
Anche Anbamed aderisce all’iniziativa di 150 testate giornalistiche internazionali, di oltre cinquanta paesi, di lanciare domani il 1° settembre una campagna mediatica per condannare le uccisioni dei giornalisti palestinesi da parte dell’esercito israeliano; chiedere la protezione dei giornalisti di Gaza o l’evacuazione di emergenza di quanti la chiedano; chiedere che alla stampa estera venga garantito un accesso indipendente alla Striscia.
La campagna – coordinata da Reporter Senza Frontiere (RSF) e dal movimento globale Avaaz – prevede che le edizioni del primo settembre dei media aderenti escano con pagine o banner neri e il seguente messaggio:
Al ritmo con cui l’esercito israeliano uccide i giornalisti a Gaza, presto non ci sarà più nessuno a tenervi informati. #Protezione per i giornalisti a Gaza #Si lasci entrare i reporter a Gaza.
Questo il testo originale in inglese: “At the rate journalists are being killed in Gaza by the Israeli army, there will soon be no one left to keep you informed.” #ProtectJournalistsInGaza #LetReportersIntoGaza
Rivolgiamo un appello a tutti i media e alle organizzazioni dei giornalisti affinché aderiscano anch’essi alla iniziativa di lunedì 1 settembre.
L’operazione mediatica coordinata giunge pochi giorni dopo gli ultimi attacchi mortali dell’esercito israeliano contro i giornalisti nella Striscia. Il 25 agosto, uno di questi attacchi ha colpito un edificio nel complesso medico di Nasser a Khan Younis, nel sud di Gaza, un noto luogo di lavoro per i giornalisti, uccidendo sei reporter e membri dello staff di testate giornalistiche locali e internazionali come Reuters e Associated Press. Due settimane prima, la notte del 10 agosto, un attacco israeliano aveva ucciso sei giornalisti, tra i quali il corrispondente di Al Jazeera Anas al-Sharif, che era l’obiettivo designato. Oggi, 31 agosto, è stata centrata con un missile lancoato di un drone, la casa della giornalista Islam Abed, uccidendo lei, suo marito e i tre figli. Secondo il sindacato dei giornalisti palestinesi è la 247esima gionalista assassinata a Gaza.

Nel frattempo, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha chiesto un’indagine indipendente sull’uccisione dei sei colleghi di lunedì 25 agosto all’ospedale Nasser di Khan Yunis. L’esercito israeliano ha parlato di un errore citando una fantomatica videocamera di Hamas, per poi aggiungere che aprirà un’inchiesta; la frase magica per coprire ii suoi crimini e ottenere la copertura dei complici. Il criminale Netanyahu ha espresso il suo falso rammarico.
La CNN ha smentito la versione israeliana, mosrando immagini che mostrano l’intenzionalità del’attacco, perché nel secondo lancio, per uccidere i soccorritori, sono stati impiegati due missili.
“Il rapporto iniziale di Israele lascia molte più domande che risposte e non spiega perché un carro armato israeliano abbia aperto il fuoco contro l’operatore della Reuters Hussam Al-Masri e la telecamera visibile in diretta dell’agenzia di stampa che aveva ripreso da quella posizione quotidianamente per diverse settimane”, ha dichiarato l’amministratore delegato del CPJ Jodie Ginsberg. “Né spiega perché i primi soccorritori, inclusi altri giornalisti, siano stati presi di mira in un apparente attacco cosiddetto “doppio colpo” nello stesso luogo. La natura indiscriminata e sproporzionata dell’attacco richiede che questo incidente venga indagato come un apparente crimine di guerra”.
Secondo i dati di RSF, più di 210 giornalisti (iscritti ad organizzazioni internazionali di giornaisti) sono stati uccisi dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza in quasi ventitré mesi di operazioni militari israeliane nei territori palestinesi. Almeno cinquantasei di loro sono stati intenzionalmente presi di mira dall’esercito israeliano o uccisi mentre svolgevano il loro lavoro.
La mobilitazione del primo settembre non ha precedenti per modalità e dimensione, anche se nei mesi scorsi si sono moltiplicate le iniziative delle organizzazioni giornalistiche internazionali per denunciare il massacro di reporter condotto impunemente dall’esercito occupante a Gaza e chiedere l’accesso dei media stranieri nella Striscia. RSF, in particolare, rinnova l’appello per la protezione urgente dei professionisti dei media palestinesi, appello sostenuto a giugno da oltre 200 organi di stampa e organizzazioni della società civile.

[…] 150 testate giornalistiche internazionali di 50 paesi, tra le quali Anbamed, hanno deciso oggi di listare a lutto la prima pagina, chiedendo la fine degli eccidi dei giornalisti palestinesi e l’ammissione di reporter internazionali nella Striscia. clicca […]