Recensione di Cecilia Zecchinelli

Introduzione di Silvana Barbieri: Capita a proposito la recensione di Cecilia Zecchinelli del libro di Laura
Schrader, libro che racconta la politica di genocidio contro il popolo curdo
attuata con ogni mezzo in Turchia, Iraq e Siria da Erdogan, al potere da
venti anni. E’dal 2019 che la Turchia è attivamente impegnata nel nord
dell’Iraq nel tentativo di eliminare il Pkk mettendo numerose basi militari
sul territorio senza il permesso del governo Iracheno. Erdogan è attivamente
impegnato in Siria per distruggere la regione autonoma del Rojava governata
dai curdi, una regione con un sistema sociale basato sulla convivenza di
culture e religioni diverse, ecologia, femminismo, economia sociale e
autodifesa popolare. Separa categoricamente la religione dallo stato con
l’intento di costruire un sistema politico amministrativo che assicuri
pacifica convivenza nel rispetto dei principi di libertà, giustizia, dignità
e democrazia. Tutto questo rappresenta per Erdogan un esempio
pericolosissimo per i curdi in Turchia che deve essere debellato. Azioni
mirate per uccidere i quadri di autodifesa e di direzione politica, uomini e
con particolare ferocia le donne. In quattro giorni sono state bombardate 56
località  lasciando due milioni di civili senza acqua ed elettricità,
distruzione delle infrastrutture energetiche nel cantone di Jazira
pesantissimi bombardamenti che colpiscono soprattutto obiettivi civili,
ambulatori, ospedali (a Quamishlo è stato bombardato un centro di dialisi
che mensilmente assiste 650-700 pazienti con necessità di dialisi
settimanali).  Questo è il drammatico bilancio degli ultimi attacchi turchi,
dove la catastrofe umanitaria sta raggiungendo livelli mai vissuti prima.
Obiettivi civili per demoralizzare la popolazione. A Darbasiyah i residenti
hanno bloccato la strada ad  una pattuglia della Russia garante ufficiale
nella zona di confine, chiedendo di intervenire per fermare la catastrofe.
Il Consiglio Democratico Siriano afferma che questi attacchi ” sono una
palese violazione del diritto internazionale” Tutto questo viene permesso a
Israele e la Turchia non vuole essere certo da meno.   
Erdogan accusa Israele di genocidio ( lo stiamo vedendo tutti i giorni), ma
lui ancora oggi rifiuta di riconoscere il genocidio degli armeni e da 20
anni è in corso il tentativo di genocidio del popolo curdo… nel silenzio
più totale della Comunità Internazionale, della Nato e dell’Europa… un
terribile silenzio che dal Rojava arriva fino a Gaza.
Laura Schrader, nel suo bel libro ci racconta la resistenza del popolo
curdo.

Laura Schrader. BERXWEDAN – La resistenza del popolo kurdo contro il
genocidio di Erdogan. Milano, Edizioni Punto Rosso, 2023, p. 156. La
recensione è di Cecilia Zecchinelli.

Silvana Barbieri

di Cecilia Zecchinelli

Berxwedan, ovvero resistenza. Una parola e un’inevitabile realtà che
accompagnano da un secolo e non solo il popolo curdo. Un popolo antico che
ha dato il nome a una storica regione geografica al centro del Medio
Oriente, l’altopiano del Kurdistan, ma non ha mai avuto un suo vero unico
Stato ed è stato diviso da sempre, spesso perseguitato. Cento anni fa, poi,
la spartizione dell’ormai ex impero ottomano ha portato a una frammentazione
ancora più netta e consistente di questo popolo, a una crescente repressione
e a protratti tentativi di genocidio: nel 1923 il Kurdistan è stato spartito
tra quattro Stati, con la parte del leone ottenuta dalla Turchia kemalista.
Ed è proprio sul Kurdistan turco (Bakur) e poi su quelli confinanti in
territorio iracheno e siriano (Bashur e Rojava) che si concentra
l’attenzione del nuovo libro di Laura Schrader. A livello cronologico, pur
richiamando spesso avvenimenti lontani ma indispensabili per capire quanto
sia accaduto e continui ad accadere, il saggio si focalizza sugli ultimi due
decenni del secolo scorso, con la nascita del partito Pkk e con l’ascesa del
leader-simbolo Abdullah Ocalan fino alla sua segregazione nell’isola turca
di Imrali, ininterrotta dal 1999. La seconda e più consistente parte del
volume prende in esame gli ultimi vent’anni e soprattutto la politica di
annientamento attuata dal leader nazionalista di Ankara, Recep Tayyip
Erdogan, sul territorio turco e oltre i confini in Rojava e Bashur.
Sarebbe impossibile e in fondo inutile sintetizzare questo libro, così denso
di date e di documenti, di esperienze politiche e avvenimenti militari, ma
anche di testimonianze e di persone che hanno lottato e ancora lottano per
il loro popolo con l’impegno politico e sociale nelle “loro” terre e nella
diaspora, con la cultura e con l’arte. Ma ancora, soprattutto, con le armi:
sulle montagne e sulle altre regioni del Kurdistan sempre sotto attacco e
nelle guerre in cui sono e sono stati coinvolti in Medio Oriente, prima tra
tutte quella contro l’Isis nel nord della Siria.
Il lavoro di Laura Schrader, grande conoscitrice del popolo curdo e della
sua tragica storia, inevitabilmente si interseca infatti con le complesse
vicende politiche e militari e con gli interessi economici e geopolitici che
sconvolgono l’intera regione mediorientale. Una parte del mondo la cui
lettura, per non dire comprensione, è particolarmente difficile in
Occidente, anche per la sostanziale mancanza di approfondimento e di reale
interesse, interrotta soltanto e temporaneamente in occasione di eventi di
importanza eccezionale. Un esempio per tutti ne è l’attuale “riemergere”
della questione palestinese, del dramma in realtà costante e mai risolto di
un altro popolo oppresso e senza terra.
Ma la questione curda è ancora più dimenticata. Eppure stiamo parlando di un
grande popolo, e non solo perché comprende 40 milioni di persone, più o meno
la popolazione dell’Ucraina, quattro volte quella di Israele. Ma perché la
storica capacità di resistere ma soprattutto le recenti modalità scelte dai
curdi per continuare a esistere sono (dovrebbero essere) un esempio per
tutti. Mi riferisco in particolare al confederalismo democratico, la
piattaforma politico-sociale messa a punto da Ocalan dall’isola-carcere di
Imrali all’inizio di questo secolo: un sistema di democrazia dal basso
basata sul rifiuto del patriarcato e quindi sull’assoluta parità tra i
sessi, su una economia sostenibile e quindi sul reale rispetto della natura,
e infine sulla convivenza pacifica tra popoli, religioni e culture e quindi
sulla rinuncia a ogni forma di razzismo, dogmatismo e nazionalismo. Un
modello di società che può suonare utopico e riservato a sole speculazioni
filosofiche ma messo in pratica ormai da un decennio in Rojava, la regione
non a caso divenuta oggetto delle maggiori persecuzioni da parte di Erdogan
con il benestare dell’Occidente. Una forma di società nuova che è anche una
forma nuova di resistenza, di berxwedan.   

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1 commento

  1. […] [Le recensioni di Fonti di Pace]: BERXWEDAN-RESISTENZA diCeciliaZecchinelli Ancora bombardamenti turchi in Rojava, l’appello alla Comunità Internazionale […]

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