e degli oltre mille abitanti da cacciare dalle loro terre

Lo scorso 8 maggio 2022, l’esercito israeliano ha annunciato che il genio militare sta prendendo le misure e le tipologie delle abitazioni delle famiglie dei due sospettati per l’attentato di Elad, per essere poi demolite.

Questa pratica di buttare giù con i bulldozer le case dei palestinesi non è nuova. Vi ricordate la scena del film di Pontecorvo, “La battaglia di Algeri”?

Già al tempo dell’occupazione della Palestina storica, nel 1948, 500 villaggi palestinesi erano stati rasi al suolo. Si stima che le abitazioni distrutte sono state 170 mila. Un milione di palestinesi cacciato dalla propria terra e trasformato in profughi.

Le demolizioni delle case dei palestinesi vengono messe in atto con vari pretesti: a) mancanza di licenza edilizia nelle zone sotto il controllo amministrativo dell’esercito di occupazione, secondo la definizione dei famigerati accodi di Oslo (la zona C);

b) zona militare o di interesse di sicurezza;

c)Punizione collettiva per le famiglie di attentatori, come azione di deterrenza contro la resistenza. In molti casi, la demolizione è seguita dal divieto di ricostruzione o addirittura della confisca de terreno.

Dal 2004, sono state distrutte per punizione collettiva 269 case, cacciando 1300 persone tra i quali 161 minori.

Il sito israeliano NRJ ha citato una frase dell’ex premier Netanyahu nella quale si vantava che il suo governo ha demolito mille case palestinesi nel solo 2016, perché “le case palestinesi sono un cancro che va estirpato”. Molte delle case demolito ricadevano nelle aree definite A negli accordi di Oslo, cioè sotto l’amministrazione civile e di sicurezza dell’ANP.

A Gerusalemme in particolare la politica delle confische e delle demolizioni ha l’obiettivo di cacciare gi abitanti palestinesi dai loro quartieri, per creare colonie ebraiche e rendere irreversibile l’annessione di Gerusalemme Est, territorio occupato nel 1967 e secondo il diritto internazionale appartenente al futuro Stato palestinese.

La politica delle demolizioni e dello sfollamento tocca anche la popolazione beduina, sia in Cisgiordania che all’interno di Israele.

Secondo la legge militare israeliana le demolizioni sono atti amministrativi che non hanno bisogno di una sentenza del tribunale e non è necessario dimostrare prove.

In questo articolo, l’amico dr. Dirar Taffeche esamina, con l’elencazione di una serie di articoli presi dalla stampa israeliana, il caso degli otto villaggi di Masafer Yatta, che qualche giorno fa il Tribunale israeliano ha respinto tutti i ricorsi degli abitanti e in breve tempo le truppe di occupazione procederanno alla demolizione ed alla cacciata degli abitanti, con il pretesto della costruzione di un poligono di tiro, in realtà i terreni saranno ceduti per la costruzione di colonie ebraiche e l’allargamento di altre già esistenti, per ospitare ebrei israeliani nati e vissuti altrove e non avevano mai visto la Palestina prima.

La redazione

“L’Alta Corte di Giustizia ha approvato mercoledì lo sgombero di circa 1.000 palestinesi da otto villaggi nel sud della Cisgiordania, dopo una disputa legale durata due decenni sulla terra che è stata riutilizzata dall’esercito israeliano come zona di tiro e dove i palestinesi hanno vissuto generazioni.” 

“I giudici David Mintz, Ofer Grosskopf e Isaac Amit hanno respinto le affermazioni dei firmatari palestinesi secondo cui vivevano nell’area di Masafer Yatta vicino a Hebron prima che fosse dichiarata zona di tiro militare nel 1981. Ciascuno dei firmatari è stato condannato a pagare 20.000 shekel ($ 5.900) nelle spese”.

“Inoltre, la Corte Suprema ha respinto l’affermazione secondo cui trasformare l’area in una zona militare chiusa fosse contraria al diritto internazionale e ha affermato che quando il diritto internazionale contraddice il diritto israeliano, quest’ultimo prevale”.

Quanto sopra citato, è riportato da Haaretz il 5.5.2022 col titolo:

Israeli Top Court Approves Eviction of Eight Palestinian Villages After Decades-long Battle

Ma io ho un fascicolo per storia di Masafer Yatta dal quale annoto i seguenti articoli di quotidiani israeliani. Da queti:

1- Nell’aprile e nel maggio 1967, una decina di persone che vivevano nel villaggio di Jinba, nel sud della Cisgiordania, allora parte del regno giordano, furono convocate alla stazione di polizia giordana. Non erano sospettati di aver fatto nulla di male: anzi. Furono chiamati a ricevere un risarcimento per le loro case, che erano state danneggiate o distrutte nell’assalto israeliano del 13 novembre 1966, diretto anche contro Khirbet al-Markaz e principalmente contro il villaggio di Samu.

Haaretz 27.4.2021, Titolo: Israel Blew Up Their Houses in 1966. Now It Claims Their Village Never Existed)

2- C’è una Colonia nel sud di Hebron nella quale è presente:

L’accademia premilitare religiosa di Beit Yatir (vedi mappa) si trova a pochi chilometri a sud di Avigail, un insediamento di 12 famiglie e uno dei 26 avamposti illegali che l’IDF si prepara a evacuare. Sia Beit Yatir, tecnicamente all’interno della linea verde, sia Avigail, situata al di fuori di essa ……..  Le circa quattro dozzine di studenti iscritti all’accademia sono i futuri soldati, come gli abitanti di Avigail, credono che il popolo ebraico – sotto Dio’ s stretta guida – sono entrati in una nuova era della storia radicalmente unica. … Ogni anno circa 700 laureati si arruolano nell’IDF. Questi laureati, che vedono il servizio militare come un comandamento dato da Dio della massima importanza, sono altamente motivati”.

Jpost del 3.11.2007. Titolo: Too ideologically close for comfort at Beit Yatir

3- “Yitzhak Bart … Martedì scorso, ha rappresentato con entusiasmo lo stato e l’esercito israeliano in tribunale per la loro richiesta di demolire otto villaggi palestinesi della Cisgiordania a Masafer Yatta, un gruppo di villaggi palestinesi nelle colline a sud di Hebron, in modo che l’addestramento militare possa essere condotto nell’area”

“La rimozione dei palestinesi era precisamente l’intenzione del ministro dell’agricoltura nei primi anni 1980 Ariel Sharon. Prevenire la diffusione degli arabi nell’area richiedeva che fosse dichiarata zona di tiro, sharon ha detto all’esercito, secondo i verbali di una riunione del 1981 del Comitato ministeriale per gli affari degli insediamenti”.

“Un’altra misura per fermare lo sviluppo naturale è stato il trasferimento delle riserve di terra palestinesi e delle fonti d’acqua agli insediamenti, che sono illegali secondo il diritto internazionale. Nei primi anni 1980, Israele ha costruito gli insediamenti di Carmel, Maon, Metzadot Yehuda e Susya nella zona di Masafer Yatta” ……. “Bart è un residente dell’insediamento di Neveh Daniel, a est di Betlemme, nel blocco di Gush Etzion.”

Haaretz del 22.3.2022. Titolo: When the Judge Ruling on the Fate of Palestinians Is Himself a Settler

Dirar Taffeche

1 commento

  1. […] Masafer Yatta: la storia degli 8 villaggi palestinesi da demolire […]

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