di Nicoletta Dentico — 1 Marzo 2026 (da https://altreconomia.it/non-dimentichiamoci-di-hussam-abu-safiya/)
Per la difesa eroica del suo ospedale a Gaza il medico è da più di un anno detenuto da Israele. Liberarlo è un dovere morale. Alziamo la voce. (Il 28 aprile, la detenzione amministrtiva del dott. Abu Safiya è stata rinnovata su richiesta dell’esercito).

Il suo avvocato racconta che il cuore del pediatra e neonatologo Hussam Abu Safiya è esausto. Il suo corpo è devastato da mesi di incessanti torture, abusi fisici e psicologici: ha perso circa quaranta chili. E il freddo della cella aggrava le sue condizioni di sofferenza estrema.
Il dottore che a Gaza ha salvato la vita a centinaia di bambini travolti dalla furia delle bombe israeliane, resta in isolamento nella prigione di Ofer, un centro di detenzione militare israeliano situato nella Cisgiordania occupata.
Non ci sono accuse contro di lui né la parvenza di un processo. Il 23 dicembre 2024 aveva raccontato a Nbc news come il fuoco dei cecchini israeliani e i proiettili dei carri armati avessero danneggiato l’asilo e il reparto maternità dell’ospedale Kamal Adwan di cui era direttore da poco più di un anno. È il 27 dicembre 2024 quando si consegna all’esercito che lo arresta come “combattente fuorilegge” -questo l’appiglio della forza occupante- solo perché fino a quel momento aveva voluto difendere dall’assedio la struttura sanitaria legalmente protetta dal diritto umanitario internazionale ma descritta come “roccaforte terroristica di Hamas” dalle forze di difesa israeliane.
Ricordiamo tutti l’ultimo fermo immagine della sua strenua resistenza mentre di spalle, nel suo camice bianco, percorre in salita un cumulo di macerie -ciò che resta dell’ospedale- diretto verso il carro armato che lo aspetta al varco, inesorabile. Siamo nel Nord di Gaza City: da ottobre i tank israeliani sono appostati minacciosi vicino al Kamal Adwan. Trecentocinquanta pazienti, medici e paramedici sono costretti a lasciare la struttura, ormai completamente distrutta. Il direttore non si sottrae, stringe la mano a un soldato, forse non del tutto consapevole di quanto viene riservato a chi ha il coraggio di resistere dopo il 7 ottobre 2023.
È un pediatra molto stimato a Gaza Hussam Abu Safiya e ha 51 anni quando prende in mano le redini del Kamal Adwan, dopo che il primo raid delle forze di occupazione porta all’arresto di buona parte dello staff medico e del precedente direttore Ahmed Al-Kahlout. La sua autorevolezza trova conferma nel modo in cui gestisce l’ospedale: incrementa i posti letto per rispondere all’emergenza, ci porta a vivere la famiglia così da proteggerla ed estendere il suo tempo di lavoro.
I sanitari uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023 al 5 settembre 2025 sono stati 1.722 (fonte: Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, settembre 2025)
Lui del resto -nato nel campo profughi di Jabaliya da una famiglia benestante costretta a lasciare la propria città con la Nakba del 1948- a Gaza si è forgiato con una tempra intrisa di consapevolezza e resistenza; con la prontezza di un intervento medico adeguato al contesto di precarietà estrema e ingiustizia geopolitica e con la postura di chi ha imparato ad affrontare con forza ogni circostanza negli scatti di ricorrente violenza nella Striscia.
Il 25 ottobre 2024 Abu Safiya viene arrestato una prima volta e interrogato con altri 44 colleghi per qualche ora. Insulti, minacce e pressioni con l’obiettivo di indurlo a lasciare al più presto la struttura sanitaria segnano la conclusione della temporanea detenzione. Una notizia però lo accoglie al suo rientro: suo figlio Ibrahim di 15 anni è stato ucciso in un attacco di droni all’ingresso del Kamal Adwan. È insopportabile. Eppure torna al lavoro per occuparsi del flusso di pazienti che non finisce mai.
Abu Safiya si staglia come figura centrale nel dibattito internazionale sulla protezione del personale sanitario durante un conflitto armato. Lo studioso Roberto De Vogli ha scritto che il genocidio a Gaza è un irreversibile test etico per la comunità di salute pubblica e che l’empatia selettiva verso i palestinesi ci porta al cuore della più grave crisi morale del nostro tempo. Perciò occorre parlare di Abu Safiya, del valore politico e simbolico della sua resistenza senza precedenti. Parlare, ancora, per chiederne la liberazione. Neppure noi possiamo sottrarci.
Nicoletta Dentico è giornalista ed esperta di diritto alla salute. Già direttrice di Medici senza frontiere, dirige il programma di salute globale di Society for International Development
