di grandi vie per il trasporto di merci, la cosiddetta “via della seta cinese”. L’attentato non è stato rivendicato.  

Egitto-Siria-Turchia

Il ministro degli esteri egiziano, Shokri, va in visita oggi in Siria e Turchia, due paesi con i quali Il Cairo ha interrotto le relazioni diplomatiche. Il terremoto che ha colpito i due paesi è stato un’occasione per accelerare un processo di avvicinamento al quale si stava lavorando da tempo.

L’isolamento della Siria è avvenuto allontanandola dalla Lega araba, dopo la repressione feroce degli Assad contro la rivolta pacifica e democratica. Negli ultimi mesi molti paesi arabi hanno aperto al ritorno di Damasco nell’istituzione interaraba.

I rapporti tra Il Cairo ed Ankara sono stati interrotti nel 2013, dopo il colpo di Stato di Al-Sissi che ha spodestato il presidente islamista Morsi. Il partito di Erdogan appartiene alla stessa Fratella Musulmana e la caduta del governo islamista al Cairo faceva naufragare i sogni del neo sultano a guidare il mondo sunnita. Ma le difficoltà economiche hanno costretto il governo di Ankara a trovare compromessi con l’Egitto e i paesi del Golfo.

Notizie dal mondo

Sono passati dodici mesi e tre giorni e il conflitto russo-ucraino non accenna ad avviarsi verso una soluzione negoziale. La proposta di mediazione cinese è stata accolta da scetticismo nelle capitali occidentali.  

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