Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.

Direttore responsabile Federico Pedrocchi)

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Rassegna anno IV/n. 334 (1221)

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Scambio prigionieri tra Israele e Hamas

La tregua si è conclusa. L’esercito israeliano ha ripreso i bombardamenti su diverse città della Striscia. Sono stati colpiti il campo profughi di Yebba a Rafah, una casa vicino all’ospedale Nasser a Khan Younis e un mercato a Deir Balah, mettendo a repentaglio la popolazione e bloccando i percorsi per gli aiuti umanitari.

Ieri è stato il settimo giorno di tregua temporanea tra Israele e Hamas. Due donne sono state liberate nel centro di Gaza city, Piazza Palestina, in mezzo ad una manifestazione popolare. Un’azione spettacolare per dimostrare al mondo l’umanità del trattamento riservato alle persone trattenute. I saluti calorosi che con due giovani israeliani sono arrivati all’abbraccio con i miliziani palestinesi. I saluti con la parola “salam”, pronunciata dalle donne israeliane, e “Shalom”, pronunciata dai combattenti di Brigate Qassam, sicuramente faranno male allo stato psicologico di Netanyahu e dei suoi ministri. In serata sono stati rilasciati altri 6 tra donne e ragazzi.   

A Gerusalemme e Ramallah sono stati rilasciati 30 detenuti palestinesi, 14 donne e 16 minorenni. Si è ripetuto il penoso spettacolo delle persecuzioni contro le famiglie dei detenuti da liberare. Viene vietata ogni forma di festeggiamento e vengono cacciati i giornalisti dalle case per non trasmettere le testimonianze sulle torture e maltrattamenti subiti in carcere. Anche i cancelli del carcere di Ofer sono zona off-limits e nessun giornalista può avvicinarsi. Il motivo è quello di non rendere visibile la pratica di incarcerare minorenni palestinesi, alcuni dei quali di 12 anni.  

Genocidio a Gaza

Il governo Netanyahu per salvare la propria maggioranza ha ripreso la guerra contro la popolazione di Gaza. L’esercito israeliano si è schermito con il pretesto del lancio di un razzo contro le colonie della cintura di Gaza. La radio militare ha trasmesso una dichiarazione del portavoce dell’esercito che sostiene “la ripresa delle operazioni militari contro Hamas e la chiusura delle trattative”. In realtà i bombardamenti sono avvenuti contro la popolazione civile e con intensità sulle zone sud, dove hanno ricercato rifugio 1 milione e 800 mila sfollati. Per il momento non si registrano avanzamenti di truppe di terra. Negli ospedali continuano ad arrivare morti e feriti, ma le strutture non hanno la capacità sufficienti di soccorso.

Già prima della ripresa dei bombardamenti, OMS aveva dichiarato che la situazione era drammatica, per la mancanza di servizi sanitari sufficienti e per il pericolo di diffusione di epidemie a causa della presenza di cadaveri sotto le macerie, mancanza di acqua e di cibo.

Anche MSF aveva emesso un giudizio preoccupato sulla gravità della situazione. L’ONG ha denunciato che l’esercito israeliano aveva colpito e distrutto nei 50 giorni di bombardamenti prima della tregua 427 mezzi di soccorso e istituzioni sanitarie palestinesi.

Lo scenario che si prospetta è quello della cacciata della popolazione verso il Sinai egiziano. Una pulizia etnica.

Cisgiordania e Gerusalemme est

Hamas ha rivendicato l’attacco armato a Gerusalemme est in una stazione degli autobus che ha provocato l’uccisione di 4 israeliani e l’uccisione dei due attentatori, i fratelli Nimr. L’attacco avviene durante la tregua a Gaza e lo scambio di prigionieri. Il ministro Ben Gvir ha visitato il luogo dell’attentato e ha detto che l’esercito deve riprendere la guerra a Gaza e distruggere Hamas. Ha istigato il pubblico a prendere il porto d’armi e armarsi.

I rastrellamenti dell’esercito sono continuati a Tulkarem, Jenin, Nablus, El-Khalil, Ariha (Gerico) e molte altre località della Cisgiordania. Due le vittime assassinate dalle truppe di occupazione e decine i feriti. Nella valle del Giordano, un palestinese ha investito deliberatamente un gruppo di coloni, ferendo in modo grave due persone. È stato ucciso da un militare presente sulla scena dell’attacco.

A Tulkarem è avvenuta una settimana fa un’esecuzione di piazza di due “collaborazionisti con i servizi israeliani”. I corpi dei due uomini sono stati appesi ad un pilone dell’elettricità. Un comitato di resistenza ha pubblicato su un account Telegram la rivendicazione dell’assassinio di Hamza Mubarak, 31 anni, e Azzam Jawabra, 29 anni, sostenendo che hanno ammesso le loro responsabilità nel fornire informazioni che avevano portato all’assassinio di due combattenti, con missili lanciati da droni da parte delle forze di occupazione. L’Autorità nazionale e le associazioni per i diritti umani palestinesi hanno condannato l’esecuzione di piazza extragiudiziale.

