Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

3 Giugno 2021,

Rassegna n. 337

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I titoli

Turchia: Erdogan minaccia di colpire il campo profughi di Makhmour in Iraq a 180 km dal confine.

Israele: Lapid ha annunciato il successo della sua coalizione anti Netanyahu.

Libano: Un appello disperato del premier dimissionario: “Il paese sta affogando!”.

Sahara Occidentale: Il leader del polisario lascia la Spagna e torna in Algeria, ma la crisi tra Rabat e Madrid non si dissolve.

Giordania: A processo due ex alti funzionari dello Stato, accusati di trame contro la monarchia.

Iran; Una nave ed una raffineria divorati dalle fiamme.

Le notizie

Turchia

Il presidente turco Erdogan, in un’intervista televisiva rilasciata alla rete di Stato TRT, ha minacciato l’Iraq di “purificare” il campo profughi di Makhmour diventato, secondo lui, l’incubatrice dei combattenti PKK. “La nostra offensiva non si arresterà alla zona di confine, ma si estenderà fin dove c’è un pericolo per la nostra sicurezza nazionale”, ha tuonato il neo sultano. Fonti irachene – sotto garanzia di anonimato – hanno confermato che Ankara ha già avvisato per vie diplomatiche il governo di Baghdad e quello autonomo di Erbil delle sue intenzioni guerrafondaie. Il campo Makhmour ha accolto venti anni fa i profughi fuggiti dalla Turchia, dopo le offensive dell’esercito nella regione del Kurdistan del nord. Attualmente vi abitano circa 14 mila persone, sia curdi turchi che curdi iracheni. Il campo dista dal confine turco 180 km.

Israele

L’ex presentatore televisivo, Lapid, ha comunicato al presidente il successo della sua missione. Ha ottenuto il sostegno della Lista araba Unita diretta da Mansour Abbas, che ha 4 seggi. Una coalizione eterogenea che ingloba piccoli partiti di centro, destra e sinistra. L’accordo con Bennett, capo del partito religioso di destra “Yamina”, è stato il perno del suo successo al costo però di cedere la presidenza del governo nella prima fase allo stesso Bennett. La coalizione ha 10 giorni per formare il governo e spartirsi i ministeri. Un lasso di tempo che potrebbe riservare sorprese, perché Netanyahu non è intenzionato a cedere il comando della politica israeliana e potrebbe agire per “convincere” anche un solo parlamentare della nuova maggioranza a cambiare idea e passare dalla sua parte. L’amministrazione Biden teme che il premier sconfitto politicamente possa imbarcarsi in un’avventura militare contro l’Iran. Washington ha invitato d’urgenza il ministro della difesa Gantz.

Ieri, la Knesset ha votato il laburista Herzog a nuovo presidente di Israele.

Libano

Il premier dimissionario, Hassàn Diab, ha messo in guardia i partiti e il Parlamento dalla grave crisi economica e finanziaria che minaccia il crollo del paese. Ha dichiarato in un discorso televisivo in diretta che: “Forze esterne stanno stringendo il cerchio attorno al Libano e un’eventuale bancarotta avrà effetti nefasti su tutti i libanesi”. Inoltre, ha rivolto un appello alle forze politiche di compiere compromessi che possano far nascere un nuovo governo pienamente in carica. Il braccio di ferro tra il presidente della Repubblica, Aoun, e il premier incaricato, Hariri, ha ripreso vigore subito dopo la trasmissione del discorso di Diab, con accuse reciproche di ostacolare la formazione del nuovo governo.

Sahara Occidentale

Il leader del Polisario, Ibrahim Ghali, è tornato in Algeria, dopo una fase di cure mediche in Spagna. La sua permanenza in un ospedale spagnolo ha creato una frizione diplomatica tra Rabat e Madrid. In una campagna in crescendo per costringere la Spagna a cambiare posizione sulla questione del Sahara Occidentale, Rabat ha allentato i controlli ai confini delle enclave di Ceuta e Melilla e poi ha richiamato l’ambasciatora a Madrid. Una crisi diplomatica che non sembra attenuarsi, anche dopo la partenza di Ghali da Madrid e il suo ritorno in Algeria.

Giordania

Due accusati per il tentativo di tramare contro la monarchia sono stati deferiti al Tribunale per la sicurezza dello Stato. Sono ex alti funzionari che ricoprivano incarichi sensibili: uno era il capo della Corte reale e l’altro inviato in Arabia Saudita. La procura non ha ancora definito la data del processo. Nella vicenda era stato accusato anche il fratello di re Abdallah II, principe Hamza, ma poi è stato “scagionato” con un decreto reale.

I panni sporchi si lavano in famiglia.

Iran

Una nave iraniana si è inabissata nel Golfo dopo che a bordo erano divampate le fiamme e, in un altro incidente, un enorme incendio ha divorato un impianto di gas naturale, che alimentava la raffineria di Tondguyan, a Teheran. L’agenzia Tansim insinua implicitamente che vi siano mani esterne dietro questi due “incidenti”, titolando: “Iran sotto fuoco”. I responsabili della raffineria sostengono che l’incendio è stato originato da un guasto tecnico ed hanno confermato che non ci sono vittime. Sarebbero state divorate dalle fiamme 18 cisterne. Nell’altro episodio, una nave della marina iraniana è stata distrutta dalle fiamme e sparita nelle acque di fronte al porto di Bandre Jask. Nel comunicato dell’esercito non si spiega l’origine dell’incendio, ma si parla di 18 ore di lotta contro le fiamme. Tutto il personale della nave è stato tratto in salvo.

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