Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

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17 giugno 2023

Rassegna anno IV/n. 167 (1054)

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 I Titoli:

Migranti: Testimonianze inchiodano la guardia costiera greca alle sue responsabilità: aveva tentato di trascinare il peschereccio verso la zona SAR italiana. Attivisti libici hanno denunciato alla procura di Tobruk le anomalie nella gestione del porto: “750 persone non passano inosservate”.

Sudan: Dopo l’assassinio del governatore del Darfur occidentale, è guerra interetnica. 100 feriti negli scontri di ieri si sono rifugiati in Ciad.

Siria: L’artiglieria pesante turca ha colpito il centro di Tall Rifaat.

Arabia Saudita: Mentre MBS è in visita a Parigi, 7 giovani sauditi rischiano l’esecuzione, per aver manifestato contro la repressione.

Palestina Occupata: L’esercito israeliano ha sparato contro i manifestanti a Beit Ummar, “perché portavano le bandiere palestinesi”.

Tunisia: Saied rifiuta le proposte dell’UE. “Nessuna riammissione; noi ci limiteremo a controllare i nostri confini”.

Giordania: Rashid Rabab’a è il primo presentatore televisivo non-vedente.

Le notizie:

Migranti

Nuove rivelazioni e testimonianze dei superstiti dimostrano la criminale determinazione da parte della Guardia costiera greca a non soccorrere il peschereccio con 750 migranti a bordo. Hanno tentato di trascinarlo fuori dalla zona SAR greca e riportarlo verso quella italiana. Dopo le innumerevoli testimonianze raccolte da giornalisti e parlamentari greci, sull’aggancio del peschereccio, alle 22:45 della notte del disastro, con una corda da parte di una motovedetta greca, il portavoce del governo ha ammesso ciò che in precedenza aveva negato. Invece di salvare le vite umane trasferendo i naufragi su uno dei mercantili in zona, le autorità greche hanno tentato di trascinare il peschereccio lontano dalla propria zona e con una manovra maldestra hanno causato il suo rovesciamento.

Il numero dei salvati è di 104. 79 i corpi recuperati e tutti gli altri dispersi sono oramai da considerarsi morti. Parenti disperati hanno raggiunto in mezzo a mille difficoltà Kalamata, la città dove sono raccolti i superstiti ed i corpi delle vittime. Ci sono siriani, egiziani, iracheni, pakistani e palestinesi. Dalle testimonianze raccolte si evince che il peschereccio è di proprietà di un egiziano ed era arrivato a Tobruk, in Libia, vuoto con il suo equipaggio egiziano. Li ha caricato i 750 migranti. Ciascuno ha pagato ad un trafficante libico– secondo le testimonianze dei superstiti – 4.500 dollari, per il passaggio verso l’Italia. La seconda sera di navigazione, il motore è entrato in avaria e il mezzo è stato trascinato dalle correnti verso le isole greche. Al porto di Tobruk le bocche sono cucite e le autorità militari che controllano la zona hanno la consegna del silenzio. Attivisti per i diritti umani, raggiunti telefonicamente da Anbamed, hanno confermato di “aver avanzato alla procura la denuncia per avviare un’inchiesta giudiziaria e inchiodare i responsabili di questo crimine alle loro responsabilità. Non è possibile – hanno detto – che 750 persone si imbarchino su un peschereccio di quelle dimensioni senza che nessuno lo noti e controlli. Ci sono delle connivenze che vanno scoperchiate per impedire altre stragi”. I cittadini siriani – che erano la maggioranza dei migranti a bordo – erano arrivati in Libia regolarmente tramite l’aeroporto di Benina, a Bengasi. La rete dei trafficanti è ramificata ed ha addentellati in ogni zona di crisi.

Sudan

La situazione in Darfur è drammatica. Gli scontri si sono acutizzati dopo l’assassinio del governatore della provincia occidentale, per mano delle milizie di Hamidati. Cento sostenitori dell’ex governatore, feriti in questi scontri, hanno cercato riparo e cure in Ciad. Hanno raccontato di una vera e propria pulizia etnica condotta dalle milizie di pronto intervento.

Duri combattimenti anche a Khartoum e Al-Ubayyid, capoluogo del Kordofan. Malgrado gli intensi bombardamenti, l’esercito non avanza nella capitale, perché i miliziani hanno occupato abitazioni e ospedali e si sono insediati in infrastrutture strategiche, come i ponti sul Nilo.

Sul livello diplomatico, il governo sudanese ha ufficialmente respinto l’iniziativa dell’IGAD, “perché il presidente keniota, Williamo Ruto (capo della delegazione africana di mediazione) è amico e socio d’affari di Hamidati”. Il comunicato del ministero degli esteri sudanese ricorda che Ruto ha tentato di invitare al vertice IGAD, del 12 giugno a Gibuti, una delegazione delle milizie a rappresentare il Sudan, “un’interferenza poco diplomatica negli affari interni sudanesi”. In questo modo tutte le mediazioni sono ferme e l’unica voce rimasta in campo è quella dei cannoni.

Siria

A Tall Rifaat, nel nord della provincia di Aleppo, l’artiglieria pesante turca ha colpito il centro cittadino, creando paura e confusione nel mercato principale della cittadina. La città è sotto il controllo delle “Forze democratiche siriane”, a guida curda. È il secondo attacco in una settimana. Il 14 giugno, 5 persone sono rimaste uccise e altre ferite durante un attacco turco con droni.