Diplomazia

Blinken ha partecipato ieri al consiglio di guerra israeliano. Nella conferenza stampa ha sottolineato l’importanza di prolungare la tregua per la liberazione dei prigionieri nelle mani di Hamas e per la fornitura di aiuti umanitari alla popolazione civile. La lingua biforcuta di Washington non la sottrarrà dalle responsabilità nei crimini di guerra, compiuti dall’esercito israeliano con armi statunitensi. Il premier Netanyahu ha affermato che Israele è pronta a proseguire l’operazione per annientare Hamas e lo farà. Il segretario di Stato USA ha poi incontrato a Ramallah il presidente Abbas.

Israele ha richiamato la propria ambasciatora a Madrid per consultazioni, in seguito alle nuove dichiarazioni del premier Pedro Sanchez. È la seconda fase di tensione tra i due paesi in merito alle dichiarazioni sull’aggressione israeliana contro la popolazione di Gaza. Sanchez ha sostenuto che “quel che è successo a Gaza è inaccettabile e le immagini che stiamo vedendo, soprattutto la morte dei bambini, mi lasciano scettico sul rispetto dei diritti umani internazionali da parte di Israele”…“Per porre fine alla crisi tra Israele e Palestina è necessaria una soluzione politica. Ciò richiede il riconoscimento di uno Stato palestinese. Più di 140 paesi hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. I paesi che non lo riconoscono sono i cosiddetti paesi occidentali. Gli Stati Uniti e alcuni paesi dell’Unione Europea. Dicono che ‘devono essere fatti passi concreti’. Questo passo concreto è il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell’Occidente e dell’Europa”.

Il primo ministro spagnolo ha reso noto di essere d’accordo con le reazioni dei Paesi arabi e ha dichiarato: “Abbiamo visto Israele occupare sistematicamente le terre palestinesi. Ora vediamo cosa sta succedendo a Gaza. La questione è nell’interesse geopolitico dell’Europa. La stabilità della regione è importante. Se i conflitti si estendono al Libano, alla Giordania e all’Egitto, sarà messo a rischio il Mediterraneo, che è molto importante per noi”.

Iran-Golfo

La GB ha annunciato l’invio nel Golfo arabo-persico di una nave militare, “per contrastare le minacce (dell’Iran. Ndr) al traffico marittimo in una zona vitale per l’economia mondiale”. Diamond è una nave cacciatorpediniere per la difesa aerea. L’intervento di Londra viene in seguito alle sfide al traffico marittimo da parte delle milizie Houthi che hanno sequestrato una nave commerciale di proprietà di un israeliano. La portaerei statunitense Eisenhauer è stata avvicinata da un drone iraniano. L’escalation militare di Washington e Londra ha l’obiettivo di destabilizzare la zona per riprendere il controllo militare per bloccare lo sviluppo di relazioni diplomatiche ed economiche promettenti tra Iran e Paesi arabi del Golfo, in primo luogo con l’Arabia Saudita. Proprio ieri il ministro della difesa di Riad, Khaled Bin Salman e il capo di Stato Maggiore di Teheran, gen. Mohammed Baqiri, si sono sentiti telefonicamente per coordinare la cooperazione militare tra i due paesi.

Siria

L’agenzia stampa curda ANHA ha annunciato la scomparsa dell’ex co-sindaca di Raqqa, Leila Mustafà. La donna è stata un’importante esponente delle Forze democratiche siriane, che avevano sconfitto Daesh. Ha amministrato la città sede del jihadismo e ha ottenuto un riconoscimento internazionale come “miglior sindaca”. È morta in ospedale, il 23 novembre, dopo un intervento chirurgico.

COP28

È stata inaugurata ieri a Dubai la conferenza sul clima COP28. Il presidente della Conferenza Sultan Jaber è allo stesso tempo il direttore dell’ente petrolifero emiratino, tra i maggiori produttori di petrolio. Una contraddizione insanabile, come lo è quella dei paesi industrializzati, i maggiori responsabili delle emissioni di CO2. Il tema degli incentivi per i paesi in via di sviluppo è al centro del dibattito di questa sessione: come non rinunciare allo sviluppo e nello stesso tempo investire nelle energie rinnovabili? Tutte le misure decise in passato per la riduzione dei gas serra non sono mai state rispettate proprio dai paesi ricchi.

Jihadismo

In Germania è stata arrestata una donna di nazionalità francese accusata di appartenenza a Daiesh. Samra N. è accusata di crimini di guerra e di proselitismo a favore del fu falso califfato. È partita per la Siria nel 2013 aderendo al qaedista Fronte Nusra, dove si è sposata con un jihadista e poi insieme al marito sono passati all’organizzazione del sedicente Stato Islamico. Le altre accuse nei suoi confronti sono traffico di armi e occupazione di proprietà altrui, case confiscate dall’Isis alle popolazioni cacciate dalle loro terre. Samra è tornata in Germania nel 2014 e secondo l’accusa è rimasta in collegamento con i jihadisti.

Somalia

Le piogge torrenziali e le alluvioni hanno causato la morte di 101 persone e lo sfollamento di oltre un milione. L’emergenza dura dal 12 novembre e molte zone non sono raggiungibili dai soccorsi predisposti dal governo. L’ONG somala “Azione contro la fame” ha scritto che la situazione è drammatica perché molte zone sono ancora sommerse dall’acqua, dopo un lungo periodo di siccità.

Notizie dal Mondo

Sono passati 21 mesi e 7 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

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