Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

25 settembre 2021

Rassegna anno II/n. 87

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I titoli

Yemen: Infuria la battaglia per la città di Maarib; 144 morti tra soldati e miliziani.

Afghanistan: Torna l’amputazione delle mani per i ladri.

Palestina Occupata: Un altro palestinese ucciso dai soldati israeliani durante una manifestazione contro la confisca delle terre a favore dei coloni.

Libia: Una grande manifestazione a Tripoli in sostegno del governo unitario.

Siria: L’ONU ha stilato l’elenco dei nomi di 350 mila morti nei 10 anni di guerra civile.

Iran: Il nuovo corso del presidente Raissi tenta la riconciliazione con i paesi arabi del Golfo.

Le notizie

Yemen

Infuria la battaglia per il controllo di Maarib. Nei combattimenti sono caduti ieri 144 tra soldati e miliziani. I ribelli Houthi stanno avanzando verso il centro della città e per la sua difesa sono morti 51 soldati governativi. L’aviazione saudita ha colpito duramente le postazioni degli assalitori, uccidendo 93 miliziani. Un portavoce governativo ha ammesso le conquiste dei ribelli, dichiarando che sono, sul fronte occidentale, a 18 km dal centro.

Altri furiosi combattimenti si stanno svolgendo nella provincia meridionale di Shabbwah, ricca di petrolio, dove esiste l’unica centrale del paese per il gas liquido.

Afghanistan

A Kabul torna il taglio della mano per chi ruba. Lo ha annunciato il responsabile del sistema carcerario, Noureddine Tourabi, uno dei ricercati dall’ONU. Verranno riprese anche le esecuzioni delle pene capitali. Per mostrare la “moderazione” dei taliban – ha aggiunto – “queste pene non saranno compiute in pubblico”. Durante il precedente dominio del movimento fondamentalista, dal 1995 al 2001, le esecuzioni avvenivano in un campo di calcio sotto gli occhi di migliaia di spettatori.

Il ministro della difesa, Yaaqub, ha ammesso che miliziani taliban hanno ucciso per vendetta civili e militari, dopo che si sono arresi. Ha affermato: “Malgrado l’amnistia che il movimento aveva annunciato, ci sono stati azioni individuali di uccisioni fuori dalla legge”. Questa ammissione arriva dopo la pubblicazione di rapporti e notizie sui misfatti dei nuovi padroni del paese. A Nangharhar sono stati trovati, ieri venerdì, tre corpi di civili uccisi con un proiettile alla nuca.

Palestina occupata

Un altro manifestante palestinese è stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane a Beita, un villaggio nei pressi di Nablus. Altri 8 sono rimasti feriti da proiettili militari. La manifestazione si è svolta dopo la preghiera, come ogni venerdì dallo scorso maggio, per contestare la confisca da parte dell’esercito di Tel Aviv di un terreno del villaggio a favore di coloni israeliani.

Libia

Una grande manifestazione si è svolta ieri nella piazza dei Martiri a Tripoli in sostegno al governo di unità nazionale. È stata convocata dallo stesso premier in seguito al voto di sfiducia del Parlamento. Nel suo discorso, Dbeiba ha sottolineato il carattere unitario del governo, che rappresenta tutti e rimarrà in carica fino alle prossime elezioni del 24 dicembre. Il premier ha inoltre affermato: “Abbiamo riunificato le istituzioni, a partire dallo stesso Parlamento, la banca centrale e l’ente petrolifero e unificheremo anche l’esercito e la polizia, condizione necessaria per la stabilità dello Stato e la certezza del diritto”. Una posizione equidistante dai militaristi seguaci di Haftar e dalle milizie islamiste. Il prossimo 11 novembre si dovrebbe tenere, in una capitale europea, una conferenza internazionale sotto l’egida dell’ONU, per garantire lo svolgimento delle elezioni del 24 dicembre. Dal punto di vista tecnico, l’ente autonomo per le elezioni è pronto ed ha già chiuso le iscrizioni alle liste elettorali, nelle quali si sono registrati 3 milioni di cittadini.

Siria

L’Alta Commissaria ONU per i diritti umani, Bachelet, ha dichiarato che sono state censite le identità di 350 mila vittime della guerra siriana; inoltre ha affermato: “Questo numero comprende soltanto i civili ed i militari dei quali è stato possibile accertare nome, cognome, data e luogo di uccisione”. Il numero totale delle vittime dei 10 anni e mezzo di guerra civile, quindi, è molto più alto. Secondo i dati raccolti, l’8% dei morti sono donne e la città maggiormente colpita è Aleppo.

Iran

La diplomazia iraniana del nuovo governo del presidente Raissi segna un attivismo senza precedenti per la ricomposizione delle relazioni con i vicini arabi del Golfo. Il ministro degli esteri, Hossein Amir Abdullahian, ha detto che i colloqui con l’Arabia Saudita sono stati costruttivi e che Teheran ha presentato delle proposte serie per la fine del conflitto in Yemen.

Si registra invece un irrigidimento sulla questione curda. L’ambasciatore a Baghdad ha messo in guardia dalla presenza di organizzazioni armate dell’opposzione iraniana sul territorio iracheno. “Se continua questa presenza, non esiteremo a colpire militarmente le loro basi”. Nella scorsa settimana, droni, partiti dal territorio iraniano, hanno lanciato razzi contro una base di Peshmerga curdi nella provincia di Soleimanie.

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