Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

17 settembre 2021

Rassegna anno II/n. 79

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Sabra e Shatila. La sera tra il 16 e il 17 settembre 1982, le milizie fasciste libanesi dei Kataeb (Falangi) appoggiate dall’esercito israeliano, guidato dal generale Sharon, entravano nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut. Ne usciranno trenta ore dopo; un’orrenda mattanza: massacrati almeno 2200 palestinesi.

Sono bastate 30 ore per completare la missione, per la prima volta Israele conquistava una capitale araba. Per tutta la mattinata un formicaio di bande armate, munite anche di asce e coltelli, avevano percorso le strade a bordo di jeep dello Tsahal, l’esercito di Tel Aviv. Alle 15 il generale Druri ha chiamato Sharon: « I nostri amici avanzano nei campi. Abbiamo coordinato la loro entrata». La risposta è secca: «Felicitazioni!».

Negli approfondimenti la riflessione di Dirar Tafeche.

La vignetta di Naji El-Alì: QUI

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I titoli

Yemen: La guerra si estende. 50 morti in un solo giorno.

Egitto: Il mondo alla rovescia di Al-Sissi. La nuova stretegia per i diritti umani prevede la costruzione di 8 carceri.

Palestina Occupata: Gerusalemme divisa per la festa ebraica del Kippur. Gli ebrei credenti digiunano, mentre musulmani e cristiani vivono una giornata sotto assedio.

Somalia: Il presidente Formajo esonera il primo ministro Role a meno di un mese dalle elezioni. Si rischia il ritorno alla guerra civile.

Libia: Conclusa l’occupazione dei porti petroliferi. Un accordo per le assunzioni di giovani locali.

Libano: Hezbollah importa senza autorizzazioni petrolio iraniano.

Le notizie

Yemen

Almeno 50 morti ieri nelle battaglie per il controllo della provincia di Al-Beida, tra i ribelli Houthi e l’esercito governativo sostenuto dall’aviazione saudita. Un generale e 19 soldati da una parte e 30 miliziani dall’altra.

Il conflitto ha causato l’impoverimento della popolazione nella parte meridionale del paese non colpita dagli scontri. Le manifestazioni popolari contro le precarie condizioni di vita proseguono da 5 giorni, con molte vittime. Il Consiglio transitorio delle province del Sud Yemen rivendica l’indipendenza. Una guerra nella guerra che complica la situazione e allontana una soluzione negoziale.

Egitto

Paradossalmente tra le misure intraprese per l’implementazione della “Strategia nazionale per la difesa dei diritti dell’Uomo” c’è la costruzione di un grande carcere. Anzi, 8 strutture carcerarie “sul modello americano”. Lo ha confermato il presidente Al-Sissi in una telefonata ad una trasmissione popolare pomeridiana della TV egiziana. Anche il Ministero dell’Interno subirà una serie di modifiche, il dipartimento per le carceri cambierà nome e sarà denominato: “Ente per la protezione sociale”. Questi abbellimenti di facciata sono avvenuti in seguito alla decisione della Casa Bianca di bloccare la consegna di 120 milioni di dollari in aiuti militari all’Egitto, in attesa di cambiamenti nelle politiche per il rispetto dei diritti umani.

Un nuovo rapporto di Amnesty International inchioda il regime alle sue responsabilità: le interviste agli attivisti hanno svelato lo stato di terrore nel quale vivono, minacciati dalle forze di sicurezza di arresto in caso di azioni o dichiarazioni di critica all’operato del governo.

Palestina Occupata

I palestinesi di Gerusalemme hanno vissuto ieri sotto un coprifuoco. Villaggi e quartieri sono stati chiusi e interrotte le comunicazioni stradali, per la festa ebraica della giornata del Kippur. Un giorno festivo obbligatorio anche per musulmani e cristiani. Nella spianata delle moschee sono entrati 290 coloni protetti dalle forze di occupazione israeliane.

Somalia

Di nuovo crisi al vertice del potere a Mogadiscio. Il presidente Mohammed Abdallah Farmajo ha esonerato il primo ministro Mohammed Hossein Roble. La mossa avviene a meno di un mese dall’appuntamento elettorale, che dovrebbe portare alla nomina del presidente. Le scaramucce tra i due uomini sono in corso da tempo e riguardano gli incarichi al vertice del servizio di sicurezza nazionale. Il balletto di sostituzioni è avvenuto in seguito alla sparizione di un’impiegata dell’ufficio informatico governativo, Ikram Tahleel, 25 anni, scomparsa lo scorso giugno e non più ritrovata. Il ministero dell’Interno ha accusato il movimento jihadista Shebab di averla rapita ed assassinata, ma non è tardata la smentita del gruppo.

Una crisi al buio che rischia di trascinare il paese in un nuovo conflitto. Lo scorso febbraio era scaduto il mandato di Farmajo, ma lui arbitrariamente lo ha rinnovato per altri due anni. Una sollevazione di una parte dell’esercito e delle forze di sicurezza ha causato scontri violenti nel centro della capitale, arrivando fino a 50 metri dal palazzo presidenziale. Una mediazione ha portato ad una tregua ed a fissare per il 10 ottobre l’inizio di un complesso sistema elettorale indiretto.

Libia

L’ente petrolifero libico NOC ha comunicato che i due porti di Sidra e Ain Lanouf sono tornati operativi, dopo essere stati occupati per diversi giorni da un gruppo di giovani laureati disoccupati. La zona centrale della Libia è strategica per l’indusria petrolifera, ma è dimenticata dai centri di potere a Tripoli e Bengasi. Molti giovani locali laureati in ingegneria petrolifera lamentano di essere stati scavalcati nelle assunzioni presso la NOC da tecnici provenienti da altre città, senza un motivo chiaro. Dopo una lunga trattativa, l’ente statale petrolifero ha organizzato corsi di abilitazione per avviare le procedure di assunzione e permettere così la fine della protesta.

Libano

Il partito Hezbollah ha importato dall’Iran, via Siria, grandi quantità di carburanti trasportate da centinaia di autocisterne. Una petroliera iraniana ha scaricato i prodotti petroliferi nel porto siriano di Banias. In Libano scarseggiano i carburanti a causa delle difficoltà finanziarie che impediscono le importazioni, questo ha avuto riflessi sulla produzione di energia elettrica con gravi conseguenze in settori importanti, come gli ospedali e i forni del pane. La mossa propagandistica di Hezbollah, però, ha due aspetti problematici: la crescita dell’influenza politica iraniana in Libano e la sfida alle sanzioni USA, maggior sponsor del governo di Beirut. Il convoglio di autocisterne è arrivato in Libano per un valico illegale di contrabbando e quindi formalmente le autorità libanesi non avrebbero infranto nessuna sanzione contro l’Iran. Il governo Miqati si è affrettato a dire che non permetterà nessuna transazione bancaria verso Teheran, per il pagamento dei prodotti petroliferi.

Approfondimenti

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