Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

31 agosto 2021

Rassegna anno II/n. 62

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I titoli

Afghanistan: L’ultimo soldato USA ha lasciato l’Afghanistan. È finita nel più totale caos la più grande guerra statunitense. L’ONU non approva la “zona sicura” proposta dalle potenze occidentali.

Egitto: Liberati 3 dissidenti detenuti dal 2019.

Tunisia: Consegnato ad Algeri un rifugiato politico algerino. Un baratto per l’estradizione dell’imprenditore e politico tunisino El-Qerui?

Sud Sudan: Insediato il nuovo Parlamento non eletto, ma il paese rimane in fase di forte conflitto interetnico.

Israele: Morto in ospedale un soldato israeliano ferito da un colpo di pistola durante le manifestazioni di protesta palestinesi.

Le notizie

Afghanistan

Poco dopo mezzanotte, orario di Kabul, è partito l’ultimo aereo miliare USA, trasportando l’ultimo soldato e l’ambasciatore. Critiche dei repubblicani alla ritirata umiliante e giubilo dei taliban per la fine dell’occupazione del paese, durata 20 anni, da parte delle truppe di Washington e Nato. Spari in aria per festeggiare quello che la maggioranza degli afgani considera il giorno dell’indipendenza. Scene che sono state postate sui social con molta enfasi, soprattutto dai capi dei fondamentalisti. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha scritto: “I soldati americani hanno lasciato l’aeroporto di Kabul e la nostra nazione ha ottenuto la sua piena indipendenza”.

Il Pentagono e il Dipartimento di Stato hanno confermato che ci sono ancora circa 200 cittadini civili statunitensi e sperano che il movimento taliban rispetti le promesse avanzate nei giorni scorsi di lasciar partire stranieri e afgani con visti per l’estero. Il segretario Blinken ha sottolineato che la situazione sarà monitorata dalla base USA di Al-Adam, a Doha, in Qatar, dove si stanzierà un nuovo comando per le operazioni in Afghanistan. Per oggi è annunciato un discorso del presidente Biden, per spiegare la fine della più lunga guerra statunitense.

Il Pentagono ha comunicato di aver distrutto, senza la possibilità di un loro recupero, 74 aerei militari e centinaia di carri armati e sistemi d’arma missilistici. Il movimento taliban invece ha mostrato le immagini del primo loro volo aereo militare dall’aeroporto di Qandahar, sottolineando che quel velivolo era stato un bottino di guerra che i loro tecnici hanno riparato.

All’ONU non è passata la linea delle potenze occidentali per la creazione di una zona sicura a Kabul sotto il controllo dei Caschi Blu. Il rappresentante cinese si è scagliato contro la “politica imperialista” degli USA, “una guerra che è costata centinaia di migliaia di vittime civili afgane, per mostrare i muscoli della potenza militare”. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato una risoluzione che richiede ai taleban il rispetto degli “impegni” presi a favore della partenza di chi vuole lasciare l’Afghanistan, ma il documento non menziona la ‘safe zone’, la zona protetta per l’aeroporto di Kabul, proposta da Francia e Gran Bretagna per facilitare, sotto la supervisione dell’Onu, le evacuazioni, anche dopo il ritiro statunitense e Nato; 13 voti a favore e due astenuti: Cina e Russia. Il rappresentante di Pechino ha ribadito che: “L’Occidente non può scaricare gli errori delle proprie politiche di dominio sul Consiglio di Sicurezza. Si deve imparare la lezione e non creare altre situazioni di guerra e destabilizzazione ai paesi confinanti con l’Afghanistan”.

Sul fronte interno, i taliban sono in evidente difficoltà a gestire la situazione economica. Nella prima giornata di apertura delle banche, si sono formate lunghe file di cittadini, in attesa di ritirare denaro per affrontare la sopravvivenza quotidiana. Nel settore sanitario, i capi del movimento, ipocritamente, fanno appello alle donne di tornare al lavoro, ma il crollo del labile sistema è palese a tutti. L’insidia delle frange jihadiste più estremiste come Daiesh/ISIS-Khorasan si aggiunge alla sfida della provincia ribelle del Panshir, che resiste, sotto la guida del comandante Massoud e la partecipazione di migliaia di ex ufficiali e soldati dell’ex esercito governativo, alla salita al potere dei taliban. La provincia del Panshir è stata assediata e sono stati interrotti i collegamenti stradali, di comunicazioni telefoniche ed Internet.

