Le immagini dei prigionieri palestinesi girate dall’esercito israeliano hanno un triste precedente

Violano la Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Le persone mostrate non sarebbero miliziani di Hamas catturati dopo un combattimento, ma civili rastrellati dalle loro case.

Prima di leggere questo articolo, guardate questa bene foto:

Il 7 dicembre un canale Telegram israeliano con 270mila iscritti ha pubblicato foto e video di decine di prigionieri palestinesi allineati lungo le strade di Gaza, bendati e spogliati dei vestiti fino alla biancheria intima. I detenuti, affiancati da soldati israeliani, sono stati descritti come guerriglieri del movimento palestinese Hamas. Parenti e conoscenti invece hanno riconosciuto tantissimi civili e anche un noto giornalista, Diaa Kahlout .

Le immagini hanno provocato l’intervento del Comitato internazionale della Croce rossa, che ha sottolineato l’obbligo di trattare tutti i prigionieri nel rispetto dei principi di umanità e dignità, come previsto dal diritto internazionale.

Questo è uno dei video trasmessi che hanno girato il mondo e provocando l’indignazione:

Il materiale simile pubblicato dall’esercito israeliano o sue diramazioni di propaganda è vario e comprende oltre alle foto anche un video, nel quale appare un uomo seminudo che consegna il suo mitra. Una messinscena mal riuscita, perché l’uomo si rivolge al soldato cameraman e gli chiede se la posizione dell’arma è giusta.

Militari israeliani infatti hanno pubblicato sui social, ripresi poi dai media israeliani e di tutto il mondo, le foto terribili degli uomini arrestati e denudati con attorno i soldati israeliani, sostenendo che si tratti di “terroristi arresi”. In un video, pubblicato anche dal Corriere della Sera ( QUI), si mostra un folto gruppo di uomini seminudi e poi arriva dal fondo un uomo seminudo (con una pancia debordante) che consegna un fucile.(molti media arabi sostengono che si tratti di una messinscena) .

Lo stesso Netanyahu ha affermato che “ci sono stati dei terroristi di Hamas che si sono arresi e li stiamo interrogando” (per avere informazioni sugli ostaggi).

Molte delle persone che appaiono in quelle foto sono state identificate dai loro parenti che hanno evidenziato che una persona di 70 anni come può essere miliziano? O un ragazzino di 13 anni?

In una foto di quelle pubblicato dagli account israeliani appare il chirurgo di Jebalia Khaled Hammouda. é stato riconosciuto da suo cugino che ha pubblicato la foto israeliana e a fianco una foto del medico mentre riceveva una targa. 

Hani Hammouda aggiunge un particolare significativo: ” Il dott. Khaled è vicino a Fatah e non ha mai nascosto la sua avversione alla politica di Hamas nella Striscia di Gaza. Nelle foto dell’esercito israeliano – ha aggiunto – ho riconosciuto molte persone della nostra famiglia allargata. Tutti civili e nessuno vicino a Hamas. La nostra famiglia ha fatto sempre dell’appartenenza al movimento di Yasser Arafat il suo orgoglio”.

Sono molti i problemi legati al materiale filmato dalle Forze di difesa israeliane e pubblicate da numerosi media. Il primo riguarda la violazione dell’articolo 13 della Convenzione di Ginevra, che proibisce la pubblicazione di foto e video dei prigionieri di guerra per tutelarli dalla “curiosità del pubblico” e impone alle parti di trattarli con umanità e dignità. Oltre all’intervento della Croce rossa, anche il consigliere per la sicurezza nazionale di Israele, Tzachi Hanegbi, ha dichiarato che le foto dei prigionieri in mutande “non servono a nessuno” e che Israele deve smettere di distribuirle, come riporta il Times of Israel.

Poi c’è il problema della localizzazione. Inizialmente le immagini dei prigionieri palestinesi sono state presentate come riprese a Khan Younis, nel sud di Gaza, dove Tel Aviv sostiene si trovi una roccaforte della leadership di Hamas. In realtà, le scene si sono svolte nel nord di Gaza, a Beit Lahia, come indicato dal collettivo di geolocalizzazione GeoConfirmed. In più, come riporta il giornalista del Fatto Quotidiano Youssef Siher, le scene sembrano essere state appositamente orchestrate per motivi propagandistici.

Infatti, in due video riportati dal giornalista, si vede un prigioniero palestinese ripetere una scena dove, mentre già spogliato assieme a altri detenuti, consegna le armi agli israeliani. Tuttavia, nelle prime immagini si vede reggere un fucile con la mano destra e un soldato israeliano indicargli cosa fare. Mentre nelle seconde, lo stesso prigioniero ripete l’identica scena reggendo però l’arma con la mano sinistra e il soldato israeliano non essere più inquadrato, come se i militari avessero deciso di fare una seconda ripresa, perché poco soddisfatti del primo girato.

Infine, c’è la questione del ruolo dei prigionieri. Come riporta il Guardian, le immagini non rappresentano la resa di alcuni guerriglieri di Hamas a seguito di uno scontro, ma il risultato di un rastrellamento condotto casa per casa, in una zona già devastata dall’invasione israeliana. Tra le persone riprese si troverebbe anche un ragazzo di 13 anni, un giornalista del media in lingua inglese The New Arab, Diaa Al-Kahlout, assieme ai suoi fratelli e quattro parenti di Hani Almadhoun, dirigente dell’Agenzia delle Nazioni unite per il soccorso dei rifugiati palestinesi (Unrwa).

In questo post su X, il vice sindaco di Gerusalemme, King, ha detto che se fosse in lui, avrebbe seppellito questi prigionieri vivi.

Articolo sul Manifesto sullo stesso tema.

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