Questa è l’ottava puntata della rubrica “Finestra sulle Rive Arabe”, a cura di un gruppo di arabisti. Il gruppo RiveArabe (www.rivearabe.com) è un sodalizio di studiosi e cultori del mondo arabo. Il coordinamento del lavoro tra il gruppo RiveArabe e la redazione Anbamed è a cura della professora Jolanda Guardi. 

Il 18 dicembre è la Giornata Internazionale della lingua araba. “Rive Arabe” commemora questa ricorrenza con queste pagine del loro sito QUI

La letteratura tunisina parla arabo

di Jolanda Guardi

La produzione letteraria della Tunisia, paese i cui autori e autrici restano praticamente sconosciuti in Italia merita uno sguardo attento, specialmente per la produzione degli ultimi anni e per le tematiche affrontate, che ci permettono di meglio comprendere l’evoluzione culturale in paralleo a quella della società.

Nel 1956 la Tunisia riacquista l’indipendenza e la letteratura si fa espressione di quella che alcuni critici hanno chiamato scrittura realista, poiché nelle opere romanzesche pubblicate da questa data alla fine degli anni ‘80, le tematiche più ricorrenti sono quelle legate alla trasformazione della società, al ruolo dell’intellettuale nella nuova configurazione socio politica tunisina, all’emergere della posizione della donna. Numerosi sono gli scrittori in lingua araba che si affacciano sulla scena letteraria in questo periodo, alcuni per rimanervi a lungo, altri per scomparire dopo una sola pubblicazione, tutti testimoni del fermento letterario come specchio di quello sociale.

Copertina libro Datteri sui rami – 1969

Rappresentante più importante di questa tendenza è Bachir Khreif (1917-1983) che, nel suo romanzo più conosciuto, Dajla fī ‘arājniha (Datteri sui rami, 1969) si concentra sulle trasformazioni che la nuova situazione politico sociale porta in campagna e in città e critica i valori di una morale che fa dell’ipocrisia la norma. Nelle opere di Khreif un ruolo importante riveste la figura femminile, che emerge nel testo concordamente al suo ingresso nello spazio pubblico. L’autore utilizza, nei dialoghi del romanzo, l’arabo tunisino, creando in tal modo la compresenza di diverse parlate locali che rappresentano i diversi strati sociali nel periodo di transizione. In un altro romanzo, Barq Al-layl (1961), nome del protagonista, l’autore affronta ancora le questioni sociali, con il protagonista che risolve una situazione legata alla corruzione del potere, a conferma che il cambiamento può venire solamente dal popolo.

Anche Muṣṭafà Al-Fārisī (1931-2008) nelle sue opere fa riferimento ai cambiamenti in corso, in particolare si interroga sul ruolo dell’intellettuale nella società tunisina moderna ne Al-mun‘arij (La svolta, 1966) così come Laylà Māmī (1948-) che, in Sumu‘a taḥtariq (Una torre in fiamme, 1968) getta luce sulla condizione della donna tunisina in opposizione a un maschilismo dispotico. In questo Māmī, scrittrice e giornalista, fondatrice della rivista in lingua francese Femina, è accompagnata da altre autrici del periodo, la cui produzione andrebbe rivalutata come Fāṭima Salīm, ‘Arūsiyya Al-Nālūtī che, in Tamass (Contatto, 1995), presenta le riflessioni di una donna ferita da una società fallocentrica e Ḥayyat ibn Ash-Shaykh.

Nel decennio successivo, numerosi sono i romanzi pubblicati che introducono un nuovo elemento, quello del fantastico. La situazione politica ha disilluso i tunisini, costretti in un paese dal partito unico e nel quale la libertà di espressione è solo nominale e la letteratura, ancora una volta, è un riflesso di quanto accade. Oltre a numerosi autori, il periodo si caratterizza per l’emergenza di scrittrici e per le tematiche sociali e di critica che testimoniano della formazione di una società civile che sarà quella che porterà alla rivoluzione del 2011. Il processo di presa di coscienza è un processo a lungo termine e la letteratura ne è testimone. Le caratteristiche del periodo sono fondamentalmente due: la forte presenza del contesto – culturale, sociale, economico e politico – e la sperimentazione disinibita nella forma e nel linguaggio. L’impegno verso le questioni sociali va di pari passo con una crescente consapevolezza dell’aspetto estetico delle opere.

Ibrāhīm Darghūthī

Tra gli autori e le autrici si distinguono Ibrāhīm Darghūthī (1955-), che accosta testi della tradizione a testi contemporanei per occuparsi di temi locali, utilizzando strategie narrative originali e dettagli legati all’ambiente locale, nello specifico del sud della Tunisia; ‘Aliā’ At-Tāba‘ī (1961-), che in Zahrat as-subbār (Fiore di cactus, 1991), utilizza il dialetto per esprimere il mondo interiore dei suoi personaggi tramite flussi di coscienza, l’arabo standard per la narrazione e il francese come lingua dell’assenza.

La formazione di una società civile e di una coscienza critica ha portato la Tunisia alla cosiddetta rivoluzione dei gelsomini del 2011. Ovviamente si è trattato di un processo che ha radici nel passato e il percorso di cambiamento che ha portato alla fine del regime di Benali ha visto una forte vivacità anche nel campo letterario.

