Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

27 settembre 2022.

Rassegna anno III/n. 265

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Per ascoltare l’audio:                                                         

Le vignette sono QUI

Sono passati sette mesi di guerra russa in Ucraina.

Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. In Italia dal 28 maggio è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.

Oggi martedì 27 settembre digiuna di nuovo Francesco Giordano.

Appello della redazione di Anbamed ai lettori ed ascoltatori di aderire alla staffetta solidale di sciopero della fame per un giorno.

Per maggiori info: http://www.invisiblearabs.com

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I titoli

Iran: Dieci giorni di protesta in tutto il paese, dopo la morte in carcere di Mahsa Amini.

Egitto: Saranno liberati entro oggi 39 detenuti in arresto preventivo.

Turchia-Grecia: Minacce di Erdogan alla Grecia.

Iraq: Si è dimesso il presidente del Parlamento.

Tunisia: Proteste per il pane in diversi quartieri della capitale.

Le notizie

Iran

Dieci giorni di rivolta popolare spontanea nella capitale Teheran, nel Kurdistan iraniano e in molte altre città. Secondo rapporti delle organizzazioni di difesa dei diritti umani le vittime della repressione sono state finora 76 persone. Gli arrestati sono 1200. La polizia ha usato idranti e lacrimogeni, ma reparti speciali dei Basiji hanno sparato con pistole e mitragliatrici. Per ridurre al minimo l’azione repressiva, i manifestanti hanno organizzato proteste serali e notturne. Dalle finestre delle case sono stati appesi cartelli con scritto “Morte al dittatore”. La famiglia Amini denuncia di aver ricevuto intimidazioni dalla polizia, per non rilasciare dichiarazioni alla stampa straniera. Le comunità iraniane a Parigi e Londra hanno manifestato davanti alle ambasciate e ci sono stati scontri con la polizia, con feriti e arresti. A Berlino, il ministero degli esteri ha convocato l’ambasciatore iraniano per consegnare una protesta contro la repressione del dissenso pacifico dopo la morte in carcere di Mahsa Amini. A Teheran, il ministro degli esteri, Hossein Amir-Abdullahian, ha accusato gli Stati Uniti di interferenza negli affari interni: “Attizzano il fuoco delle proteste”. Queste sono le più grandi proteste da quelle del 2019, organizzate contro l’aumento dei prezzi dei carburanti.

Egitto

La commissione per l’amnistia ha annunciato che oggi saranno rilasciati 39 detenuti in arresto preventivo. Lo ha scritto sui social un esponente della commissione accludendo un elenco con i nomi dei beneficiari. Tra questi non compaiono i nomi di Alaa Abdel Fattah e Sharif El-Rouby, i due esponenti politici di opposizione democratica. La sorella di Alaa, Mouna Seif, ha commentato che “Questo accanimento non serve a cambiare le cose nel paese. Perché questa determinazione a ucciderlo? Rilasciate il ragazzo e fateci andare in pace!”.

Turchia-Grecia

Il presidente Erdogan ha pronunciato un duro discorso minaccioso e di sfida al governo greco. “La Grecia non può competere con la Turchia né a livello economico, né politico. Atene pagherà un alto prezzo per il suo complotto contro di noi”. Un’arroganza farcita di falsità quando sostiene che Ankara “sta agendo per soffocare i focolai di guerra in giro per il mondo, ma non esiteremo a difendere anche con la forza i nostri interessi”. Ankara ha convocato l’ambasciatore greco per protesta contr le manovre militari congiunte, con la partecipazione degli Stati Uniti, che sono in corso nelle isole dell’Egeo, prossime alle coste turche.

Iraq

Il presidente del Parlamento, Halaboussi, ha presentato inaspettatamente le sue dimissioni. L’unico incarico istituzionale rinnovato, dopo le elezioni dell’ottobre di un anno fa, se ne va per protesta contro il prolungarsi della crisi politica e le divisioni all’interno del campo sciita. Si terrà domani una seduta del legislativo per votare sulle dimissioni, ma secondo molti analisti iracheni, saranno respinte. L’Iraq vive una crisi politica di vaste proporzioni che rischia di sfociare in una guerra civile, all’interno dello stesso campo sciita, tra i seguaci di Moqtada Sadr e le altre formazioni filo iraniane. Mobilitazioni di piazza delle due componenti rivali hanno causato molte vittime negli ultimi due mesi e non si intravvede una soluzione di compromesso, perché la minoranza ha bloccato le votazioni per l’elezione del presidente della repubblica, che richiedono la presenza di una maggioranza dei due terzi dei deputati. La condizione per garantire il quorum è la nomina di un primo ministro della stessa minoranza. Questo cortocircuito è stato possibile a causa della Costituzione etno-confessionale che ha spezzettato le cariche istituzionali: presidente curdo, premier sciita e capo del parlamento sunnita. Il seme della discordia è un’opera del primo governatore militare USA dopo l’invasione dell’Iraq, Bremer.

Tunisia

Sono in corso in diverse località della capitale Tunisi manifestazioni di protesta contro il caro pezzi e la mancanza di derrate alimentari nei mercati. Sono state erette barricate e incendiati copertoni. La polizia ha lanciato lacrimogeni per disperdere i manifestanti, ma è stata affrontata con il lancio di pietre e bottiglie di vetro. “Cibo, lavoro, libertà e dignità” è il grido che riecheggia la rivolta del 2011. Una protesta itinerante che si è spostata da un quartiere all’altro. In una piccola cittadina a sud est della capitale, un venditore ambulante, Mohammed Lamine Dridi, ha tentato il suicidio impiccandosi, in seguito al sequestro della merce da parte dei vigili urbani. La procura ha arrestato il sindaco per interrogarlo, ma poi è stato rilasciato. La situazione economica tunisina è al collasso: disoccupazione al 15% e inflazione 8,5%. Mentre non è stato possibile finora arrivare ad un accordo sul prestito della Banca Mondiale di 4 miliardi di dollari, per sanare le finanze dello Stato, con il rischio di non poter pagare i dipendenti pubblici.

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