Approfondimenti

Quattro anni fa l’assassinio di Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul

Khashoggi: l’assassinio di un giornalista dissidente

di Farid Adly *

Il 2 ottobre è stato il quarto anniversario dell’assassinio del giornalista saudita dissidente, Jamal Khashoggi, nella sede del consolato del suo paese ad Istanbul in Turchia. Un assassinio di Stato che è passato nell’oblio: nessuna testata giornalistica ha dedicato un ricordo al coraggioso collega. Anche Al-Jazeera che al momento dell’assassinio ha propagandato i comunicati turchi e amplificato i discorsi di Erdogan e le sue minacce, ospitando la fidanzata turca del giornalista, adesso mantiene un silenzio assordante. (dopo che le relazioni tra il Qatar e l’Arabia Saudita sono tornate alla normalità).

Il mandante, malgrado tutte le evidenze materiali e le inchieste dei servizi segreti, sia turchi che statunitensi (Rapporto CIA), è saldamente al potere a Riad. Lo ha incontrato Biden durante la sua visita nel regno saudita, lo hanno ricevuto Macron, all’Eliseo, e il suo ex principale accusatore pubblico, Erdogan, ad Ankara. Dopo il credito internazionale ottenuto, suo padre re Salman lo ha nominato primo ministro.

Khashoggi era un conoscitore del sistema di potere in Arabia Saudita dall’interno. È stato vice direttore dell’Arab News (1999-2003) e direttore del quotidiano Al-Watan (2004 e poi dal 2007 al 2010). In precedenza è stato corrispondente in Afghanistan ed altri fronti di guerra. È stato consigliere per la stampa dell’emiro Turki Al-Faisal, ambasciatore saudita prima a Londra e poi a Washington.  Nel 2017 ha lasciato l’Arabia Saudita e si è stabilito negli Stati Uniti, dove ha iniziato una collaborazione come editorialista con il Washington Post. Non era un oppositore della monarchia, ma non nascondeva il suo dissenso dalle politiche di Riad, in particolar modo sulla guerra in Yemen e le sue critiche alla politica di MBS. Ha sostenuto le primavere arabe, ma ha affermato anche che per l’Arabia Saudita la monarchia può riformarsi senza contraccolpi. Era di tendenze liberali, ma è stato accusato di essere vicino alla Fratellanza Musulmana per i sui articoli sull’Islam politico, dove sosteneva che la democrazia nei paesi arabi non sarebbe completa se venissero esclusi gli islamisti moderati.

È stato richiamato diverse volte in Arabia Saudita, ma si è guardato bene dal compiere un viaggio con destinazione Riad. Quando ha contattato il consolato a Washington per chiedere un certificato di divorzio, per poter contrarre il suo matrimonio con Hatice Cengiz, gli è stato consigliato di chiederlo al consolato di Istanbul, vista la nazionalità turca della fidanzata. Alla fine di settembre 2018 si è recato a Istanbul ed al consolato gli hanno fissato il 2 ottobre per il ritiro del documento. In pratica gli è stata tesa una trappola: uno squadrone della morte composto da 15 uomini dei servizi segreti sauditi, compreso un medico chirurgo, sono arrivati in Turchia su due voli privati, hanno atteso il giornalista in consolato e lo hanno preso in consegna, lo hanno soffocato, ucciso e poi vivisezionato smembrando il suo corpo e faccendolo sparire. Di Jamal Khashoggi da quel giorno non si sa più nulla. Il suo corpo non è stato mai trovato e nessuno degli accusati ha confessato. I servizi di Ankara hanno registrato e filmato tutto, fornendo il materiale alla CIA, per ricattare Riad. Poi il neo sultano Erdogan ha fatto chiudere il processo in Turchia e consegnare tutto il carteggio del caso all’Arabia Saudita. Tre anni dopo l’atroce assassinio, Erdogan è andato in visita a Riad e MBS ad Ankara, come niente fosse avvenuto. Denaro in cambio del silenzio.

Il governo saudita al momento dell’assassinio ha negato tutto, sostenendo che il giornalista non si trovava nel consolato e che sarebbe uscito da una porta secondaria. Sono stati forniti i video di sorveglianza che hanno messo in ridicolo i servizi di sicurezza sauditi agli occhi dei media e social di tutto il mondo: la controfigura usata per simulare l’uscita di Khashoggi dal consolato era molto più grassa, non gli assomigliava affatto, si vestiva diversamente e soprattutto aveva due scarpe diverse ai piedi. Dopo le rivelazioni dei servizi segreti di Ankara alla stampa locale e mondiale e le accuse dirette a MBS di essere il mandante, Riad ha dato una seconda versione: “un litigio in consolato finito male”, ma non ha spiegato dove era finito il corpo. Dopo 5 versioni diverse, che miravano ad escludere la responsabilità o la conoscenza di MBS dell’agguato e della sua preparazione. In realtà il più stretto collaboratore dell’erede al trono, Qahtany, era in continuo contatto con lo squadrone della morte e si informava minuto per minuto sull’andamento dell’operazione. Almeno una telefonata è partita dal consolato ad uno dei numeri telefonici a lui intestati.

Il processo farsa saudita contro i membri dello squadrone della morte è finito con 5 condanne alla pena capitale e altre pesanti sentenze alla reclusione. Nessun politico ha pagato. I condannati poi sono stati graziati dai figli del giornalista, dopo un incontro con MBS. Fonti giornalistiche di Beirut sostengono che hanno ricevuto in dono due ville a Gedda, in cambio della grazia. I membri dello squadrone della morte condannati vivono in ville alle porte di Riad, insieme alle loro famiglie e con tutti i confort possibili. In pratica nessuno ha pagato per quell’atroce crimine di Stato.

Per la libertà di stampa, non possiamo non ricordare il sacrificio di giornalisti assassinati per il loro impegno alla ricerca della verità, come Khashoggi e la palestinese Shireen Abu Aqileh. E soprattutto non possiamo dimenticare chi è in carcere e rischia di essere estradato negli Stati Uniti, come Julian Assange. Anbamed aderisce alla campagna internazionale per la sua liberazione, indetta da moltissime organizzazioni e testate giornalistiche, tra le quali Pressenza, 24hassange, che si terrà il 15 ottobre con collegamenti in diretta da tutto il mondo (Vedi la cartina con gli eventi programmati).

Qui di seguito alcuni link per approfondimenti sulla vicenda Khashoggi:

  • Nel febbraio 2021, il quotidiano WSJ rivela il collegamento secondo la CIA di MBS con l’assassinio di Khashoggi.

https://archive.ph/2nheh

  • Un articolo di Pierre Prier

Jamal Khashoggi. Anatomia di un crimine di Stato saudita – Pierre Prier (orientxxi.info)

  • Due film:

https://www.open.online/2020/09/06/omicidio-khashoggi-al-qaeda-arabia-sauduta/

*direttore editoriale

di “Anbamed, notizie dal sud est del Mediterraneo”

1 commento

  1. […] Quattro anni fa l’assassinio di Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *