In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.

La pubblicazione non significa affatto la condivisione delle idee espresse.

E se il Marocco e l’Algeria chiedessero alla Francia di ridurre gli armamenti?

Hussein Majdoubi ‒ Al-Quds al-Arabi (28/12/2021)

Per circa vent’anni, l’ipotesi di un attacco statunitense contro l’Iran ha fatto regolarmente apparizione nei media internazionali. A partire dal 2003, è soprattutto Israele che minaccia guerra per fermare il suo programma nucleare. Ora, al di là del fatto che Israele non possiede la forza militare per colpire l’Iran – ‘’tranne che per l’uso della bomba atomica, ma questo non accadrà’’ ‒ il giornalista marocchino Hussein Majdoubi si chiede come mai la comunità internazionale non abbia mai espresso la sua condanna al riguardo. ‘’E se fosse stato l’Iran il primo a minacciare guerra e se un certo numero di paesi da Sud a Nord facesse lo stesso?’’

Per tutti questi anni si è diffusa l’idea che non appena otterrà la bomba atomica, l’Iran bombarderà l’intero globo, e che i suoi dirigenti siano ‘’una versione mutata del Dr. No, lo scienziato che vuole creare il caos e controllare la distruzione del pianeta nel primo film di James Bond’’.

Allo stesso modo, né l’Occidente né le Nazioni Unite condannano in alcun modo la minaccia di una guerra preventiva contro l’Iran annunciata da Israele. ‘’Come se una parte del mondo avesse accettato che Israele svolga il ruolo di gendarme. E come se Israele avesse la forza morale, simbolica e etica per farlo’’.

Questo tipo di politica per cui ci si autoconferisce il diritto di attaccare l’altro o di impedirgli di possedere la forza militare non si limita a Israele ma è una strategia adottata dalle maggiori potenze mondiali e da quasi tutto l’Occidente. Così, ‘’vediamo la Francia esprimere grande preoccupazione per il progresso industriale e militare turco e per gli armamenti algerini […]; per contro, nessun avvertimento è emesso per quanto riguarda lo sviluppo della potenza navale italiana o tedesca. Insomma, è come se il destino volesse che i paesi della sponda sud del Mediterraneo restassero militarmente inferiori a quelli della sponda nord’’.

Immaginiamo cosa accadrebbe se i paesi arabi, islamici e africani chiedessero alle superpotenze di limitare lo sviluppo delle armi in modo da non rappresentare una minaccia per i loro vicini meridionali. Se, per esempio, il Marocco chiedesse alla Spagna di ridurre i suoi armamenti e l’Algeria facesse lo stesso con la Francia? Si eviterebbe di ripetere certi eventi del passato… ‘’Ciò che immaginiamo oggi può diventare realtà domani’’.

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Verso un nuovo Levante. Egitto, Iraq e Giordania uniti per guidare la rinascita del mondo arabo

Manar Ahmed – Ad-Dustour (27/12/2021)

Nel corso del 2021, l’Egitto, l’Iraq e la Giordania hanno rafforzato le loro relazioni politiche ed economiche stringendo accordi a tre che attestano la nascita di un nuovo Levante dopo i decenni turbolenti che hanno interessato la regione e in particolare l’Iraq, paese devastato dalle guerre e dal terrorismo.

A suggellare questo nuovo capitolo della geopolitica del Medio Oriente, la visita ‒ la prima dopo decenni ‒ del presidente egiziano Al-Sisi a Baghdad lo scorso giugno. Sempre a Baghdad, nel mese di agosto si è tenuto un vertice internazionale per ripristinare il ruolo di interlocutore regionale dell’Iraq dopo anni di isolamento, caos e spargimento di sangue.

Dal 2019, Amman e Il Cairo hanno firmato con Baghdad una serie di memorandum d’intesa per la cooperazione nel campo economico e dello sviluppo. Tra i risultati concreti di queste iniziative, il compimento dell’oleodotto che collega Bassora ad Aqaba e l’avvio della costruzione di una zona industriale alla frontiera tra Iraq e Giordania, con la rinegoziazione degli accordi di libero scambio.

Sul piano politico, i tre leader sono d’accordo nel voler ridare centralità alla questione palestinese e sostengono soluzioni politiche alle crisi in Yemen, Libia e Siria.

Mokhtar Ghobashi, dottore in scienze politiche e vicepresidente dell’Arab Center for Political and Strategic Studies, ha sottolineato che l’Egitto – dotato di uno degli eserciti più potenti al mondo ‒ rappresenta ‘’l’elemento equilibratore della regione’’ e ha salutato l’alleanza come ‘’un’importante struttura politica’’, esprimendo il suo orgoglio per la nascita di un nuovo Levante e l’augurio di includere presto altri grandi paesi arabi. ‘’Questa alleanza tripartita – ha aggiunto Ghobashi – costituisce una sorta di integrazione territoriale […] nonché il nucleo della grande integrazione economica araba’’.

Il professore di relazioni internazionali alla Mu’tah University in Giordania, Iyad al-Majali, ha spiegato che ‘’le dimensioni politiche sono la forza trainante di questa alleanza strategica [che mira tra l’altro] a trascinare l’Iraq nell’ambiente arabo, allontanandolo dall’Iran e avvicinandolo all’asse saudita’’.

La stessa unità d’intenti tra le parti emerge per quanto riguarda la lotta al terrorismo. A tal proposito, l’Egitto svolgerebbe un ruolo particolarmente importante, ‘’come un sole attorno al quale ruotano i pianeti’’, secondo il ricercatore politico e giuridico iracheno Ali al-Tamimi, essendo Il Cairo ‘’il fulcro dei servizi di sicurezza nel mondo arabo’’.

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