Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

12 ottobre 2021

Rassegna anno II/n. 104

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La vignetta di Mimmo Lombezzi è QUI

Nella rubrica Approfondimenti pubblichiamo il comunicato stampa dell’Assocazione “Amici di Raffa” con i nomi dei due vincitori della prima edizione del “Premio Raffaele Masto”: assegnato ex equo a Fammyy Mikindo, giornalista congolese ed a Halima Oulami, attivista marocchina.

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I titoli

Daiesh/Isis: Catturato in Siria dalle forze speciali irachene il numero due del fu falso califfato.

Tunisia: A due mesi dalle misure d’emergenza, è nato il nuovo governo diretto da Najlaa Bouden, prima donna araba a guidare un governo.

Iraq: La lista “Saieroun” dell’Imam Muqtada Sadr è il primo gruppo parlamentare nel nuovo Parlamento. Non cambia di molto la geografia del sistema politico.

Sudan: Ulteriore frattura tra militari e civili nella coalizione di governo. I generali chiedono le dimissioni del premier Hamdouk.

Libano:Colossale incendio in un deposito di carburanti nella centrale elettrica di Zahrani.

Le notizie

Daiesh/Isis

Il premier iracheno ha annunciato sui social che le forze speciali hanno catturato, fuori dai confini dello Stato, l’uomo numero due di Daiesh (Isis), Sami Jasim al-Jabouri. Considerato il tesoriere del fu falso califfato, al-Jabouri aveva assunto, tra il 2014 e il 2017, l’incarico di gestire i giacimenti petroliferi in Iraq e Siria, conquistati dai jihadisti. Ha commercializzato il greggio a prezzi stracciati, tramite la Turchia, trasportandolo su autocisterne fino ai porti del Mediterraneo. Secondo l’emittente Al-Arabiya, Al-Jabouri è stato catturato in Siria, in una terra di nessuno, non lontano dalla frontiera irachena.

Tunisia

I componenti del nuovo governo, guidato da Najlaa Bouden, hanno giurato davanti al presidente della Repubblica, Qais Saied. 24 ministri tutti tecnici, di cui 10 donne. La premier nel suo discorso ha sottolineato che il primo compito di questo governo è la lotta alla corruzione e il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, destinando gli investimenti alle attività produttive. L’Unione dei Lavoratori ha espresso soddisfazione per il passo in avanti verso la soluzione dei problemi sociali e sta preparando un piano per il ritorno alla normale vita democratica del paese. Il presidente Saied è tornato sulla manifestazione di ieri, di protesta contro le misure da lui intraprese il 25 luglio con il congelamento del Parlamento, sostenendo che la procura deve aprire un’indagine sui finanziamenti provenienti da Stati esteri e destinati ai gruppi politici che le hanno organizzate.

Iraq

Secondo i risultati definitivi, la lista “Saieroun” (In Cammino) guidata dall’Imam Mouqtada Sadr è risultata il primo gruppo parlamentare con 73 seggi, 20 in più rispetto al Parlamento precedente. L’Ente indipendente per le elezioni ha pubblicato i nomi degli eletti, non accorpati alle liste di coalizione o partito. Dalle prime valutazioni, il nuovo parlamento non sarà molto diverso dal precedente, perché i gruppi di potere sono sempre gli stessi. Nessun partito ha ottenuto la maggioranza per formare il governo, adesso comincerà il balletto delle alleanze etnico-confessionali. L’affluenza alle urne è stata bassissima, il 41%, due punti in meno rispetto a quella del 2018, segno della sempre più sfiducia da parte dei cittadini nella volontà di cambiamento dell’elite politica, arrivata al potere sui cannoni degli USA. Nella sua prima dichiarazione pubblica, Imam Sadr ha affermato che non sarà tollerata nessuna interferenza negli affari interni iracheni, un riferimento agli Stati Uniti, Iran e Turchia. Per Sadr, le milizie andranno incorporate nell’esercito, per impedire ogni forma di vassallaggio.

Sudan

Si acuisce lo scontro al vertice del sistema politico a Khartoum. Il generale Borhan, capo del Consiglio presidenziale, ha chiesto le dimissioni del governo “per allargare la maggioranza”. Lo strappo tra la componente militare e quella civile, nella coalizione del dopo caduta della dittatura di Omar Bashir, è avvenuto in seguito al fallimento di un tentativo di colpo di Stato lo scorso 21 settembre. Le proteste delle forze autonomiste dell’est del paese, con il blocco del porto di Port Sudan, hanno creato ulteriori grosse difficoltà per il rifornimento delle merci di prima necessità, come: medicine, grano e carburanti, indebolendo di conseguenza il governo del premier Hamdouk.

Libano

Un gigantesco incendio ha distrutto un deposito di petrolio che riforniva la centrale elettrica di Zahrani, nel Libano meridionale. I vigili del fuoco hanno lavorato 4 ore per poter domare le fiamme. La centrale era rimasta bloccata per diversi giorni a causa della mancanza di carburanti ed è tornata a funzionare soltanto ieri l’altro, in seguito alla fornitura di gasolio da parte dell’esercito. Non si conosce l’origine del rogo, che per fortuna non ha causato vittime. Un contadino che vive nelle vicinanze ha detto, ad un’emittente locale, di aver sentito una forte esplosione prima del divampare delle fiamme.

Crisi finanziaria, sistema politico bloccato, pandemia Covid e strage del porto di Beirut del 4 agosto 2020 hanno ridotto il paese in ginocchio, con grandi difficoltà a garantire servizi e derrate alimentari di prima necessità.

Approfondimento

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