Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

13 febbraio 2022   BUONA DOMENICA!

Rassegna anno III/n. 043

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I titoli

Yemen: Ennesimo bombardamento saudita su Sanaa.

Libia: Arrivano a Tripoli rinforzi militari in sostegno del premier sospeso.

Siria: Il bambino Fawwaz è tornato a casa, dopo oltre tre mesi di sequestro.

Afghanistan: Manifestazioni a Kabul contro la confisca dei fondi afghani da parte di Washington.

Egitto: L’attivista Rami Shaath, dal suo esilio parigino, denuncia le torture nelle prigioni di Al-Sissi.

Sahara Occidentale: Il Fronte Polisario annuncia l’uccisione di 12 soldati marocchini nei combattimenti avvenuti nei primi giorni di febbraio.

Le notizie

Yemen

L’aviazione saudita ha bombardato di nuovo Sanaa, causando danni e vittime.16 raids sono stati compiuti nel perimetro dell’aeroporto, secondo il comunicato di Riad. Il portavoce degli Houthi non ha fornito il numero di morti e feriti. Per i militari sauditi è la risposta all’attacco con droni contro l’aeroporto di Abha, nel sud del regno. Una guerra stupida, come tutte le guerre, che ha dilaniato uno dei paesi più poveri del mondo, impoverendolo ulteriormente. Nella guerra di tutti contro tutti, fioriscono i criminali comuni. Un gruppo armato ha sequestrato un’equipe di operatori dell’ONU, mentre trasportavano aiuti ad Abbin, nella parte meridionale dello Yemen. La zona è teatro di scontri tra i governativi e i combattenti per la secessione della regione meridionale (ex Sud Yemen annessa nel 1990). La notizia non ha avuto clamore mediatico, perché la nazionalità degli operatori è yemenita.

Siria

Il bambino Fawwaz Qteifan, rapito dal 2 novembre, è tornato a casa. La famiglia ha pagato il riscatto di 500 milioni di lire (140 mila dollari USA). I criminali sequestratori lo hanno abbandonato davanti ad una farmacia di un villaggio nella provincia di Daraa. Dopo lunghi mesi di estenuanti trattative, all’inizio di febbraio i rapitori hanno mandato alla famiglia un video delle torture subite dal bambino di appena 6 anni. Strazianti grida di Fawwas che supplicava i suoi carcerieri di smetterla di picchiarlo, mentre la videocamera lo riprendeva nudo e una mano che lo bastonava fortemente. Malgrado l’uso delle comunicazioni cellulari, per la trattativa con la famiglia, la polizia siriana non è riuscita ad individuare e catturare i sequestratori. Fawwaz è figlio di lavoratori che, per poter racimolare la somma del riscatto, hanno dovuto vendere casa e terreno e chiedere prestiti ai parenti. Il padre è migrante in uno dei paesi del Golfo ed ha dovuto tornare a Daraa per gestire la trattativa. Il fenomeno dei sequestri è diffuso in Siria, ma questo caso ha riscosso clamore per via della diffusione del video.   

Libia

Un convoglio di 100 auto militari con mitra pesanti si è diretto da Misurata a Tripoli, per sostenere il premier dimissionato Dbeiba. Il Consiglio dei notabili di Misurata, però, ha sconfessato “coloro che vogliono trascinare il paese verso uno scontro pericoloso e che serve solo ad alzare il prezzo della dipartita di Dbeiba”. Ieri la riunione del Congresso a Tripoli è stata rinviata per motivi di sicurezza. Una minoranza contraria all’accordo tra il capo del Parlamento Aqila Saleh e il premier incaricato Fathi Basha-Agha, ha lanciato appelli alle milizie di circondare la sede istituzionale, per impedire l’approvazione nella seconda camera rappresentativa di tale accordo. Una situazione tesa ma finora non sono stati registrati scontri. Le dichiarazioni dell’Onu sono improntate alla prudenza, L’ultimo intervento da New York non ha citato i nomi di nessuno dei due premier ed ha ammonito le parti a rispettare il percorso elettorale

Afghanistan

Si sono svolte a Kabul manifestazioni di protesta contro la decisione dell’amministrazione Biden di confiscare i fondi afghani depositati a Washington e destinarne una parte per indennizzi ai familiari delle vittime dell’11 settembre 2001. Su cartelli di cartone sono state scritte a mano frasi in inglese come: “Gli USA hanno rubato i nostri soldi”, “Vogliamo risarcimenti per i nostri morti sotto le bombe statunitensi”. La Banca centrale afghana ha affermato in un comunicato che la decisione di Washington è illegittima, unilaterale e in violazione delle leggi internazionali. La discutibile mossa di Biden ha dato un assist ai Taliban per presentarsi come vittima ed ottenere maggiore consenso interno.  

Egitto

L’attivista Rami Shaath, recentemente rilasciato dal carcere in Egitto, ha lanciato accuse al sistema securitario nelle prigioni egiziane: “La polizia usa la tortura per costringere i detenuti a confessare i nomi dei loro amici politici o attivisti”. Ha raccontato di aver assistito alle “sedute” estenuanti di interrogatori dove i malcapitati erano costretti a fornire i nomi di loro amici, cioè alla delazione. “Sono rimasto legato ad un muro, sospeso dalle mani per tre giorni, ma il mio trattamento era considerato un lusso”. Rami è figlio del diplomatico ed ex ministro palestinese Nabil Shaath e aveva anche la cittadinanza egiziana. Per tre anni è rimasto in carcere preventivo in attesa di conclusione indagini, ma non gli sono state mai rivolte delle accuse precise. È stato rilasciato a condizione di rinunciare alla nazionalità egiziana ed ha lasciato il Cairo per raggiungere la moglie in Francia.   

Sahara Occidentale

Il portavoce del Fronte Polisario ha dichiarato che i combattenti del Sahara Occidentale hanno colpito a morte 12 soldati marocchini, durante gli scontri che si sono svolti ne primi giorni di febbraio. L’esercito di Rabat non ha rilasciato dichiarazioni in merito allo scontro militare in atto. La crisi saharawi langue da 32 anni nei corridoi delle Nazioni Unite, che hanno gestito un accordo di tregua nel 1991, per la realizzazione di un referendum sull’autodeterminazione, che non si è mai svolto. Il territorio è di fatto occupato militarmente dal Marocco, che di recente ha avviato una campagna diplomatica per ottenere il riconoscimento della sua sovranità sul Sahara, offrendo alla popolazione soltanto un’autonomia amministrativa. Ha barattato il riconoscimento dell’amministrazione Trump in cambio delle relazioni con Israele.

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Approfondimento

Il tempo della libertà è arrivato: Appello per una mobilitazione in Italia il 12 febbraio per la liberazione di Abdullah Öcalan

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Echi della stampa araba n. 11

In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.

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