Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

22 giugno 2021,

Rassegna n. 356

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I titoli

Turchia: Procedimento presso la Corte Suprema per lo scioglimento dell’HDP.

Libano: La crisi dei carburanti all’origine di scontri con morti e feriti.

Palestina Occupata: Gaza strangolata. I contadini lasciano i raccolti marcire nei campi per l’impossibilità di esportarli.

Etiopia: Elezioni azzoppate. Nel 20% del territorio non si sono svolte a causa del conflitto.

Iraq: Condannato a morte l’assassino di un’attivista di piazza Tahrir.

Le notizie

Turchia

La Corte suprema ha aperto un procedimento per dichiarare il Partito Democratico dei Popoli (Hdp) fuorilegge. Lo scrive l’agenzia ufficiale Anadolu. Il presidente Erdogan aveva già accennato in un suo comizio che l’HDP è un partito che va chiuso. Immediatamente il procuratore generale ha emesso i suoi capi d’accusa, chiedendo lo scioglimento del partito, la confisca delle sue risorse economiche ed il divieto ai suoi membri di compiere attività politica. Il teorema Erdogan è che il partito democratico dei popoli non è altro che la vetrina del Partito dei Lavoratori PKK. Già 5 anni fa, subito dopo il fallito golpe, i dirigenti dell’Hdp, compreso il co-segretario, Selahattin Demirtas, sono stati imprigionati e sono tuttora in carcere senza processo.

Libano

La crisi dei rifornimenti di carburanti ha causato lunghe file davanti ai distributori, la vendita è stata limitata a 10 litri per auto. Queste condizioni hanno creato ripetuti momenti di tensione che sono sfociati in scontri armati, con morti e feriti. Ieri sono rimaste uccise tre persone e ferite quattro. La scarsezza dei carburanti, spiega il ministro dell’energia, è dovuta a causa del contrabbando verso la Siria, ma la motivazione non convince. Il vero problema è finanziario, perché la Banca centrale non ha le riserve per il pagamento delle sovvenzioni statali ai carburanti e le società importatrici hanno deciso di consegnare soltanto dopo l’avvenuto saldo. Questo dei prezzi dei carburanti è soltanto uno degli aspetti della crisi economica, sociale e politica del Libano.

Palestina Occupata

L’assedio economico contro Gaza dura da 40 giorni. I valichi sono chiusi e il passaggio delle merci avviene col contagocce. I contadini di Gaza hanno lasciato marcire i prodotti nei campi per l’impossibilità di esportarli.

L’incontro di ieri tra il rappresentante palestinese e il coordinatore Onu per Gaza è stato un fallimento. Tor Wennesland ha ripetuto davanti ai responsabili di Hamas le condizioni israeliane per la riapertura dei valichi. Tra queste il rilascio dei 4 soldati e agenti di Tel Aviv prigionieri a Gaza. Oggi si terrà una riunione delle organizzazioni palestinesi per decidere la linea politica e militare di risposta allo strangolamento di 2 milioni di cittadini nella striscia.

Etiopia

Si sono svolte ieri in Etiopia le elezioni politiche ed amministrative. Un appuntamento che è stato al centro della crisi e che ha portato alla guerra in Tigray. Le elezioni dovevano tenersi nell’agosto 2020, ma sono state rinviate a causa dell’emergenza Covid19. Il conflitto ancora in corso ha fatto sì che nel 20% del territorio non è stato possibile svolgere le operazioni di voto. Il premier Abiy Ahmad continua a ripetere che queste elezioni sono la vera espressione democratica dei popoli dell’Etiopia, ma la situazione reale è un’altra. Ci sono molti oppositori e giornalisti imprigionati e le divergenze etniche stanno frantumando il paese. Nella provincia Oromo è stato dichiarato l’astensionismo dal voto da parte dei maggiori gruppi politici locali.

Oltre alla crisi interna, Addis Abeba è ai ferri corti con Sudan e Egitto per la gestione delle acque del Nilo.

Iraq

Il tribunale di Baghdad ha condannato a morte l’assassino dell’attivista, Shelan Dara Raouf, farmacista di 28 anni, e dei suoi genitori. Il caso aveva suscitato in Iraq uno scalpore per la notorietà della donna che svolgeva attività di soccorso nella piazza Tahrir di Baghdad, durante le manifestazioni di protesta contro la corruzione. Il crimine è del settembre 2020 e si è giunti ora ad una condanna: morte per impiccagione. L’uomo arrestato ad Irbil era un miliziano che svolgeva la guardia all’aeroporto internazionale e ha sostenuto in tribunale che l’assassinio è stato la conseguenza del mancato pagamento di una somma di denaro che lui chiedeva alle vittime per garantire loro protezione.

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