Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

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Rassegna anno IV/n. 338 (1225)

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Le notizie:

Una storia

Uno dei 40.000.

Si chiama Ahmad Shabbat ed è dell’età di 3 anni. È un WCNSF. Direte voi: che cos’è? È un nuovo acronimo coniato negli ospedali di Gaza. Significa: Wounded Child No Surviving Family (Bambino ferito, nessun membro della famiglia sopravvissuto). Malgrado la sua tenera età ha già compiuto due sfollamenti e subito tre bombardamenti.

A metà novembre è arrivato all’ospedale Indonesiano di Gaza, dopo che la casa della sua famiglia a Beit Hanoun è stata colpita con una bomba aerea israeliana. Sono morti il padre, la madre ed il fratello maggiore. Appunto, un WCNSF. In seguito si è scoperto che da sotto le macerie della loro casa era stato salvato anche il fratellino più piccolo, Omar, di due anni. Dopo le prime cure, lo zio Ibrahim Abu Amasha ha deciso di adottare i due orfani. E sono sfollati a Sheikh Radwan, un quartiere a sud ovest di Beit Hanoun. Anche lì le bombe li hanno inseguiti e Ahmad è rimasto ferito con schegge di una bomba caduta nella zona dove si erano riparati, costringendoli a compiere il secondo sfollamento. Questa volta la destinazione è il campo di Nuseirat, a Sud di Gaza city, come ordinavano i generali di Tel Aviv. Tutta la grande famiglia Abu Amsha, con i due orfani, sono stati ospitati in un angolo di una stanza della scuola dell’UNRWA.

I generali israeliani non hanno avuto rispetto neanche per le strutture dell’ONU e Ahmad cade di nuovo vittima del terzo bombardamento e questa volta non se la cava con poche ferite. Suo zio Ibrahim ha raccontato alla dottoressa Tania Haj Hassan, di Medici senza Frontiere, che dopo l’esplosione era uscito dove i bambini stavano giocando e lì ha visto Ahmad che gattonava sulle due mani, senza gambe e con una scia di sangue che si trascinava dietro. “Quando mi ha visto ha alzato una mano, per chiedere aiuto. Non stava piangendo. Era terrorizzato. Lo si leggeva nei suoi occhi innocenti”.

Questa è la democrazia israeliana.

Genocidio a Gaza

Bombardamenti 24 ore al giorno sul nord, centro e sud della Striscia. I carri armati israeliani circondano gli abitanti di Bani Souheila, ad est di Khan Younis. Sono minacciati di annientamento. La popolazione si appella alla CRI di evacuarli. Nella notte è stato bombardato l’ospedale di Khan Younis, l’unico funzionante. Decine di morti. Nell’ospedale si trovano 7 mila sfollati. Il direttore ha denunciato che l’ospedale non ha elettricità e non ha medicine. “I droni sparano contro i civili che tentano di abbandonare”.

È stata bombardata anche una scuola dell’UNRWA trasformata in campo di profughi. All’alba di oggi è stata distrutta dalle bombe una moschea con dentro centinaia di sfollati.

In molti quartieri colpiti del sud Gaza non è stato possibile chiedere i soccorsi perché le comunicazioni cellulari e Internet sono stati interrotti da Israele. L’OMS ha comunicato di aver ricevuto dall’esercito israeliano l’ordine di ritirare i materiali sanitari stoccati nei propri depositi a Khan Younis. L’OMS ha chiesto il ritiro di questo ordine, perché quel materiale è il poco che si trova nella regione meridionale.

L’esercito israeliano sta studiando di usare enormi pompe per annegare i tunnel con l’acqua di mare. Secondo il WSJ, la Casa Bianca è preoccupata per le falde acquifere. La preoccupazione non è per la gente che si trova sotto.

Sono in corso operazioni di rastrellamento nel centro, con carri armati in mezzo a case distrutte con la gente accampata tra i ruderi. Si ripete nel sud della Striscia tutto quello che era avvenuto nel nord.

Sui quartieri di Khan Younis, gli aerei israeliani hanno lanciato volantini che ordinavano alla gente di evacuare verso sud. Una donna ha detto ai microfoni di un’emittente araba: “Ci dicono di andare verso sud, ma siamo già nel Sud. Dove vogliono che andiamo? Anche Rafah è stata bombardata. È la quarta volta che sfolliamo. Basta! Adesso voglio morire qui”.

I bombardamenti sono continuati anche a nord. È stata colpita la zona dell’ospedale di Al-Ahli, che è stato rimesso in funzione durante la tregua. Ci sono oltre 300 feriti. L’ospedale è circondato di carri armati e cecchini. Lo stesso avviene nell’ospedale Kamal Addouan. Nella struttura giacciono oltre 108 corpi morti, che non si possono seppellire. La predeterminazione dei generali israeliani a distruggere il sistema sanitario è un piano criminale. I cecchini israeliani appostati attorno ai due ospedali sparano indiscriminatamente. Ieri, hanno ucciso nei dintorni di Al-Ahli 5 persone che stavano evacuando, insieme ad un gruppo di civili con alzata la bandiera bianca.