Per il momento le frasi accomodanti su un governo inclusivo sono soltanto parole. I leader taliban discutono tra di loro sul da farsi, ma nel frattempo hanno messo agli arresti domiciliari i più importanti politici afgani. Il portavoce dell’ufficio politico taliban, Naim, ha espresso la disponibilità ad accettare un’opposizione al loro governo, ma poi ha aggiunto: “Non accetteremo chi destabilizza l’Emirato”.

Egitto

La Procura del Cairo ha liberato 3 detenuti d’opinione: l’attivista Ziad Abu Al-Fadl (in carcere dal 2019), la ricercatrice Shaima Sami (arrestata in aprile 2020, con l’accusa di divulgazione di notizie false) e il blogger Shady Srour (arrestato al suo ritorno dagli Stati Uniti nel dicembre 2019). Il loro rilascio è stato il risultato del lavoro del Gruppo per il Dialogo Internazionale, guidato dal deputato Mohammed Sadat, figlio dell’ex presidente egiziano. Il gruppo è una commissione informale, costituita da Parlamentari e da rappresentanti della società civile, con il compito di seguire le campagne internazionali sulla situazione dei detenuti di opinione in Egitto e segnalare le situazioni critiche alle autorità giudiziarie, di sicurezza e politiche del Cairo.

Tunisia

Il Forum tunisino per i diritti economici e sociali ha denunciato la consegna dell’oppositore algerino, Soleiman Abu Hafs, alla polizia di Algeri. Abu Hafs appartiene al Movimento per l’indipendenza della Cabilia, classificato dal governo algerino come organizzazione terroristica ed è stato condannato a 5 anni di carcere da un tribunale algerino. Aveva ottenuto dall’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati il riconoscimento, che imporrebbe alla Tunisia, paese ospitante, di non estradarlo coercitivamente al paese d’origine. il Forum tunisino denuncia: “La sua consegna alle autorità algerine è una violazione degli accordi e trattati internazionali firmati dalla Tunisia”. La stampa tunisina e algerina concordano nel sostenere che la consegna di Abu Hafs fa parte di uno scambio tra i servizi di sicurezza dei due paesi, scrivendo che l’Algeria provvederà alla consegna del magnate televisivo e politico populista, El Qerui, fuggito dai processi per corruzione ed arrestato in Algeria due giorni fa con l’accusa di immigrazione clandestina.

Sud Sudan

Si è tenuta ieri la prima seduta del nuovo Parlamento composto da rappresentanti del partito di governo e dell’opposizione. La scelta dei deputati (non eletti) è stata espressa dai due principali partiti dell’accordo di pace del 2018 siglato a Juba. Il Parlamento sarà presieduto da una donna: Jemma Nunu Kumba, fedele al presidente Silva Kiir.

Il presidente ed il suo vice, Machar, sono stati oggetto di aspre critiche per il ritardo dell’applicazione degli accordi di Juba. Lo stesso Machar è stato estromesso dal vertice del suo partito e la scissione è stata seguita, alla fine di luglio, da scontri armati. Sono in corso nel paese ancora molti conflitti interetnici, che l’élite al potere non ha lavorato per la loro risoluzione pacifica. A questa fonte di instabilità si aggiunge la repressione del dissenso. La Coalizione popolare per la difesa dei diritti della società civile ha denunciato le pressioni subite per impedire l’organizzazione di manifestazioni di protesta. Per ordine del governo è stata bloccata Internet ed oscurate le piattaforme social, con il chiaro intento di far fallire ogni tentativo di organizzare cortei di dissenso.

Israele

Un agente speciale delle forze israeliane è morto in ospedale dopo il ferimento subito da una pallottola che lo ha colpito durante le manifestazioni di protesta palestinesi del 21 agosto. Un palestinese armato di pistola ha sparato contro il cecchino e lo ha colpito al petto. Durante gli stessi scontri circa 40 palestinesi sono rimasti feriti, tra i quali un bambino di 12 anni, morto in ospedale in seguito alle ferite riportate.

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