Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

11 novembre 2021

Rassegna anno II/n. 134

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I titoli

Yemen: Missili su una base saudita e bombardamenti aerei su Sanaa.

Etiopia: Altri arresti tra gli operatori ONU di nazionalità etiope.

Sudan: Sabato ci sarà un altro appuntamento di mobilitazione popolare contro il golpe.

Tunisia: Sciopero generale ad Aqareb, nel giorno dei funerali del giovane ucciso dalla polizia.

Palestina: Un avvocato attivista della società civile convocato dalla magistratura dell’ANP per la sua attività di difesa.

Iraq: Il paese è a rischio siccità.

Pakistan: L’attivista per i diritti delle donne Malala, premio Nobel, si sposa in esilio.

Le notizie

Yemen

L’Arabia Saudita ritira i suoi reparti dalla regione meridionale dello Yemen, la zona controllata prevalentemente dalle milizie autonomiste yemenite finanziate e armate dagli Emirati, alleati di Riad e nello stesso tempo competitori per il controllo sul territorio. I rappresentanti del governo rifugiati ad Aden hanno negato che ci sia un ritiro dei sauditi, affermando che è “in corso un ridispiegamento delle forze per un miglior utilizzo tattico e strategico”.

Sul fronte militare, gli Houthi hanno dichiarato di aver lanciato 7 missili contro il territorio saudita, colpendo la base militare di Dhahran. Secondo fonti di Riad, 3 missili sono stati intercettati e distrutti. Dal canto loro i sauditi hanno bombardato le città di Sanaa e Saada. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha condannato gli attacchi dei ribelli Houthi contro il territorio saudita ed ha invitato le parti ad un cessate il fuoco per riprendere i negoziati.

L’assassinio della giornalista Rasha Hrrazi, ad Aden, con una bomba nascosta sotto il sedile della sua auto, ha scosso l’opinione pubblica yemenita. Al momento non c’è una rivendicazione e le indagini sono in alto mare. Il centro euromediterraneo per i diritti umani, con sede a Ginevra, ha pubblicato un comunicato nel quale afferma che dal 2015 ad Aden sono avvenuti 200 assassinii di attivisti, giornalisti e politici.

Etiopia

Il governo etiopico ha fermato nella provincia d Afar oltre 70 autisti che lavorano per il Programma Alimentare Mondiale (PAM). Stavano trasportando aiuti umanitari dell’ONU alla popolazione del Tigray. La segreteria generale del Palazzo di vetro ha chiesto ad Addis Abeba spiegazioni per l’accaduto, ma non ha ricevuto risposta. Nei giorni passati altri funzionari Onu sono stati arrestati perché di etnia tigrina. Il Consiglio di Sicurezza terrà oggi una riunione a porte chiuse sulla situazione in Etiopia.

Sudan

La mobilitazione dei sudanesi contro il golpe non si attenua. Il Coordinamento delle forze per la libertà e il cambiamento ha invitato la popolazione ad un’altra manifestazione di massa il prossimo sabato. I golpisti dal canto loro continuano a prendere il controllo sulle risorse economiche del paese. Il generale Burhan ha nominato il capo delle forze di pronto intervento, Hamidati, alla direzione dell’organismo per la gestione delle somme confiscate alle persone ed agli enti legati al vecchio regime. Una banca degli Emirati è stata sanzionata da Washington al pagamento di100 milioni di dollari, per aver esportato dal Sudan verso il sistema finanziario statunitense, dopo il 25 ottobre, 10 miliardi di dollari, in violazione dell’embargo USA.

Tunisia

Si è svolto ieri a Aqareb lo sciopero indetto dai sindacati UGTT, per protestare contro l’assassinio, da parte della polizia, di un giovane manifestante. Chiusura totale della città, presidiata dall’esercito che ha sostituito la polizia nella protezione delle istituzioni pubbliche e bancarie. La protesta della popolazione era stata indetta contro la riapertura di una discarica esistente nel territorio del Comune e destinata ai rifiuti del capoluogo Sfax. Ieri si sono tenuti anche i funerali del giovane Abdelrazzaq Ash-hab, morto due giorni fa per soffocamento a causa del lancio di lacrimogeni da parte della polizia. Il sindacato ha chiesto con forza una seria inchiesta giudiziaria per inchiodare alle loro responsabilità i capi della polizia che hanno dato l’ordine di reprimere una manifestazione pacifica.

Palestina

L’avvocato Muhannad Karaja è stato convocato per oggi al tribunale di Ramallah per un interrogatorio su reati di opinione. Lo annuncia la rete degli “Avvocati per la Giustizia”, che opera per i diritti giuridici in difesa dei detenuti politici nelle carceri israeliane e palestinesi. La rete scrive (vedi comunicato in arabo) che, nell’udienza di ieri, Karaja è stato interrogato sulla base di una denuncia esposta dalla Mukhabarat (sicurezza interna) in merito ad un volantino a firma della stessa rete, postato sui social a suo nome. Il documento riguarda il caso di un cittadino trattenuto dalla polizia dell’ANP per 5 giorni senza mandato della magistratura. Contro Karaja sono previsti i reati di critica all’operato dell’ANP , uso distorto del web, incitamento all’insurrezione e all’odio. Se nell’udieza di oggi non verranno ponderate le argomentazioni della difesa, Karaja rischia diversi anni di reclusione.

Muahannad Karaja, alla fine di ottobre, è stato ospite del circolo ARCI di Messina, “Thomas Sankara”, per una serie di conferenze e contatti con l’ordine degli avvocati. È in preparazione una campagna di solidarietà per chiedere il rispetto dei diritti fondamentali della libertà d’espressione e di opinione nei territori palestinesi autonomi.

Iraq

La terra dei due fiumi, culla della civiltà agricola, soffre di siccità che potrebbe innescare rivolte sociali. La causa è dovuta alle scarse precipitazioni che si sommano alle ritorsioni politiche di Iran e Turchia, che incamerano le acque dei fiumi: Tigri ed Eufrate e loro affluenti, in violazione degli accordi internazionali e bilaterali. Le dighe turche rilasciano soltanto 200 metri cubi di acqua al secondo, quando gli accordi impongono ad Ankara di rilasciarne 500 metri cubi al secondo.

Pakistan

La premio Nobel per la Pace Malala Yussafzai ha annunciato sui social il suo matrimonio con il fidanzato Asser Malik. La cerimonia privata si è tenuta a Birmingham, dove l’attivista per i diritti delle donne ha ottenuto l’asilo politico. Nell’ottobre 2012, Malala era stata colpita alla testa da un proiettile in un attentato ordito dai talibani pakistani. Sua colpa era quella di aver organizzato delle classi di istruzione per le donne, contro il diktat dei fondamentalisti che la vietava. Ricoverata in ospedale a Peshawar, è stata salvata e poi curata in Gran Bretagna. L’attivista, fin dall’età di 13 anni, era già famosa a livello mondiale, per il suo blog sulla BBC. Nel 2014, a soli 17 anni, è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Per saperne di più, leggi la recensione del libro di Viviana Mazza La storia di Malala

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