di ๐ง๐ต๐ฒ๐ฎ ๐ฉ๐ฎ๐น๐ฒ๐ป๐๐ถ๐ป๐ฎ ๐๐ฎ๐ฟ๐ฑ๐ฒ๐น๐น๐ถ๐ป (Freedom Flotilla Italia)

Cโรจ un momento – nellโazione politica e civile – in cui il linguaggio sembra improvvisamente inadeguato a descrivere e arginare ciรฒ che emerge con chiarezza brutale: lโindifferenza.
Durante un presidio cittadino, in questi giorni di un fortemente simbolico digiuno per Gaza, una coppia si รจ avvicinata al nostro gazebo con un commento secco:
ยซSiete dei miserabili. Che miseria digiunare per Gaza.ยป
Alla domanda piรน semplice e inevitabile โ cosa fate voi per Gaza, per la Palestina? โ la risposta รจ stata altrettanto netta:
ยซNiente.ยป
Ma niente puรฒ dirsi ‘niente’, dato che il nulla assoluto non esiste.
Dentro quei niente c’รจ vacuo silenzio, indifferenza, distanza, rifiuto di prendere di posizione.
Non รจ semplicemente ‘niente’.
๐๐ถ ๐ณ๐ฟ๐ผ๐ป๐๐ฒ ๐ฎ๐น๐น๐ฎ ๐ฑ๐ฟ๐ฎ๐บ๐บ๐ฎ๐๐ถ๐ฐ๐ถ๐๐ฎฬ ๐ฑ๐ฒ๐ด๐น๐ถ ๐ฒ๐๐ฒ๐ป๐๐ถ ๐ด๐ฒ๐ผ๐ฝ๐ผ๐น๐ถ๐๐ถ๐ฐ๐ถ,
๐ถ๐น ‘๐ป๐ถ๐ฒ๐ป๐๐ฒ’ ๐ป๐ผ๐ป ๐ฒฬ ๐๐๐ผ๐๐ผ.
Allora quel โnienteโ merita attenzione:
assieme alla frase precedente diventa ancora piรน evidente che si configura come intrinseca dichiarazione di posizione.
Non รจ neutralitร .
Non รจ ignoranza innocente.
๐ฬ ๐๐ป๐ฎ ๐๐ฐ๐ฒ๐น๐๐ฎ ๐ฑ๐ถ ๐ฑ๐ถ๐๐๐ฎ๐ป๐๐ฎ.
ร una sospensione volontaria del giudizio che diventa, di fatto, complicitร passiva.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una gestione sempre piรน selettiva della memoria.
Il 27 gennaio, giornata consacrata al ricordo e al dolore, รจ diventato uno spazio rigidamente delimitato, quasi proprietario.
Il 31 gennaio, dedicato a livello globale alla memoria degli ostaggi palestinesi, resta invece marginale, rimosso, contestato.
Se proviamo a osservare la realtร senza filtri ideologici,
๐ฒฬ ๐ถ๐ป๐ป๐ฒ๐ด๐ฎ๐ฏ๐ถ๐น๐ฒ ๐ฐ๐ต๐ฒ ๐น’๐ถ๐ป๐๐ฒ๐ฟ๐ผ ๐ฝ๐ผ๐ฝ๐ผ๐น๐ผ ๐ฝ๐ฎ๐น๐ฒ๐๐๐ถ๐ป๐ฒ๐๐ฒ ๐๐ถ๐๐ฒ ๐๐ป๐ฎ ๐ฐ๐ผ๐ป๐ฑ๐ถ๐๐ถ๐ผ๐ป๐ฒ ๐ฑ๐ถ ๐ผ๐๐๐ฎ๐ด๐ด๐ถ๐ผ.
Ostaggi nei territori occupati.
Ostaggi nelle carceri.
Ostaggi nella diaspora.
Ostaggi di uno status di rifugiato che congela il diritto al ritorno.
Ostaggi di una narrazione che riduce, distorce, cancella.
Ostaggi del silenzio internazionale.
