Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

10 settembre 2021

Rassegna anno II/n. 72

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I titoli

Afghanistan: 200 stranieri hanno lasciato Kabul sul primo aereo commerciale decollato dall’aeroporto. L’Emirato islamico promette elezioni ma senza partiti.

Marocco: Si dimette il vertice del partito islamista dopo il crollo elettorale.

Siria: Daraa si arrende. L’esercito di Assad entra nel centro della città.

Iran: I guardiani bombardano le basi degli autonomisti nel Kurdistan iracheno.

Iraq: La solidarietà sfida la corruzione. Un giovane disabile, in seguito alle pallottole della polizia, sarà curato con una raccolta fondi.

Giordania: Condanna definitiva a 15 anni per uno degli imputati del tentato golpe dello scorso marzo.

Le notizie

Afghanistan

Un volo commerciale delle linee aeree del Qatar è decollato ieri dall’aeroporto di Kabul con a bordo 200 cittadini stranieri. Per il momento questa è l’unica promessa mantenuta dalle milizie taliban, da quando hanno preso militarmente il potere in Afghanistan. Lo scalo aereo adesso potrà accogliere i voli con gli aiuti umanitari, per far fronte alla situazione gravissima di molta popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. In 20 anni di occupazione, non è stato creato un sistema economico produttivo capace di garantire l’autosufficienza alimentare.

I taliban hanno criticato il mantenimento nelle liste nere di USA e ONU di alcuni loro dirigenti,considerano ciò una violazione degli accordi di Doha. Il portavoce Mujahid, che adesso ricopre l’incarico di sottosegretario alla comunicazione del nuovo governo, ha dichiarato: “Questo comportamento è un’interferenza negli affari interni afgani”.

Dall’interno dell’Afghanistan sono due le voci critiche alla formazione del governo monocolore. L’ex presidente Karzai, di fatto agli arresti domiciliari, ha rilasciato un’intervista, sostenendo che questo governo non rappresenta tutti gli afgani. Il Partito dell’Unità Islamica (sciita) ha emanato un comunicato che respinge questo governo che “rappresenta una sola etnia, una sola confessione e una sola parte politica”. Il movimento jihadista ha indirettamente risposto, per bocca del neo nominato premier, Akhund, sostenendo che: “I governi non si formano su base etnica, ma sulle competenze ed inseriremo in futuro altri ministri”. Un altro passo dell’intervista riguarda la promessa di future elezioni, ma non saranno ammessi i partiti, “perché sono elementi di divisione e sono loro a causare le guerre”.

Due giornalisti afgani, Taki Daryabi (reporter di 22 anni) ed Ematullah Naqdi (fotografo di 24 anni), che lavorano per il quotidiano “Etilaat” (Informazione quotidiana), hanno denunciato di essere stati fermati e maltrattati da miliziani taliban in una caserma della polizia, per aver seguito e documentato la manifestazione delle donne davanti al palazzo presidenziale. Hanno pubblicato le foto delle ferite sul viso, sulle gambe e sulla schiena e raccontato: “Dopo averci legato le mani dietro la schiena e fatto distendere per terra hanno iniziato a colpirci con bastoni, manganelli, filo elettrico e fruste. Volevano farci ammettere di aver organizzato noi la manifestazione per creare la notizia. Dopo due ore di torture ci hanno rilasciato senza nessuna spiegazione”.

Il coraggio di Daryabi e Naqdi che sfida la violenza degli studenti coranici è la speranza di un Afghanistan democratico.

Marocco

Il terremoto elettorale marocchino ha sbaragliato il partito islamista “Giustizia e Sviluppo”, che è passato da 125 seggi a 12. Tutto l’ufficio politico si è dimesso in massa e il Consiglio Nazionale si riunirà il prossimo sabato per nominare il comitato reggente fino al prossimo congresso. La perdita di consensi era nell’aria, ma nessuno aveva pronosticato un disastro simile: passare dal primo partito, in due elezioni (2011 e 2016), per arrivare ottavo in questa tornata. Dopo 10 anni di governo, gli islamisti andranno all’opposizione. Si attende la decisione di re Mohammed VI per la scelta del primo ministro. La riforma costituzionale del 2011 ha fatto del Marocco una monarchia parlamentare, ma con un ruolo centrale della famiglia reale in molti ambiti strategici, rendendo di fatto il governo zoppo; infatti la corsa agli armamenti e le relazioni con la vicina Algeria sono state decise dalla Corte reale.

Siria

L’esercito siriano è entrato a Daraa in seguito alla mediazione dei militari russi. L’accordo prevede la consegna delle armi dei miliziani presenti in alcuni quartieri assediati. I governativi erigeranno 9 posti di blocco ed avvieranno un piano di perlustrazioni nelle case, per accertare l’assenza di armi nascoste. All’inizio di settembre circa 100 miliziani sono stati trasferiti con le loro famiglie nel nord ovest della Siria, in zone controllate dall’opposizione armata. Daraa, culla della rivolta nel marzo 2011, si è arresa alla forza dell’artiglieria che negli ultimi due mesi ha ridotto in macerie diversi quartieri. Non è stata risparmiata neanche la più antica moschea della città meridionale.

Iran

Secondo la stampa di Erbil, i guardiani della rivoluzione iraniana hanno bombardato con artiglieria e droni una zona del Kurdistan iracheno, al confine con l’Iran. Obiettivo dei bombardamenti sono state le zone montagnose dove hanno le loro basi gruppi armati curdo-iraniani. Secondo le autorità irachene non ci sono state vittime. Il Rojhilaté, provincia curda dell’Iran, rivendica l’autonomia nel quadro della Repubblica islamica, ma Teheran si è sempre opposta e accusato i gruppi politici autonomisti di terrorismo, con condanne anche alla pena capitale.

Iraq

Kamal Qassem, giovane iracheno di 22 anni, è paralizzato dal 2019 a causa di una pallottola che lo ha colpito alla schiena, durante una manifestazione di protesta. Per l’intervento chirurgico, che potrebbe ridargli l’uso delle gambe, servono molti soldi che Qassem e la sua famiglia non possiedono. Il Parlamento ha respinto un disegno di legge sui risarcimenti alle vittime della repressione. Un gruppo di amici del giovane ha avviato sul web una campagna di raccolta fondi, seguita da iniziative di piazza e nei mercati della città. In due giorni sono riusciti a raccogliere la cifra necessaria per ricoverare Qassem all’estero.

Giordania

Condanna definitiva a 15 anni di carcere per Bassem Awadallah, ex capo della Corte reale. La Cassazione ha confermato il giudizio di primo grado. Le accuse rivolte all’imputato erano tentata destabilizzazione del regno e collaborazionismo con un paese estero. Lo scorso aprile sono state arrestate 16 persone coinvolte in un tentativo di colpo di Stato, che mirava a riportare al potere Hassan, nipote del re Abdalla.

I panni sporchi della famiglia reale sono stati lavati in casa, con il perdono di re Abdalla II nei confronti del nipote.

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