Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

21 settembre 2021

Rassegna anno II/n. 83

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Nella rubrica Approfondimenti, pubblichiamo il documento sul “Tribunale per la Turchia” che è stato inaugurato ieri a Ginevra e continuerà fino al 24 settembre.

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I titoli

Siria: Un drone USA colpisce un’auto a Idlib uccidendo i passeggeri.

Libano: Il governo Miqati ottiene la fiducia di una larga maggioranza in Parlamento.

Siria-Giordania: Prima visita dopo 10 anni ad Amman del ministro della difesa di Damasco.

Ambiente: La disertificazione provocherà entro il 2050 lo sfollamento di 216 milioni di persone, 18 dei quali dal nord Africa.

Yemen: Intercettate dai sauditi due barche esplosive lanciate contro il porto di Assalif.

Libia: Gli islamisti ci hanno ripensato: niente elezioni presidenziali a dicembre.

Le notizie

Siria

Il Pentagono si è assunto la responsabilità di un attacco coi droni a Idlib. Secondo il comunicato sarebbe stato ucciso un capo di Al-Qaeda, senza però citare il suo nome. Fonti locali hanno confermato l’attacco, parlando di due vittime del gruppo Hurras Eddine (Guardiani della fede), uno di nazionalità tunisina e l’altro yemenita. L’auto colpita da un missile, lanciato dal drone, è rimasta completamente distrutta e avvolta dalle fiamme. Idlib è sotto il controllo di Tahrir Sham, ex Fronte Nusra, principale organizzazione dell’opposizione siriana, che amministra una provincia di circa 3 milioni di abitanti, per metà sfollati da altre zone siriane.

Libano

Dopo 13 mesi senza un governo in carica il Parlamento ha votato, con una larga maggioranza, la fiducia a Miqati. Il Libano apre una nuova pagina nel tentativo di raggiungere un accordo con le istituzioni internazionali, per poter superare la crisi finanziaria in corso. Il governo guidato da Miqati è costituito da 24 dicasteri con una sola ministra donna. Tutti i componenti sono stati scelti fra i tecnici, ma rispettando rigorosamente la spartizione confessionale.

Siria-Giordania

Per la prima volta dopo 10 anni il ministro della difesa siriano, Alì Ayyoub, ha compiuto una visita ad Amman per incontrare il capo di stato maggiore dell’esercito giordano. Le due parti hanno discusso sulla sicurezza dei confini tra i due paesi. Nelle scorse settimane le truppe governative siriane hanno preso il controllo di tutto il sud, in seguito alla mediazione russa per la resa delle milizie di Daraa.

Il confine tra i due paesi era rimasto chiuso al traffico commerciale fino al 2018, con gravi danni economici, soprattutto per il blocco delle esportazioni verso i paesi del golfo. L’accordo di sicurezza mira a bloccare il traffico di droga, attività molto fiorente.

Ambiente

I cambiamenti climatici hanno una diretta influenza sull’emigrazione delle popolazioni e la loro incidenza sta crescendo. Lo afferma un rapporto della Banca Mondiale che ritocca al rialzo un precedente rapporto del 2018. Nel 2050 il numero delle persone che saranno costrette a spostarsi all’interno dei loro paesi o verso altre nazioni, per causa dei cambiamenti climatici, sarà di 216 milioni, dei quali 18 milioni nella sola regione del nord Africa.

Yemen

Il comando saudita in Yemen ha informato di aver intercettato due barche telecomandate con cariche esplosive nei pressi del porto di Assalif, a nord di Hodeida. Le due imbarcazioni sono state distrutte in sicurezza, lontano dalle strutture portuali, evitando così danni. La guerra in Yemen sta causando grandi difficoltà al trasporto marittimo nel Mar Rosso ed in particolare nello stretto di Bab el-Mandeb. L’Arabia Saudita sta compiendo un embargo non dichiarato sul porto di Hodeida, sotto il controllo degli Houthi. Nel 2018 era stato raggiunto un accordo a Stoccolma per una tregua, ma nessuno dei punti previsti è stato messo in pratica, tranne lo scambio di prigionieri di guerra che è stato effettuato nell’ottobre scorso.

Libia

Il Consiglio di Stato con sede a Tripoli, controllato dagli islamisti, ha chiesto il rinvio delle elezioni presidenziali e di tenere soltanto quelle politiche il 24 dicembre 2021. La richiesta avviene il giorno dopo aver approvato un regolamento elettorale che esclude la candidatura dei militari, in carica o in pensione, un riferimento implicito, ma chiaro al generale Haftar. Il Parlamento invece aveva già approvato una normativa che ammette i militari e le alte cariche dello Stato a candidarsi, a condizione di dimettersi entro due mesi. Una formula empirica che permette al generale Haftar di candidarsi senza lasciare l’incarico prima della campagna elettorale. La disputa a distanza tra le due Istituzioni rischia di far naufragare i tentativi del governo di unità nazionale, volti a riprendere la ricostruzione delle infrastrutture nel paese, con contratti miliardari firmati ad Ankara e Il Cairo, i due paesi regionali che sponsorizzano le due parti in conflitto.

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