Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

23 gennaio 2022     Buona Domenica!

Rassegna anno III/n. 022

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I titoli

Yemen: Nessuno spiraglio di tregua per la popolazione yemenita.

Afghanistan: Diplomazia talibana a Oslo per tentare di ridurre l’isolamento.

Siria: È ancora in corso la battaglia contro l’ISIS per il controllo sul carcere di Hasaka.

Sudan-Etiopia: Visita a sorpresa del generale sudanese Hamidati ad Addis Abeba.

Sahara Occidentale: Il segretario generale dell’ONU invita le due parti al tavolo delle trattative.

Mediterraneo: Manovre militari Nato a sorpresa in concomitanza con la crisi con Mosca sull’Ucraina.

Le notizie

Yemen

L’appello alla tregua lanciato dal segretario generale dell’ONU dagli scranni del Consiglio di Sicurezza alle parti belligeranti è caduto nel vuoto. Ieri l’aviazione saudita ha compiuto 39 raids su diverse località yemenite, tra le quali Maarib, Sanaa e Hodeida. Dopo le critiche e condanne internazionali al bombardamento del carcere di Saada che ha causato oltre 70 morti tra i detenuti, Riad nega di aver compiuto attacchi in quella zona. Gli appelli per un cessate il fuoco provenienti da paesi esportatori di armi hanno il sapore acre dell’ipocrisia.

A pagare il prezzo più alto sono le popolazioni povere e in particolare i bambini. Secondo l’Unicef sono 17 i minori uccisi dall’inizio dell’anno.

Afghanistan

Il ministro degli esteri di Kabul, Haqqani, è giunto a Oslo per invito del governo norvegese Incontrerà diverse delegazioni dei governi occidentali per discutere di temi sostanzialmente umanitari. La ministra degli esteri della Norvegia, però, ha chiarito che questo incontro non significa un riconoscimento del governo taliban. Tema delle discussioni è come far giungere gli aiuti umanitari alla popolazione, strozzata dall’embargo internazionale e dal blocco dei fondi di riserva dell’Afghanistan negli Stati Uniti. Prima della partenza da Kabul, Haqqani ha rilasciato dichiarazioni concilianti con l’Occidente: “Sotterriamo l’ascia da guerra e apriamo la strada alla diplomazia”.

Siria

Si combatte ancora ad Hasaka, dove i jihadisti di Daiesh hanno attaccato la prigione di Ghweiran. “Il carcere non è ancora sotto controllo delle forze curde”, ha scritto l’Osservatorio Siriano. “La rivolta è ancora in corso e molti detenuti fuggiti hanno ricevuto armi e stanno combattendo dai loro rifugi temporanei. Elicotteri USA continuano a perlustrare dal cielo la zona ed hanno colpito con razzi e raffiche di mitra i nascondigli dei jihadisti.  Carri armati sono stati dislocati nelle zone adiacenti”. Nel carcere ci sono 3500 miliziani ed alcune palazzine sono nelle mani dei detenuti in rivolta. Hanno armi fornite dal gruppo che ha compiuto la prima incursione. Si sospetta che abbiano nelle loro mani alcune guardie prese come ostaggi. Le forze curde aspettano l’esaurimento delle munizioni per poter dare l’assalto finale con il minimo di perdite. Il numero totale delle vittime di questa incursione jihadista è di 114 persone uccise, tra i quali circa 40 sono combattenti delle forze democratiche siriane. Secondo l’agenzia stampa di Damasco, si assiste ad un’ondata di rifugiati alla ricerca di un posto più sicuro. Per il perdurare di questa battaglia, i curdi accusano la Turchia di aver dato una mano al riarmo dei miliziani Isis. Una delle accuse riguarda l’uso dei droni turchi per colpire i combattenti curdi che stavano affluendo verso Hasaka in soccorso delle unità locali.

Sudan-Etiopia

Visita a sorpresa ad Addis Abeba dell’uomo numero due dei golpisti sudanesi, Hamidati, dove si è incontrato con il premier Abiy Ahmed. È la prima volta in Etiopia di un alto responsabile sudanese dal 2020, a causa delle crisi riguardanti la spartizione delle acque del Nilo e gli scontri sui confini nel triangolo di Gafsha. Il golpe in Sudan e la guerra civile in Etiopia avevano messo in ombra le due crisi tra i due paesi, ma non le hanno di certo cancellate. Le difficoltà interne dei due vertici inducono a trovare vie negoziali per i problemi, ma non si intravvede verso quale prospettiva, perché le dichiarazioni delle due parti, al di là delle frasi di prammatica, rimangono rigide sulle posizioni di rivendicazioni nazionalistiche.

Sahara Occidentale

Il segretario generale dell’ONU ha invitato il Marocco e il Fronte Polisario ad assumersi le loro responsabilità ed avviare un dialogo per trovare una soluzione sulla questione saharawi. Una dichiarazione che viene interpretata con due chiavi di lettura. La prima favorevole al Fronte Polisario, sottintendendo un riconoscimento della vera natura del conflitto tra due realtà, nel ruolo di occupante da parte del Marocco; l’altra va nella direzione di un disimpegno dell’ONU, dichiarando il fallimento di un possibile ruolo di mediatore attivo del Palazzo di Vetro. Tale ruolo è stato depotenziato dopo la sciagurata linea dell’ex amministrazione alla Casa Bianca, che ha riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara in cambio di relazioni diplomatiche tra Rabat e Israele.

Mediterraneo

Sono state annunciate a sorpresa manovre militari nel Mediterraneo da parte dell’Alleanza Atlantica, a partire da domani lunedì e per 12 giorni. Non sfugge il legame di questa mossa con la crisi nell’Europa orientale con Mosca e i tamburi di guerra in Ucraina. Le esercitazioni “Neptune Strike 2022” sono state annunciate dal Dipartimento di Stato USA alla difesa e si prevede la partecipazione della portaerei USS Harry S.Truman. Il portavoce John Kirby ha affermato che queste manovre sono pensate per dimostrare la capacità di deterrenza della Nato, parole inequivocabili sul braccio di ferro tra il fronte occidentale e Mosca sulla crisi a Kiev. Formalmente il Pentagono respinge il collegamento diretto tra i due eventi.  La programmazione frettolosa di queste manovre assume tutto il significato bellico per mettere in chiaro le minacce diplomatiche delle potenze occidentali di fronte all’attivismo di Putin contro l’estensione dell’Alleanza Atlantica sui confini della Russia. Nel Mediterraneo sono in arrivo, via canale Suez, le unità navali russe impegnate in questi giorni nelle manovre militari con Cina e Iran nel Mare dell’Oman.

Echi della stampa araba n. 9

A cura di Francesca Martino

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