Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

11 febbraio 2023.

Rassegna anno IV/n. 041

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I titoli:

Turchia: Le ricerche continuano, malgrado le poche speranze di salvare ancora vite. Oltre 22 mila le vittime. La propaganda elettorale del regime continua senza vergogna.

Siria: Fermati i lavori di salvataggio. Oltre 3500 le vittime. Non sono arrivati soccorsi internazionali nel nord ovest. L’ONU chiede una tregua.

Palestina Occupata: Un palestinese ha investito un gruppo di israeliani a Gerusalemme est occupata. Due morti e 6 feriti. Ucciso l’attentatore.

Iran/droni: Le autorità hanno annunciato l’arresto dei responsabili dell’attacco con droni ad Isfahan.

Iran/rivolta: Liberato il medico Meisamy, da mesi in sciopero della fame.

Sudan: Spari contro il governatore di Darfur occidentale. Tre militari feriti.

Marocco/Francia: Tensione diplomatica tra Rabat e Parigi. Conclusa la missione dell’ambasciatore marocchino senza la nomina di un successore.

Le notizie

Turchia

Si assottigliano le speranza di salvare vite da sotto le macerie. Ieri, una donna incinta e suo figlio di sei anni sono stati salvati dopo 115 ore dal terremoto. Il numero delle vittime in Turchia ha superato il 22 mila persone. Le unità di soccorso non hanno dichiarato la fine delle operazioni. Il problema serio adesso è il ricovero e l’assistenza dei sopravvissuti. Centinaia di migliaia di persone vagano ancora nei pressi delle macerie in attesa di avere informazioni sui propri cari ancora intrappolati sotto i detriti. La popolazione colpita dal sisma è di 13 milioni di abitanti.

Il presidente Erdogan, dopo appena 24 ore di silenzio dalle dichiarazioni di stampo elettorale, è tornato alle conferenze stampa in diretta tv, ma non al centro della gente, bensì attorniato dai suoi assistenti. L’accorgimento mediatico si è reso necessario dopo le scene di contestazioni degli abitanti che non avevano ricevuto soccorsi e assistenza, in zone remote. Il tono dei discorsi ufficiali è quello delle promesse di garantire la ricostruzione in poco tempo. “Garantiremo una casa vera, in muratura, ad ogni famiglia colpita”, ha dichiarato. Non ha potuto esimersi dall’ammettere le mancanze nei soccorsi, ma ha addossato la motivazione all’enormità del sisma ed alla vastità del territorio colpito.  

Siria

Le unità di soccorso nel nord ovest della Siria hanno dichiarato la fine delle operazioni di salvataggio e l’avvio di quelle di rimozione delle macerie e il recupero dei corpi. Ieri è stato salvato un bambino di 6 anni, dopo 100 ore dal sisma. Il numero dei morti ha superato in tutta la Siria 3.500 morti. Le difficoltà del salvataggio sono state aggravate dal conflitto, dal ritardo degli aiuti a causa delle sanzioni e da freddo e piogge. Secondo l’ONU, 5,3 milioni di siriani sono attualmente sfollati senza dimora, molti dei quali senza tetto e senza cibo. L’ONU ha chiesto alle parti belligeranti di dichiarare una tregua, per poter svolgere le operazioni di soccorso e far affluire gli aiuti.

I media siriani hanno diffuso il video della visita del presidente Bashar Assad alla zona terremotata nella provincia di Aleppo. Appariva attorniato dalle guardie del corpo, vestite da uomini della protezione civile sorridenti e accoglienti, che ringraziavano per la prontezza dei soccorsi. Una propaganda di basso livello, senza vergogna. (Vedi).

Palestina Occupata

Un palestinese, di 30 anni, ha investito con la sua auto un gruppo di coloni israeliani, uccidendo due persone, tra cui un bambino, e ferendo altri sei. È avvenuto alle porte dell’insediamento di Ramot, a nord di Gerusalemme occupata. Le forze di occupazione – secondo un comunicato – hanno inseguito l’autista e lo anno ucciso. Le vittime erano in attesa alla fermata degli autobus. Il premier israeliano Netanyahu ha ordinato l’arresto dei familiari. Sette parenti compresa la moglie sono stati arrestati. La casa della famiglia è stata blindata, in attesa di demolirla. Tutto il quartiere è stato bloccato con transenne e posti di blocco.

È il secondo attentato mortale a Gerusalemme da quando è nato il governo di estrema destra in Israele, dopo quello della sparatoria che ha ucciso 7 israeliano, nel mese di gennaio.

Gli attacchi individuali mettono la resistenza palestinese in un tunnel senza uscita e rappresentano per il governo israeliano una seria sfida alla politica di annessione e confisca delle terre palestinesi, che allontana la nascita dello Stato di Palestina e anche la pace.   

Iran/droni

Le autorità iraniane hanno annunciato di aver arrestato i principali autori dell’attacco con droni contro l’industria militare di Isfahan. Nel comunicato non vengono forniti dettagli, ma si afferma che sono agenti di Israele. L’attacco è avvenuto il 28 gennaio e i portavoce dell’esercito avevano minimizzato l’efficacia dell’attacco, sostenendo che il sistema di difesa aveva intercettato due dei tre droni e che il terzo era rimasto impigliato nelle reti di protezione. I danni – secondo questa versione – sarebbero stati minimi: un incendio nel tetto della struttura. Sui social e nei siti iraniani all’estero sono state pubblicate foto e video che mostravano diverse esplosioni e lampi di fuoco nel complesso industriale.  

Iran/rivolta

Il detenuto di coscienza Farhad Meisamy è stato rilasciato dalla prigione di Rajaei-Shahr in Karaj, ad ovest della capitale Teheran. Meisamy ha svolto nelle scorse settimane un duro digiuno, che lo ha ridotto ad uno scheletro. Lo scorso 1° febbraio è stata pubblicata una sua dichiarazione, corredata di foto che esponeva chiaramente il suo grave stato di salute, nella quale affermava che avrebbe proseguito il suo sciopero della fame. Il medico Meisamy è in carcere dal 2018 per la sua strenua contrarietà all’imposizione del velo alle donne.

Altre 7 attiviste sono state rilasciate dal carcere di Evin, a Teheran. Appena uscite si sono messe a declamare: “Vita, donna, libertà” e “Morte ai dittatori”. Anche il giornalista Hossein Yazidi è stato liberato dal carcere di Isfahan, nel centro dell’Iran.

Dopo la preghiera del venerdì, decine di migliaia di persone (vedi) si sono riversate nelle strade di Zahedan, capoluogo del Belucistan, regione a maggioranza sunnita nel sud est del paese al confine con Pakistan e Afghanistan.

A Teheran, il regime si prepara all’organizzazione, oggi, della parata per l’anniversario della vittoria della rivoluzione Khomeinista del 1979.

Oggi, in tutto il mondo si svolgono manifestazioni delle comunità iraniane in esilio, in solidarietà con la rivolta popolare iraniana.

Sudan

Il convoglio del governatore del Darfur occidentale, Saad Adam Bikr, è stato oggetto di spari da parte di uomini armati, che sono riusciti a far perdere le loro tracce, nascondendosi nelle montagne di Gebel Marra. Secondo un comunicato ci sono stati tre militari feriti. Il governatore stava recandosi nella città di Zalingei, per valutare le misure atte a risolvere il clima di tensione che caratterizza la zona.

Marocco/Francia

Il ministero degli esteri ha annunciato ufficialmente che l’ambasciatore a Parigi, Mohammed Ben Shaaboun, ha concluso la sua missione dal 19 gennaio 2023. Al suo posto non viene indicato il successore. La stampa marocchina sostiene che le relazioni tra il regno e la Francia sono entrati in una fase di crisi. Il 19 gennaio è la data dell’approvazione nel Parlamento Europeo di una risoluzione che stigmatizza le restrizioni alla libertà di stampa in Marocco. Rabat accusa il governo francese di essere l’ispiratore di quella presa di posizione. Al momento attuale non ci sono dichiarazioni ufficiali su queste presupposte tensioni diplomatiche.

Notizie dal mondo

Sono passati u ndici mesi e 17 giorni di guerra russa in Ucraina.  

Annunci

Oggi, 11 febbraio, a Roma, manifestazione nazionale per la liberazione di Ocalan Piazza dell’Esquilino alle ore 14:30.

Sempre oggi, 11 febbraio, una grande manifestazione mondiale: “Global Carneval for Assange”. Eventi diffusi in tutto il mondo con una diretta video sui social.

Anbamed aderisce con diverse modalità ed iniziative: (Vedi).

15 febbraio, a Roma, convegno “Disertare la guerra mondiale a pezzi”.

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