Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

27 luglio 2022.

Rassegna anno III/n. 207

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Le vignette sono QUI

Sono trascorsi 153 giorni di guerra. Missili russi su Chuhuiv. Washington promette altri HIMARS (High Mobility Artillery Rocket Systems) a Kiev. Oggi parte dai porti del Mar Nero il primo carico di grano ucraino. Gazprom chiude i rubinetti del gas ai paesi dell’UE.

Con oggi Alaa Abdel Fattah è in sciopero della fame da 117 giorni, nel carcere di Wadi Natroun. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno.

Oggi digiuna: Francesco Giordano.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

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I titoli

Somalia: Offensiva contro gli Shebab. Un drone ha fatto strage di miliziani.

Siria: Scambi di artiglieria nel nord di Aleppo. Due soldati turchi uccisi.

Palestina Occupata: Demolite le case delle famiglie di due giovani arrestati per gli spari contro i coloni.

Sudan: Manifestazioni contro il razzismo in risposta agli scontri inter etnici.

Pakistan: La coalizione di Omran Khan vince la presidenza del Punjab.

Tunisia: L’opposizione chiede elezioni politiche e presidenziali simultanee.

Le notizie

Somalia

Offensiva governativa e statunitense contro i jihadisti degli Shebab. Almeno 15 miliziani sono rimasti uccisi in un attacco con drone nella zona di Shbili meridionale, nel sud del paese. La stampa locale sostiene che l’attacco è partito da una nave statunitense. L’agenzia governativa ha riportato un comunicato dell’esercito su un’altra operazione di terra condotta contro le basi del movimento in Puntland, nel nord est della Somalia. Sarebbero state distrutte le basi arroccate nelle montagne, dove avvenivano gli addestramenti militari delle reclute.

Siria

L’esercito turco ha ammesso l’uccisione di due soldati nelle zone occupate dalle sue truppe nel nord della Siria, senza specificare le circostanze nelle quali sono avvenuti gli scontri. Un comunicato delle forze democratiche siriane a guida curda ha spiegato che le loro unità dell’artiglieria hanno scambiato con le truppe di occupazione lanci di razzi nel nord della provincia di Aleppo. Obiettivo dell’attacco era una base militare turca. Le truppe di Ankara hanno risposto con il lancio di missili terra-terra lungo tutta la linea del fronte. Da mesi il presidente Erdogan va annunciando un’offensiva contro la zona autonoma nel nord della Siria, ma Russia e Iran, i due partner nel processo di Astana per la crisi siriana, non hanno finora dato la luce verde. Inoltre la presenza di truppe statunitensi ad est dell’Eufrate rappresenta una difficoltà per le truppe turche, nel timore di colpire i soldati di un alleato della Nato. Il governo di Damasco ha sfruttato la situazione, per raggiugere un accordo con i curdi che permette alle sue truppe di entrare nella zona autonoma, per una difesa comune contro gli invasori. È stato annunciato anche un imminente incontro al vertice tra Erdogan e Putin con al centro la questione dell’offensiva turca contro i curdi.  

Palestina Occupata

Le truppe di occupazione hanno demolito le case delle famiglie di giovani arrestati con l’accusa di aver sparato contro dei coloni. La politica di punizione collettiva condotta da Israele ha portato migliaia di famiglie a perdere le proprie abitazioni. Le due operazioni di demolizione, nel villaggio Salfit, sono avvenute con molto clamore e mobilitazione di ingenti truppe, prima dell’entrata in funzione delle ruspe. La popolazione locale ha accolto i soldati con il lancio di pietre.

Sudan

Grandi manifestazioni, ieri, in molte città sudanesi contro il razzismo e il discorso dell’odio e per la fine del regime militare. Nella capitale Khartoum alla testa dei cortei hanno marciato ex ministri e leader del consiglio presidenziale destituiti dai generali golpisti. L’iniziativa politica è la risposta popolare agli scontri inter etnici avvenuti nelle scorse settimane nella provincia del Nilo Blu, dove oltre cento persone sono rimaste uccise, per contenziosi sulle proprietà terriere. Gli scontri si sono estesi anche al capoluogo ed hanno causato lo sfollamento di almeno 30 mila persone dalle loro case.  

Pakistan

L’Alta Corte ha approvato il ricorso dell’alleanza guidata dal partito Insaf dell’ex premier Omran Khan contro l’elezione del presidente della provincia del Punjab. Nelle ultime elezioni di medio termine, la lista di Insaf è risultata vincente raccogliendo 15 dei 20 seggi in palio. Il presidente di turno del parlamento regionale ha assegnato invece la vittoria al candidato della minoranza con l’esclusione, per cavilli burocratici, di 10 voti della maggioranza. Il pronunciamento dell’Alta Corte rafforza il partito di Omran Khan a livello nazionale. Insaf sta conducendo una campagna per chiedere le elezioni anticipate. Khan è stato destituito da una mozione di sfiducia lo scorso maggio e l’ex premier ha accusato Washington di aver tramato per la rottura all’interno del suo partito, a causa della sua politica di neutralità sulla guerra in Ucraina.

Tunisia

L’opposizione accusa il presidente Saied di aver rotto il silenzio elettorale, con la sua dichiarazione a favore del sì durante le operazioni di voto. Secondo i leader della “coalizione per la salvezza” l’unica via d’uscita sarà quella di indire elezioni presidenziali e politiche contemporaneamente. Il fronte dei sostenitori di Saied ribatte che il 90% dei voti espressi è per il sì e quindi la marcia verso il rinnovamento va avanti con le elezioni politiche del 17 dicembre 2022. La tabella di marcia prevede una legge elettorale nuova, che secondo molti analisti sarà di tipo maggioritario su candidature individuali, per piccole circoscrizioni. Nel referendum del 25 luglio è andato ai seggi il 27,5% degli aventi diritto. Una percentuale bassa, ma in linea con le ultime elezioni del 2019, quando sono andati a votare soltanto il 41%. Per i sostenitori del presidente, l’astensione fisiologica non va sommata al boicottaggio politico.

Finestra sulle RiveArabe – 3

Da Tripoli alla Mecca, viaggio nel deserto dei sentimenti

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1 commento

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