Croce Rossa Internazionale

La presidente della CRI, Mirjana Spoljaric, subito dopo il suo arrivo a Gaza e visionato la drammatica situazione che vivono i civili sfollati e i feriti, ha dichiarato che “la sofferenza della gente è intollerabile. Ripeto il nostro appello urgente per la loro protezione, in linea con le leggi della guerra e per l’ingresso degli aiuti senza ulteriori impedimenti”. QUI

UNICEF

Il portavoce dell’UNICEF, James Elder, ha affermato che “i peggiori bombardamenti in questa guerra sono quelli che si stanno compiendo nel sud della Striscia di Gaza. Osservo un alto numero di morti tra i bambini. È l’ultimo appello per salvare la vita dei bambini; e per salvare le nostre coscienze” (QUI). Dal 7 ottobre, sono state uccise in Gaza oltre 16 mila vittime, 6500 dei quali bambini.

Cisgiordania e Gerusalemme est

Sei morti in Cisgiordania nella giornata di ieri. L’ultimo è stato vittima di un’esecuzione extragiudiziale da parte di un commando di truppe speciali a Qalandia. I soldati hanno fatto esplodere l’ingresso della casa ed hanno sparato all’impazzata. Anche la madre è stata ferita e tutti i membri della famiglia sono stati arrestati.

Jenin è diventata una piccola Gaza. Un’incursione continua che ha causato distruzioni delle case e delle infrastrutture con l’uso di bulldozer.   

Prigionieri politici palestinesi

Nelle 24 carceri israeliane, le condizioni di vita sono diventati infernali. Sono sei i detenuti morti in circostanze misteriose, dall’inizio della guerra in corso. Il “Comitato per la protezione dei detenuti politici” ha pubblicato un rapporto sulla situazione, che denuncia maltrattamenti perpetuati quotidianamente. “I detenuti vengono privati dell’ora d’aria e l’alimentazione è ridotta ad una fetta di pane al giorno. Nelle celle è stata tolta l’acqua corrente e i detenuti sono costretti a dormire per terra, senza materassi. Sono state interrotte dal 7 ottobre le visite dei parenti e degli avvocati. Le visite mediche sono cancellate e quotidianamente i detenuti vengono bastonati, senza motivi, da parte dei secondini”. Il rapporto è stato redatto sulla base delle testimonianze dei prigionieri liberati.

Un ministro del governo Netanyahu ha chiesto la condanna a morte per gli arrestati palestinesi.

Israele

Manifestazione dei parenti dei prigionieri nelle mani di Hamas, con un presidio permanente davanti alla sede del ministero della guerra israeliano a Tel Aviv. Al presidio hanno partecipato alcuni dei rilasciati nello scambio di prigionieri avvenuto durante la breve tregua.

Il quotidiano Jerusalem Post ha pubblicato rivelazioni sulla scomparsa di registrazioni delle videocamere di sorveglianza sulla rete di separazione con Gaza, in data 7 ottobre 2023. Una menomazione delle prove per impedire di scoprire la verità sulle responsabilità del fallito piano di difesa contro le incursioni dei miliziani da Gaza.

Il capo dell’opposizione, Lapid, ha chiesto le dimissioni di Netanyahu, “per il suo fallimento politico e militare”.

Libano

Si scalda ulteriormente il fronte del Libano meridionale. Colpi di artiglieria e raids aeri israeliani incessanti sulle città e villaggi lungo la frontiera. Hezbollah ha annunciato l’uccisione di un miliziano e il ferimento di decine di civili. Dal sud Libano sono partiti lanci di razzi contro le postazioni militari israeliani e sulle colonie di confine. L’ammassamento di ingenti truppe israeliane è un segnale inequivoco di un’imminente invasione di terra. Il premier Miqati ha incontrato stamattina l’ambasciatore statunitense, per maggiori pressioni su Tel Aviv. Nella capitale libanese è in visita il capo dei servizi di sicurezza esteri francesi Bernard Émié (Direttore della Direction générale de la sécurité extérieure). La stampa libanese scrive che “la missione di Emié è quella di mettere il governo di Beirut a conoscenza delle reali intenzioni di Tel Aviv di procedere ad una operazione militare in grande stile, per allontanare Hezbollah dalla zona di confine”.

Notizie dal Mondo

Sono passati 21 mesi e 11 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Un quotidiano russo rivela che ci sono trattative segrete tra Mosca e Kiev. Washington informa che i fondi per le armi all’Ucraina si prosciugheranno entro la fine dell’anno. E come si sa, senza soldi non si canta guerra!

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