128 giornalisti e operatori dei media, tra cui 10 donne, sono state uccise nel 2025, secondo la lista definitiva pubblicata il 31 dicembre dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ).

Il dato più drammatico arriva dal Medio Oriente e dal Mondo Arabo: 74 morti, oltre la metà del totale.

56 erano giornalisti palestinesi, uccisi mentre raccontavano il genocidio in corso a Gaza.

Lo Yemen si classifica al secondo posto con 13 morti, seguito dall’Ucraina con otto. Il Sudan ha riportato sei morti, India e Perù quattro; altri Paesi, tra cui Filippine, Messico, Perù e Pakistan, hanno perso tre giornalisti ciascuno.

A Gaza, non si tratta di una serie di episodi isolati ma di uno schema che parla di testimoni messi a tacere.

Tra loro c’era anche Anas al-Sharif, giornalista di Al Jazeera, uno dei volti più noti di Gaza fino a quando l’IDF lo ha ucciso il 10 agosto vicino all’ospedale Al Shifa.

Israele lo aveva messo nel mirino di una campagna di diffamazione violentissima e a luglio Anas aveva dichiarato al Comitato per la protezione dei giornalisti di vivere con la “sensazione di poter essere bombardato e martirizzato in qualsiasi momento”.

Anthony Bellanger, Segretario Generale dell’IFJ, ha dichiarato: “128 giornalisti uccisi in un solo anno non sono solo una statistica, sono una crisi globale. Queste morti sono un brutale promemoria del fatto che i giornalisti vengono presi di mira impunemente, semplicemente per aver svolto il loro lavoro”.

Credits video @gaza24live https://www.instagram.com/gaza24live/

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