Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

20 settembre 2021

Rassegna anno II/n. 82

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I titoli

Migranti-Grecia: Incendio nel vecchio campo profughi di Samos.

Afghanistan: Sei attentati Isis in due giorni. Morti civili e miliziani taliban.

Yemen: I ribelli Houthi hanno eseguito nove condanne a morte. Deplorazione ONU.

Gibuti: Voci su gravi condizioni di salute del presidente Guelleh.

Libia-Egitto: Un milione di lavoratori egiziani avranno il visto regolare per la Libia. Firmati contratti per circa 5 miliardi di dollari.

Libano-Iran: Una terza nave iraniana trasporterà carburanti al Libano.

Le notizie

Grecia

Un gigantesco incendio è scoppiato, ieri sera, in un campo migranti a Vathy sull’isola greca di Samos. Le fiamme hanno divorato containers abbandonati. Nessuna vittima. I richiedenti asilo ancora presenti nel campo sono stati radunati in un area all’ingresso, per trasferirli oggi nel nuovo centro di detenzione, circondato con due linee di filo spinato, inaugurato ieri.

Il nuovo campo, dalla struttura cosiddetta “chiusa”, ha suscitato le proteste sia dei richiedenti asilo, sia dalle ONG, per il suo carattere carcerario.

Afghanistan

Daiesh (ISIS) ha rivendicato l’attentato a Jalalabad, che ha provocato la morte di miliziani taliban. È il sesto attentato in due giorni quello che ha colpito ieri un gruppo di miliziani impegnato in una missione di perlustrazione. Nell’operazione sono rimasti uccisi anche due civili.

Dopo l’ammissione del dipartimento della difesa USA dell’errore nell’attacco a Kabul con un drone il 29 agosto, le famiglie delle 9 vittime hanno espresso insoddisfazione per le scuse per mezzo conferenza stampa e chiedono “ per un simile crimine di guerra, un processo internazionale per i colpevoli”.

Yemen

I ribelli Houthi hanno eseguito ieri 9 condanne a morte contro i presunti responsabili dell’assassinio di un dirigente del movimento avvenuto nel 2018. Uno dei processati era minorenne al momento dell’azione. Il segretario generale dell’ONU ha condannato le esecuzioni ed ha messo in dubbio la regolarità del processo, compiuto non da giudici indipendenti, ma da una commissione formata da ribelli.

Gibuti

Il presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh, è tornato ieri a Gibuti dalla Francia. Nei giorni scorsi si sono diffuse voci su una grave malattia che lo avrebbe colpito e costretto a compiere un viaggio a Parigi per sottoporsi ad un intervento. Il portavoce del governo ha rassicurato che il presidente è in ottima salute e porta avanti gli affari del governo. Guelleh è presidente dal 1999 e nei suoi 5 mandati ha trasformato il piccolo Stato del corno d’Africa in un importante porto commerciale e in una base militare per diverse potenze internazionali: Francia, Cina, Italia, GB, Giappone e Stati Uniti.

Libia-Egitto

Il ministro del lavoro del governo di Tripoli ha concluso una visita al Cairo dove ha firmato accordi per un ammontare di quasi 5 miliardi di dollari per la realizzazione di opere di ricostruzione del paese. Le commesse concordate prevedono l’utilizzo di manodopera egiziana. Secondo il ministro libico è previsto l’impiego di un milione di lavoratori egiziani che inizieranno ad entrare regolarmente nel paese dall’inizio di ottobre. Dopo l’accordo con la Turchia, arriva anche questo con l’Egitto e la mossa del governo Dbeibah sembra tentare di neutralizzare, a suon di contratti d’affari, le influenze negative delle due capitali regionali sul contenzioso libico tra islamisti (sostenuti dalla Turchia) e militaristi (sostenuti dal Cairo e dalla Russia).

Libano-Iran

Malgrado le proteste del governo di Beirut, Hezbollah ha annunciato che una terza petroliera è partita dall’Iran per raggiungere un porto siriano e scaricare i carburanti destinati al mercato libanese. La posizione del governo Miqati è difficile, perché accettare le importazioni di petrolio iraniano si configurerebbe come una violazione delle sanzioni USA e potrebbe irritare il governo saudita. Allo stesso tempo, queste considerevoli quantità di carburanti potrebbero alleviare le difficoltà che i cittadini stanno subendo a causa della mancanza di prodotti petroliferi nel mercato interno. La crisi finanziaria, infatti, ha ridotto le riserve di valuta estera e lo Stato libanese non ha la copertura per le importazioni di petrolio. L’ingresso dei camion-cisterna in territorio libanese è avvenuto da valichi non regolari e quindi anche i pagamenti all’Iran saranno saldati “in nero”. La gente comune è soddisfatta, perché – come ha commentato un giovane sui social: “A chi ti dà una mano, puoi dire soltanto grazie”.

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