Manifestazione a Tunisi contro il presidente Qais Saied 10ottobe 2021

Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

11 ottobre 2021

Rassegna anno II/n. 103

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I titoli

Yemen: Un’auto esplode ad Aden, mentre passa il convoglio del ministro dell’agicoltura.

Iraq: Bassa affluenza alle urne. Ai seggi si è recato il 41% dei 25 milioni di aventi diritto.

Palestina Occupata: Le forze di occupazione israeliane allontanano per 7 giorni l’imam della moschea di Al-Aqsa.

Tunisia: Manifestazione di protesta contro il presidente Saied.

Iran: L’Ente nucleare di Teheran conferma l’arricchimento al 20% di 120 kg di uranio.

Pakistan: Morto per Covid il padre dell’atomica pachistana, Abdel Qader Khan .

Le notizie

Yemen

Un’auto imbottita di tritolo è stata fatta esplodere a distanza durante il passaggio del convoglio del ministro dell’agricoltura. Insieme a lui c’era anche il governatore di Aden. Almeno quattro guardie del corpo sono rimaste uccise, mentre il ministro ed il governatore ne sono usciti indenni. Per il momento nessuna rivendicazione. L’esplosione è stata sentita in tutta la città di Aden, capoluogo dello Yemen meridionale, la quale è anche la sede del governo provvisorio, dopo l’occupazione della capitale Sanaa da parte dei ribelli Houthi, nel 2014. Il paese è devastato dalla guerra ed è percorso da mille contraddizioni: dalle rivendicazioni secessioniste nel Sud Yemen alla presenza dei jihadisti di Al Qaeda nelle province sud orientali.

Iraq

Si sono svolte ieri le elezioni politiche anticipate. Come previsto è stata bassa l’affluenza alle urne, per la sfiducia nell’elite al vertice del sistema politico. Si è recato ai seggi il 41% dei 25 milioni di aventi diritto. Le operazioni di voto si sono svolte con poche irregolarità e non ci sono state le minacciate azioni terroristiche di Daiesh. I risultati verranno resi pubbliche oggi pomeriggio.

Queste elezioni sono state una delle richieste del movimento di protesta Hirak, nato nell’ottobre 2019. I capi dell’ Hirak hanno, però, deciso di boicottare le votazioni, a causa delle mancate riforme e dell’impunità della quale hanno goduto i responsabili dei 700 morti nelle piazze.

Palestina Occupata

Le forze di occupazione israeliane hanno imposto all’imam Akrama Sabri l’allontanamento per sette giorni dalla moschea di Al-Aqsa. Nella mattinata di ieri un gruppo di militari ha fatto irruzione nell’abitazione dell’imam, consegnandogli la convocazione al commissariato di polizia a Maskoubie, nella parte occidentale della città. Dopo 6 ore di interrogatorio, gli è stata comminata la misura amministrativa di allontanamento della sue funzioni religiose. Secondo un comunicato del Waqf, Sabri è stato punito per le sue dichiarazioni di critica alle provocazioni dei coloni israeliani che invadono, protetti dalla polizia, la spianata delle moschee, considerata parte integrante del luogo di culto musulmano.

Tunisia

Una grande manifestazione a Tunisi contro le misure del presidente Saied, per la sospensione del Parlamento e l’assunzione dei poteri legislativi e esecutivi nelle mani della presidenza. Per legge Costituzionale, è a capo anche del sistema giudiziario. La mobilitazione di ieri è la risposta a quella di qualche giorno fa a favore dell’azione del presidente, considerata dai sostenitori una necessità per mettere fine alla corruzione. Sono riecheggiati gli slogan di 10 anni fa, durante la rivolta dei gelsomini, anche se in un quadro completamente cambiato. Il presidente ha accusato gli organizzatori della manifestazione di aver ricevuto finanziamenti dall’estero, senza riferire da quale Stato estero arrivino questi presunti sostegni occulti.

Iran

L’Ente nucleare iraniano ha comunicato che è in possesso di 120 kg di uranio arricchito al 20%. Lo ha affermato il presidente dell’Ente, Mohammed Islami, alla tv iraniana, in sfida alle regole dell’accordo del 2015, abbandonato dagli Stati Uniti nel 2018, durante l’amministrazione Trump e poi non più applicato da Teheran. Le clausole restrittive dell’accordo vietano all’Iran di arricchire l’uranio sopra la soglia del 3,67%, utile per gli usi civili. La cifra dichiarata da Islami supera le stime dell’AIEA che valuta la produzione iraniana di uranio arricchito al 20% in 84,6 kg. Venerdì, il ministro degli esteri, Hossein Amir Abdollahian, ha sostenuto che il negoziato di Vienna riprenderà presto. Probabilmente la dichiarazione di Islami ha la funzione di premere sulle potenze occidentali per accelerare la cancellazione delle sanzioni, che stanno strozzando l’economia iraniana, rendendo infernale la vita della popolazione.

Pakistan

Il padre dell’atomica pachistana, Abdel Qader Khan, è morto all’età di 85 anni per Covid, dopo un mese di ricovero ospedaliero.

La sua vicenda è rocambolesca, riuscendo ad organizzare per propria iniziativa il programma nucleare pachistano negli anni ’70. L’avventura inizia nel 1974, quando l’India, paese rivale, ha reso pubblico il primo esperimento di esplosione nucleare. Khan, laureato qualche anno prima in fisica all’Università di Lovanio, in Belgio, stava lavorando per una società olandese operante nel settore dell’arricchimento dell’uranio. La sua esperienza e i suoi contatti sono stati utili al governo di Islamabad per la creazione di centri per l’arricchimento dell’uranio. La CIA era a conoscenza dei suoi rapporti con l’ambasciata pachistana, ma ha deciso di non agire nei suoi confronti. Dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, l’Amministrazione Carter ha cancellato le sanzioni contro il Pakistan ed ha fornito aiuti militari per 400 milioni di dollari, per facilitare il sostegno ai ribelli afghani anticomunisti. Nel 1986, il Pakistan è entrato nel club dei paesi nucleari. Quella di Islamabad veniva battezzata come la bomba atomica islamica, ma in realtà era tutta prodotta in Occidente, dalla tecnologia alla fornitura dei materiali nucleari. Khan è stato implicato nella vicenda del contrabbando di tecnologia e materiale nucleare verso paesi come Iran, Libia e Corea del Nord. Egli stesso lo ha ammesso in una dichiarazione televisiva, nel 2004, scagionando lo Stato pachistano. Quella confessione era il prezzo pagato per ottenere l’amnistia dal presidente Parvez Musharraf per la condanna a 5 anni inflittagli.

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