Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

24 gennaio 2022     

Rassegna anno III/n. 023

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I titoli

Yemen: Il conflitto si allarga. All’alba di stamattina missili e droni su Arabia Saudita ed Emirati.

Siria: Ancora in corso la battaglia ad Hasaka tra combattenti curdi e Isis.

Turchia: Arrestata la giornalista Sedef Kabas per una frase detta in tv considerata da Erdogan offensiva.

Palestina Occupata: Nelle carceri israeliane 17 giornalisti palestinesi arrestati per aver compiuto il loro dovere.

Israele: Commissione governativa sullo scandalo dei sommergibili tedeschi.

Sudan: Un governatore si è dimesso contro l’uso eccessivo della forza da parte della polizia.   

Golfo Arabo-Persico: La Marina USA ha bloccato nel Mare dell’Oman una nave carica di esplosivo salpata dall’Iran.

Le notizie

Yemen

Il conflitto si estende e diventa regionale. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono terreno di guerra.

L’Arabia Saudita ha denunciato stamattina il lancio di due missili balistici contro Dhahran e un terzo contro Jazan, nel sud del regno, ma due di questi sono stati intercettati. Ci sono stati, comunque, danni materiali a causa della pioggia di schegge dei missili distrutti. Sono stati intercettati anche due droni nei cieli di Jazan provenienti dal territorio yemenita. L’aeronautica di Riad ha compiuto raids sulla regione nord dello Yemen.

Il Ministero della Difesa di Abu Dhabi ha comunicato che due missili balistici all’alba di oggi sono stati intercettati e distrutti nei cieli dell’emirato. Nessuna vittima, ma danni materiali leggeri a causa delle schegge cadute a terra. L’attacco degli Houthi avviene ad una settimana da quello precedente, con droni che hanno causato la morte di tre lavoratori migranti asiatici.

Sono sviluppi pericolosi del conflitto che consigliano di aprire una fase negoziale, ma le intenzioni delle parti non sembrano andare in quella direzione. Le dichiarazioni e le azioni sono improntate all’escalation bellica e propagandistica.  

Siria

Sale il numero delle vittime degli scontri ancora in corso tra combattenti curdi e jihadisti dell’Isis ad Hasaka. Secondo l’Osservatorio siriano sono 120 i morti finora, tra i quali 7 civili. È il quinto giorno di guerriglia per le strade della città nord-orientale della Siria. La popolazione è fuggita alla ricerca di un riparo lontano dalla zona di guerra. L’attacco dell’Isis è iniziato giovedì con il lancio di due autobombe contro il portone centrale del carcere di Ghweiran, seguito dall’assalto di più di 100 miliziani con mitra e auto cariche di armi da distribuire ai detenuti liberati. Sono fuggiti centinaia di miliziani, tra i quali anche capi del movimento terroristico. I detenuti rimasti intrappolati all’interno hanno preso possesso di diverse palazzine del carcere e catturato alcune guardie come ostaggi. La battaglia è sostenuta dalle truppe USA con elicotteri e carri armati. Account fiancheggiatori dell’Isis hanno pubblicato video nei quali si afferma la liberazione di diversi capi e la presenza nelle loro mani di ostaggi. Nelle prigioni curde ci sono 12 mila jihadisti di 50 nazioni e le autorità dell’autonomia hanno più volte dichiarato di non poter gestire la situazione, ma nessun paese ha mai voluto ricevere i suoi cittadini e processarli.

Turchia

La giornalista Sedef Kabas è stata arrestata per aver pronunciato un proverbio in una trasmissione televisiva, con l’accusa di vilipendio contro il presidente Erdogan. “Chi si incorona diventa più saggio, ma qui da noi non succede così”, ha detto Kabas in diretta. La procura ha deciso il suo arresto immediato prima ancora dell’inizio del processo. Una misura coercitiva di sudditanza della magistratura al poter del neo sultano. Per il direttore della Tv “Tele 1”, arrestare una giornalista all’alba per una frase è un atto intimidatorio inaccettabile contro tutta la categoria. Secondo il sindacato dei giornalisti, nel 2020 sono state presentate 31 mila denunce contro cittadini turchi per la stessa accusa.

Palestina Occupata

Il Comitato per il sostegno ai giornalisti detenuti ha denunciato la presenza nelle carceri israeliane di 17 giornalisti palestinesi, arrestati per aver compiuto il loro dovere. Soltanto 7 di loro sono stati processati e condannati, 5 sono in attesa di giudizio e altri 5 sono sotto arresto amministrativo, senza accusa e senza processo da diversi anni. “È una violazione dei diritti umani e un tentativo di imbavagliare l’informazione palestinese contro i crimini delle truppe di occupazione”, conclude il comunicato.

Israele

Una commissione governativa è stata istituita sullo scandalo dei sommergibili acquistati dalla Germania, scoperto 5 anni fa ai tempi del governo Netanyahu. Il ministro degli esteri Lapid ha espresso la sua soddisfazione per il raggiungimento di questo risultato che era osteggiato da altri ministri. Il premier Bennett si è astenuto durante la decisione del governo. Lo scandalo riguarda un contratto della Marina israeliana con la società tedesca ThyssenKrupp per l’acquisto di 3 sommergibili al prezzo di 3 miliardi di euro, un prezzo valutato doppio rispetto al valore reale. Nella vicenda sono implicati diversi militari e funzionari vicini a Netanyahu, ma l’ex premier non compare nell’inchiesta giudiziaria.

Sudan

Il governatore della provincia di Al-Jazeera, a sud di Khartoum, ha presentato le sue dimissioni in seguito all’uccisione di un manifestante da parte delle forze di sicurezza. Il giovane ucciso è stato colpito al petto da una pallottola da guerra, in una repressione eccessiva – secondo il governatore – rispetto alla pacifica mobilitazione. La polizia, contro ogni evidenza, ha sempre sostenuto di non aver sparato e di aver usato soltanto lacrimogeni. Nella maggior parte delle città sudanesi sono continuate le manifestazioni contro il golpe, per rivendicare il ritorno di un governo civile. Dal 25 ottobre, sono 73 i morti sotto i colpi della polizia. Sono in corso i preparativi per la mobilitazione di oggi nella capitale con 7 centri di raccolta per i cortei verso il palazzo presidenziale. Le richieste dei Comitati di Resistenza sono: “processo agli assassini dei manifestanti e governo civile”.

Golfo Arabo-Persico

Il Comando navale centrale USA ha comunicato di aver bloccato, nel Mare dell’Oman, una nave senza bandiera di Stato con un carico di 40 tonnellate di materiale usato per la fabbricazione di bombe, il fertilizzante urea. La nave era salpata giorni prima da un porto iraniano ed era diretta verso lo Yemen, con destinazione i ribelli Houthi. Il sequestro è stato compiuto il 18 gennaio e la nave è stata consegnata alla guardia costiera yemenita. La stessa nave un anno fa era stata bloccata con un carico di armi dall’Iran verso lo Yemen: migliaia di mitra Kalashnikov e lanciarazzi RPG.

Echi della stampa araba n. 9

A cura di Francesca Martino

Una parola nei tempi morti

Rafid Ali – Al-Wasat (13/01/2022)

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