Una lettera di protesta contro la repressione spietata delle manifestazioni è stata preparata da associazioni e cittadini e cittadine. Blocaare il soccorso sanitario è un reato, scrivono gli autori del messaggio. Firmatelo anche voi!
Le ambulanze non si toccano! Un messaggio da spedire a: <segreteriaministro@sanita.it>, <presidente@pec.governo.it>, <segreteria.presidente@governo.it>, <segreteria@fnomceo.it>, <segreteria@odmbologna.it>

Da settimane, un grande movimento attraversa le piazze del Paese per rivendicare diritti, giustizia sociale e libertà, contro le disuguaglianze, il riarmo, le guerre e le politiche che sacrificano i diritti delle persone.
La risposta a queste rivendicazioni non può essere la repressione. La violenza esercitata contro chi manifesta è inaccettabile e rappresenta una grave minaccia per la libertà di dissenso e la democrazia.
Come cittadine e cittadini che si affidano ogni giorno al Servizio sanitario nazionale, abbiamo visto le immagini arrivate da Bologna durante le proteste del 24 ottobre: un’ambulanza intervenuta per soccorrere un ragazzo ferito, con il ferito già a bordo, è stata investita dai getti degli idranti delle forze dell’ordine.
Un fatto gravissimo, che non può essere minimizzato né lasciato senza risposte. Un mezzo di soccorso non può essere messo in pericolo mentre svolge la propria funzione. Chi presta assistenza sanitaria deve poter operare in sicurezza, sempre, senza ostacoli o interferenze.
Ostacolare un soccorso in corso è un reato. L’articolo 340 del codice penale punisce chiunque cagioni un’interruzione o turbi la regolarità di un servizio pubblico, e il servizio di emergenza 118 è un servizio pubblico. Vale per chiunque, in divisa o senza.
C’è una domanda che dobbiamo porre: da quando, in Italia, un mezzo di soccorso è diventato un bersaglio? Negli ultimi due anni a Gaza abbiamo imparato a vedere ambulanze colpite, equipaggi uccisi, ospedali assediati dalle forze israeliane. A Rafah, il 23 marzo 2025, soldati israeliani hanno sparato su un convoglio di ambulanze della Mezzaluna Rossa con le sirene accese, hanno ucciso quindici soccorritori e li hanno sepolti sotto i loro mezzi schiacciati.2 L’OMS ha documentato 735 attacchi alla sanità nella Striscia tra l’ottobre 2023 e il giugno 2025, con 917 morti e 34 ospedali danneggiati;3 i sanitari uccisi dall’esercito israeliano superano oggi i 1.700.4
Le Relatrici speciali delle Nazioni Unite sul diritto alla salute e sui territori palestinesi occupati, Tlaleng Mofokeng e Francesca Albanese, hanno dato a questo un nome: medicidio, la distruzione mirata di un sistema sanitario, e lo hanno definito una componente del genocidio in corso.5 Un mese dopo la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha concluso che Israele è responsabile di genocidio nella Striscia di Gaza.6
Abbiamo chiamato quelle immagini con il loro nome e chiesto che chi cura fosse protetto sempre, ovunque. Non pensavamo di dover porre la stessa domanda in via Marconi, a Bologna. Un’ambulanza che soccorre non si tocca, si tutela e si protegge. Quell’ambulanza è il Servizio sanitario nazionale: cura chiunque, senza chiedere chi sia e da che parte stia. È la cosa più universale che questo Paese abbia costruito, e in via Marconi stava facendo esattamente il suo lavoro.
Per questo vogliamo sapere cosa è accaduto e come sia stato possibile.
CHIEDIAMO ALLE AUTORITÀ COMPETENTI:
- una ricostruzione immediata e trasparente della dinamica dei fatti;
- l’accertamento delle responsabilità individuali e operative;
- spiegazioni chiare sulle circostanze che hanno portato un mezzo di soccorso, con un ferito a bordo, a essere investito dai getti degli idranti;
- garanzie concrete affinché episodi simili non si ripetano.
Non accettiamo che la violenza contro chi soccorre venga normalizzata. Non accettiamo che la tutela della salute venga subordinata alle esigenze di ordine pubblico. Non accettiamo il silenzio delle istituzioni, e di gran parte della stampa, di fronte a fatti di questa gravità.
Quell’ambulanza era lì per uno di noi, e domani può essere lì per chiunque di noi. Può essere lì anche per VOI. Difendere chi cura e chi soccorre significa difendere il diritto alla salute, la dignità umana e i diritti fondamentali di tutte e tutti.
Pretendiamo risposte immediate, trasparenza e responsabilità. Il silenzio non è una risposta accettabile.
1. Agenzia Dire, 24 ottobre 2026, ore 22:57: dire.it/24-10-2026/1280370-a-
2. Video recuperato dal telefono di un paramedico ucciso, verificato dal New York Times e presentato dalla PRCS alle Nazioni Unite; NBC News, 5 aprile 2025. nbcnews.com/news/world/video-
3. OHCHR, comunicato stampa del 13 agosto 2025, dati OMS all’11 giugno 2025. ohchr.org/en/press-releases/
4. Palestinian Central Bureau of Statistics: 1.701 operatori sanitari uccisi tra ottobre 2023 e ottobre 2025. Conteggio alternativo, più restrittivo: Healthcare Workers Watch, 1.571 al 17 aprile 2026. healthcareworkerswatch.org
5. OHCHR, 13 agosto 2025, cit.
6. Independent International Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, 16 settembre 2025. ohchr.org/en/press-releases/