Fra coloro che negli ultimi due decenni hanno dominato la scena letteraria tunisina e internazionale Shukri Al-Mabkhout (1962-) che, con il suo romanzo L’italiano (edizione italiana 2017) ha vinto nel 2015 l’International Prize for Arabic Fiction. Il romanzo ripercorre la storia del movimento studentesco degli anni ’80 attraverso l’evolversi dell’amore dei due protagonisti che, entrambi disillusi, opereranno scelte diverse col passare del tempo e racconta molto bene gli ideali degli studenti e come questi si siano infranti nel confronto con la realtà. Nel suo ultimo romanzo, As-sayyd al-‘amīd fī qal‘atihi (Il sindaco nella sua cittadella, 2022) Al-Mabkhout conduce il lettore nei “labirinti” di una cittadella isolata e angusta, ma piena di segreti, metafora della società tunisina.

Kamel Riahi (1974-), considerato uno dei più promettenti giovani scrittori in lingua araba, propone nelle sue opere una forma romanzo estremamente innovativa per discutere di questioni politiche. In Bisturi, (edizione italiana 2018), prendendo spunto da un fatto di cronaca, l’autore mette in luce il mondo notturno e sotterraneo di una Tunisi del margine, che si muove nel centro nevralgico della città: avenue Bourguiba, la cui conformazione ad asse separa la laguna di Tunisi dalla vecchia città araba, con una torre-orologio ultramoderna che ha rimpiazzato la statua equestre del vecchio fondatore della Tunisia moderna (Habib Bourguiba) dalla parte del mare e, all’altro estremo, la statua di Ibn Khaldūn, che fa da cerniera con la città antica. Quasi tutto si svolge esattamente a metà strada fra i due monumenti, dove sorge il caffè La rotonde, luogo di ritrovo della Tunisi alternativa. Con naturalezza il testo passa attraverso molteplici stili e registri: la poesia moderna del paratesto, lo stile pseudo giornalistico burocratico del capitolo introduttivo, il tono intimo della memoria personale di un ambiente rurale immerso nell’animismo e nella miseria, lo stile surrealmente medievale, la lingua violenta della devianza. Al centro della narrazione il tema della ragione e della storia impersonato dalla statua di Ibn Khaldūn che riflette sugli avvenimenti che osserva a partire dalla sua posizione privilegiata; il primo antropologo della storia decide di volersene andare, ma i suoi ripetuti tentativi di fuga non hanno successo, perché viene sempre riportato sul suo piedistallo da un potere che non molla facilmente i personaggi che usa per inventare la sua tradizione. In un luogo dove la ragione è ormai assente, solo esseri fantastici e mostri sono di casa, come il cerebrofago, che non casualmente mangia, appunto, i cervelli. Rihai fa numerosi riferimenti alla letteratura araba medievale, ma anche all’arte e alla cultura occidentali, utilizzando una lingua classica che dimostra la sua profonda cultura e contemporaneamente attenzione all’attualità.

Copertina Ti seguirò nel buio, 2021

Tra le scrittrici contemporanee Fā’iqa Qanfālī che, nel suo recente romanzo Atba‘uka ilà al-‘utma (Ti seguirò nel buio, 2021), affronta per la prima volta in forma romanzesca in un romanzo in lingua araba il tema del tafīḥ femminile, pratica con cui alle ragazze, in giovane età, vengono praticate sulla coscia o sul ginocchio sette piccole ferite accompagnate da formule magiche, che servano da “lucchetto” per la loro verginità. Il romanzo descrive le conseguenze di questa pratica su Šams, la protagonista, che perde la voce e che vive nelle storie che gli altri raccontano su di lei, in una denuncia precisa di una società maschilista che giustifica il fenomeno in nome dell’onore e delle tradizioni.

Un altro autore di interesse, di cui è possibile leggere in italiano due romanzi tradotti, Gli odori di Marie Claire (2013) e Le donne di al-Basatin (2020) è Habib Selmi (1951-) per tre volte inserito nella long list del Booker Prize. La caratteristica della scrittura di Selmi è quella di saper affrontare tematiche dense con una vena di leggerezza che rende la lettura dei suoi romanzi piacevole e che decostruisce quell’immagine un po’ stereotipata secondo la quale i romanzi di autori e autrici arabe sono pervasi da atmosfere cupe, trattano solo argomenti inerenti la violenza e sono spesso incentrati su tematiche legate alla repressione sessuale. In entrambi i romanzi Selmi tratteggia, seppur lasciandolo sullo sfondo, il complesso rapporto tra un paese arabo, in questo caso la Tunisia, e l’Europa, nello specifico la Francia, paese nel quale vivono entrambi i protagonisti dei due romanzi citati. Selmi si esprime in un linguaggio semplice ma non per questo banale, attento ai particolari della quotidianità e ricco di minuziose descrizioni e in uno stile certamente contemporaneo, che dimostra come la letteratura tunisina in lingua araba abbia molto da dire e meriti di essere più conosciuta di quanto non lo sia.

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