In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.

La pubblicazione non significa affatto la condivisione delle idee espresse.

L’opposizione siriana è peggio del regime

Ciò che l’opposizione politica e armata siriana ha prodotto, in particolare quelle affiliate alla Turchia e al Qatar, dopo oltre un decennio di conflitto, sono migliaia di morti e milioni di sfollati interni ed esterni.

Juan Dibo*

Giovedì 17/02/2022

Al-Arab (quotidiano edito a Londra)

“Sono passati undici anni dallo scoppio della guerra civile siriana e ci sono ancora solo due opzioni: quella cattiva e quella peggiore. Il regime siriano rappresenta la cattiva opzione e l’opposizione (le opposizioni) rappresenta la peggiore o nella migliore delle ipotesi, il regime di Assad e l’opposizione siriana sono due facce della stessa medaglia.

La storia e il presente sono pieni di esempi che dimostrano inequivocabilmente che la maggior parte dell’opposizione nel mondo è quasi una copia esatta dei regimi o dei partiti al potere. Questa regola d’oro include sia i paesi democratici che quelli autoritari. Potrebbe essere soggetto ad alcune eccezioni, ma il caso siriano non è sicuramente uno di queste. Al contrario, l’unica eccezione opposta in questo quadro risiede nella superiorità dell’opposizione siriana sul regime in termini di adozione di un discorso politico e comportamenti più degenerati e devianti.

Durante la crisi, l’opposizione siriana ha adottato politiche e programmi simili o addirittura identici a quelli del regime di Assad. Da quando il primo proiettile è stato sparato nel conflitto interno siriano nel 2011, l’opposizione armata siriana ha premeditato, determinato e insistito sul fatto che le aree residenziali siano sprofondate nel conflitto armato contro lo spietato regime di Assad.

Le fazioni armate che hanno deliberatamente coinvolto le zone residenziali nel sanguinoso conflitto con il regime di Assad erano ben consapevoli della brutale risposta attesa dal regime siriano. Tuttavia, non si preoccupavano della vita, dei mezzi di sussistenza e delle proprietà delle persone e non rispettavano le convenzioni internazionali al riguardo. Il loro scopo e l’unica speranza era di attirare l’intervento militare occidentale, per rovesciare il regime di Assad e prendere il potere.

Dopo che tutti i tentativi dell’opposizione politica e armata siriana di persuadere l’Occidente a intervenire militarmente e rovesciare il regime di Assad sono falliti, si sono rivolti alla Turchia per invadere e occupare molte aree della Siria settentrionale e nordorientale dal 2016 ad oggi. L’opposizione siriana fedele alla Turchia e al Qatar, ovvero la coalizione di opposizione siriana, ha descritto come liberate quelle aree occupate dalla Turchia. Le fazioni pro-Ankara e Doha, come il regime di Assad, hanno eliminato gli oppositori. Hanno anche iniziato ad attuare enormi cambiamenti demografici nella città di Afrin: hanno espulso i suoi abitanti originari curdi e hanno sistemato al loro posto popolazioni arabe e turkmene. Queste fazioni hanno attuato le stesse politiche nelle città di Ras al-Ain e Tal Abyad, che sono occupate dalla Turchia.

Le fazioni armate, per volere di Ankara, cambiarono anche i nomi delle città e dei paesi occupati dalla Turchia, specie quelle curde, e poi queste fazioni applicarono in maniera sistematica la politica di arabizzazione e turkificazione. Hanno alzato la bandiera turca e le immagini del loro Sultano Erdogan nei territori siriani occupati dalla Turchia. Il turco è diventato una lingua ufficiale nelle scuole e nelle università di quelle regioni. La lira turca si è trasformata in una valuta importante nelle transazioni commerciali e finanziarie in tutti i territori siriani occupati dalla Turchia.

Il governo turco ha anche nominato governatori turchi in quelle aree. Di conseguenza, praticamente e amministrativamente tutte le aree occupate divennero parte della Turchia. Questo, a sua volta, riflette le intenzioni turche di includere permanentemente queste aree nella sua mappa, come fece Ankara con la regione di Iskenderun negli anni ’40 e come fece con Cipro del Nord negli anni ’70: Ankara non intende lasciare le terre che occupa nella regione del Kurdistan dell’Iraq con il pretesto di combattere gli elementi del Partito dei Lavoratori curdi (PKK).

L’opposizione siriana, in particolare la “Coalizione nazionale per le forze rivoluzionarie e di opposizione siriane”, sostenuta da Ankara e Doha, ha adottato una retorica estremista sciovinista e settaria. La coalizione ha sempre insistito nel dare alla Siria un carattere puramente arabo e islamico, secondo le loro visioni, una condotta che rappresenta una palese minaccia per altre componenti non arabe e non musulmane e ne sminuisce l’esistenza e il ruolo. Peggio ancora, la coalizione di opposizione si sta adoperando per riprodurre il regime centrale nella futura Siria. La coalizione non nasconde la sua avversione per la tesi del federalismo o del decentramento per una futura Siria con il pretesto di preservare l’unità del paese, che è stato da sempre il canto stonato del partito Ba’ath.

Sono emerse decine di fazioni armate estremiste affiliate all’opposizione siriana, tra cui lo Stato Islamico e Jabhat al-Nusra, che ha cambiato nome in Hay’at Tahrir al-Sham (affilata di Al-Qaeda). Questi gruppi estremisti hanno combattuto l’uno contro l’altro, per l’affermazione dell’influenza e l’attuazione delle agende di Ankara e Doha. Migliaia dei suoi membri si sono trasformati in mercenari su richiesta sotto la diretta supervisione dell’intelligence turca, per servire i programmi e gli interessi della Turchia in Siria e nell’intera regione. Su questa base, sono stati reclutati in Libia, Azerbaigian, Venezuela e altrove.

L’opposizione siriana è divisa in molte piattaforme. La piattaforma di Istanbul, quella di Mosca, quella del Cairo e infine quella “nazionale” in patria, come viene denominata dal regime di Assad. Ogni piattaforma rappresenta le agende e gli interessi dello stato che la sponsorizza…

Sfortunatamente, più di un decennio dopo lo scoppio del conflitto interno siriano, con centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati interni ed esterni, e dopo che dozzine di città, paesi e villaggi siriani sono stati ridotti in macerie, sono in campo soltanto due opzioni. La cattiva opzione è rappresentata dal regime di Assad, che ha venduto la Siria a Russia e Iran in cambio della permanenza al potere, e l’opzione peggiore è rappresentata dall’opposizione dominata dal movimento fondamentalista della Fratellanza Musulmana, che attua le agende turche e del Qatar in Siria”.

  • Scrittore curdo-siriano

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