Arabia Saudita

Il principe erede al trono e primo ministro saudita, Mohammed Bin Salman (MBS), è in visita di Stato in Francia. È stato ricevuto dal presidente Macron all’Elysée. È la seconda visita in Francia in meno di un anno. Le democrazie capitalistiche hanno la memoria corta e nei rapporti diplomatici contano soltanto gli interessi economici e finanziari, malgrado tutto l’inchiostro versato sui valori. MBS è noto nel mondo arabo con l’appellativi di “Abu Minshar”, in riferimento all’assassinio del giornalista Khashoggi e la vivisezione del suo corpo con una sega chirurgica nel consolato saudita di Istanbul, il 2 ottobre 2018.

In Arabia Saudita ci sono 7 giovani condannati a morte che rischiamo l’esecuzione per presunti reati compiuti quando erano minorenni. Sei di loro della comunità sciita sono accusati di terrorismo per aver partecipato alle manifestazioni pacifiche contro le condanne a morte di esponenti religiosi sciiti. Il settimo è stato processato per rapina e omicidio. Malgrado l’impegno del regno saudita di non eseguire condanne contro minori, per questi sette giovani è imminente l’esecuzione perché manca soltanto l’assenso del monarca. (Per tutti i dettagli vedi il rapporto di Amnesty International)

Palestina Occupata

A Beit Ummar, a nord di Al-Khalil (Hebron), l’esercito di occupazione ha soffocato nel sangue una manifestazione pacifica della popolazione. Cinque feriti gravi colpiti da pallottole di guerra e un centinaio di altri soffocati dalle bombe lacrimogeni. La virulenza dell’attacco è “motivata” dalla presenza di bandiere palestinesi, che i manifestanti portavano appresso. La manifestazione era contro le colonie ebraiche e il loro continuo espandersi a spese delle terre agricole dei villaggi e cittadine palestinesi. In tutta la Cisgiordania si sono avute manifestazioni in difesa della terra, che l’esercito israeliano confisca a favore dell’espansionismo delle colonie.  A Safa, ad ovest di Ramallah, i cittadini hanno bloccato i bulldozer dell’esercito che tentava di distruggere gli agrumeti palestinesi, confiscati per creare una zona industriale delle colonie ebraiche della zona.  

Tunisia

Il presidente tunisino Qais Saied ha sferrato uno schiaffo sonoro all’UE sulla vicenda immigrazione. A pochi giorni dalla visita della delegazione di Bruxelles, Saied in una telefonata con il presidente della Commissione, Michel, ha espresso chiaramente il suo rifiuto di accettare le condizioni dei paesi dell’Europa occidentale: “La Tunisia si impegna soltanto a controllare i propri confini e non sarà né un paese di transito né di stabilizzazione dei migranti”. La delegazione di Bruxelles aveva offerto alla Tunisia 105 milioni di euro per il controllo dei propri confini e nell’accordo è stata inserita anche la riammissione di tutti i migranti che non avrebbero ottenuto l’asilo politico. Von der Leyen ha promesso anche un prestito di 900 milioni di euro, se il protocollo d’intesa fosse stato firmato dalla Tunisia entro la fine del mese, prima cioè della riunione del vertice europeo del 29 e 30 giugno. Saied durante una sua visita al bacino minerario di Gafsa, ha affermato che “Le questioni riguardanti l’emigrazione vanno affrontate a partire dalle cause e non limitarsi a trattare le conseguenze. Non accettiamo i diktat dell’FMI, perché potrebbero causare rivolte del pane come avvenne nel 1984”.

Giordania

Rashed Rabab’a, 26 anni, è il primo presentatore non-vedente di telegiornale. Avviene in Giordania, all’emittente privata “Roiya” (Visione).

Rabab’a è nato prematuro ed ha avuto complicazioni che lo hanno portato a perdere tutt’e due gli occhi, dopo interventi chirurgici andati male. 

Racconta che questa menomazione non lo ha abbattuto ma lo ha invogliato a sfidare gli ostacoli, che la società frapponeva e frappone tuttora ai diversamente abili. Ha studiato all’accademia reale per ciechi i caratteri Braille e poi si è laureato in comunicazioni e tecnologie informatiche. 

“Il mio percorso è stato in salita ed ho trovato molti rifiuti per le mie domande di lavoro come speaker TG. Non mi sono rassegnato ed ho insistito. Grazie alla stampante Braille elettronica riesco a lavorare bene, come tutti gli altri miei colleghi, con più fatica ma il risultato ha soddisfatto il direttore”. 

è vero che Rabab’a presenta soltanto i notiziari in breve, ma la sua performance ha suscitato buona accoglienza nel pubblico e sui social sono molti ad elogiare la sua caparbietà. (Vedi il video in arabo).

In un’intervista, Rabab’a ha spiegato questa passione per la radiofonia, sostenendo che per lui “la voce è lo strumento principale di contatto con il mondo esterno”. “Da piccolo ascoltavo la radio e mi incantavano le voci degli speaker e fantasticavo nell’immaginare me stesso al loro posto”.

Una storia positiva ed edificante di come la volontà possa spezzare le difficoltà oggettive.

Notizie dal mondo: Sono passati 15 mesi e 21 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

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