In questo contesto, un digiuno di sei giorni non รจ un gesto eroico nรฉ un atto risolutivo. ร qualcosa di molto piรน modesto ma, proprio per questo, piรน radicale: un rifiuto dellโindifferenza.
Ed รจ forse questo che infastidisce.
Perchรฉ lโindifferenza, dal canto suo, ama essere invisibile. Non tollera chi, per contrasto, la rende evidente.
La storia che conduce alla situazione attuale non inizia il 7 ottobre 2023, come una narrazione comoda vorrebbe far credere. Affonda le sue radici molto piรน indietro, nel 1897, con la fondazione della Zionist Organization da parte di Theodor Herzl, intellettuale austro-ungarico legato alle รฉlite imperiali europee.
Nel 1898, con i primi viaggi organizzati in Palestina, ad Al-Quds e a Jaffa, prende lโavvio un progetto coloniale che non ha mai nascosto la propria natura insediativa assolutista.
Nel corso dei decenni, quel progetto si รจ trasformato in uno Stato che ha fatto dellโespansione territoriale, della segregazione e della forza militare una struttura permanente.
Uno Stato che, per comportamenti contrari al diritto internazionale, รจ stato piรน volte oggetto di condanne e risoluzioni da parte delle Nazioni Unite, senza che a tali prese di posizione sia mai seguita una reale assunzione di responsabilitร politica da parte della comunitร internazionale.
Non รจ necessario, qui, ripercorrere nel dettaglio la storia del sionismo e del progetto di una โGrande Israeleโ che comprende non solo tutta la Palestina, ma gran parte delle terre circostanti.
ร sufficiente riconoscere un punto essenziale: ๐๐ฒ๐ป๐๐ฎ ๐๐ป๐ฎ ๐ฟ๐ฒ๐ฎ๐น๐ฒ ๐ฐ๐ผ๐ป๐ผ๐๐ฐ๐ฒ๐ป๐๐ฎ ๐ฑ๐ฒ๐ถ ๐ณ๐ฎ๐๐๐ถ ๐ผ๐ด๐ป๐ถ ๐ด๐ถ๐๐ฑ๐ถ๐๐ถ๐ผ ๐ฑ๐ถ๐๐ฒ๐ป๐๐ฎ ๐ถ๐บ๐ฝ๐ฟ๐ผ๐ฝ๐ฟ๐ถ๐ผ.
E senza volontร di sapere, lโignoranza diventa arma e il giudizio diventa una forma di violenza.
Dal 1898 a oggi, il popolo palestinese si รจ trovato costretto non solo a difendere la propria terra, ma anche la propria stessa esistenza, sia come popolo che come presidio culturale e simbolico.
I palestinesi hanno dovuto opporsi e sottrarsi alla propria cancellazione radicale, non solo resistendo – in Cisgiordania – all’occupazione, agli attacchi da parte dei coloni, alla distruzione degli ulivi, alle razzie di bestiame, all’apartheid, e resistendo – nella Striscia di Gaza – all’embargo, al divieto di pesca, alla distruzione dei raccolti, alla chiusura dell’acqua e dei rifornimenti, ai bombardamenti e alla distruzione di tutte le strutture civili.
Hanno dovuto fronteggiare distorsioni narrative e subire gli attacchi di chi parla senza conoscere e giudica senza voler sapere.
Definire โmiserabileโ chi digiuna per Gaza non รจ unโopinione.
ร lโespressione di un vuoto etico e morale.
Di un rifiuto di responsabilitร .
Di una scelta precisa: quella di non vedere.
Il โnienteโ che accompagna questa scelta pesa, oggi,
molto piรน di qualsiasi parola.
๐ง๐ต๐ฒ๐ฎ ๐ฉ๐ฎ๐น๐ฒ๐ป๐๐ถ๐ป๐ฎ ๐๐ฎ๐ฟ๐ฑ๐ฒ๐น๐น๐ถ๐ป
Freedom Flotilla Italia
ACoscienzaLibera 006
- โข โข
img: Post del 2008 – The Womenโs Association USA
