Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica fondata da Farid Adly.

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Rassegna anno IV/n. 227 (1114)

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I Titoli:

Libia: 27 morti negli scontri di Tripoli tra milizie governative, finanziate dal governo Dbaiba.

Sudan: Il governo di Khartoum avanza una road-map per la pacificazione.

Palestina Occupata: La polizia dell’ANP ha arrestato tre uomini della resistenza di Jenin.

Israele: Il governo Netanyahu taglia il 25% dei bilanci dei consigli comunali delle città a maggioranza arabo-palestinese.

Iran: Condannato a sei mesi di reclusione il regista Roustayi.

Siria: Le donne Isis nei campi di raccolta del nord est fanno proselitismo via social.

Le Notizie:

Libia

Ventisette morti e centinaia di feriti negli scontri a Tripoli, tra due milizie governative, durati due giorni, lunedì e martedì. Il premier Dbaiba non è stato capace di mettere ordine tra le milizie che finanza. La fine degli scontri è stata raggiunta soltanto dopo un alto prezzo di vite umane e l’intervento mediatore di alcuni notabili locali. Sui social girano delle immagini di una devastazione inimmaginabile e disumanità inconsueta nella società libica. “Soccorrimi, fratello!”, dice un ragazzo 20enne ferito ed insanguinato rivolto ai suoi coetanei miliziani dell’altra barricata, mentre loro lo stavano riprendendo canzonandolo.

La vicenda è nata per l’arresto di Ahmad Hamza, capo della milizia “444” alle dipendenze del Consiglio presidenziale, da parte di un’altra milizia, denominata Dara (scudo), alle dipendenze del ministero della difesa, guidato dallo stesso premier. Due giorni di fuoco che hanno reso un inferno la vita della popolazione nei quartieri meridionali della capitale. La pacificazione è stata raggiunta con la consegna di Hamza ad una terza milizia “neutrale”. In questo clima di insicurezza non sarà di certo possibile raggiungere un accordo per la tenuta delle elezioni entro dicembre di quest’anno, come progetta l’inviato speciale dell’ONU.  

Sudan

Il vice presidente del Consiglio sovrano, Malik Aqqar, ha avanzato una proposta di pacificazione, chiedendo “l’uscita delle milizie dalle città, sotto garanzia di salvacondotto, e l’avvio di un dialogo nazionale con la partecipazione di tutte le parti politiche e sociali”. Aqqar ha sottolineato, rivolgendosi a Hamidati, che “non ci saranno due eserciti e che le milizie andranno inquadrate nelle forze armate”. La proposta è arrivata dopo 4 mesi dall’inizio del conflitto devastante che ha causato circa 4000 morti tra i civili, 4 milioni di sfollati e ha devastato le infrastrutture del paese.

Le forze politiche sudanesi hanno concluso, ieri, ad Addis Abeba, una riunione di due giorni che ha rivolto un appello ai due belligeranti, denunciando i crimini compiuto dalle milizie e i bombardamenti sui quartieri abitati da parte dell’esercito. Il piano delle forze politiche coincide in molti punti con le proposte di Aqqar, ma dalle milizie di Pronto intervento è arrivata la risposta militare di un bombardamento con razzi sulle posizioni dell’esercito a sud di Khartoum.

I punti della proposta di Aqqar sono gli stessi ai quali si era giunti a Gedda, ma che non si era trovato un meccanismo di sicurezza e sorveglianza per attuarli.

Palestina Occupata

Le forze di sicurezza dell’ANP stanno completando a Jenin il lavoro sporco che le truppe di occupazione israeliane non sono riuscite a fare. In un’operazione militare sono stati arrestati 3 dirigenti della resistenza del campo profughi. All’alba di ieri, ingenti reparti hanno fatto irruzioni violente nelle case delle tre famiglie, sparando all’impazzata e conducendo nel carcere di Ramallah i combattenti, che si erano arresi per evitare spargimento di sangue tra la popolazione del quartiere. Il numero dei combattenti palestinesi di Jenin, detenuti nelle carceri dell’ANP – secondo un comunicato delle forze politiche locali –, è di 60 persone.

Israele

Il governo di estrema destra israeliano ha bloccato il 25% dei trasferimenti statali ai bilanci dei consigli comunali delle cittadine arabo-palestinesi. Una misura di discriminazione razziale che mira a creare difficoltà nella fornitura dei servici alla popolazione araba con cittadinanza israeliana. La somma sottratta è di circa 200 milioni di Shekel (50 milioni di dollari).

Contro queste misure, i consigli comunali delle comunità palestinesi hanno deciso uno sciopero generale e una protesta davanti alla sede del premier Netanyahu, per chiedere il ritiro del provvedimento razzista. “I trasferimenti dello Stato ai comuni non sono un’elargizione, ma sono il frutto delle nostre tasse, pagate nella stessa misura di quelle dei cittadini ebrei; non accettiamo discriminazioni”, hanno scritto i rappresentanti dei comuni israeliani a maggioranza araba.

Iran

Il regista Saeed Roustayi (vedi filmografia) è stato arrestato a Teheran per aver presentato il suo film “Leila e i suoi fratelli” ai festival di Cannes e Monaco nel 2022. In Iran è vietata la sua proiezione del film. Secondo il giornale riformista “Etemaad”, la Corte rivoluzionaria di Teheran ha condannato il regista e il produttore a 6 mesi di reclusione per aver “partecipato senza autorizzazione con il loro film in un concorso internazionale. Il loro lavoro è un’azione di propaganda contro il sistema della Rivoluzione, che mette in cattiva luce la società iraniana”. La maggior parte della pena è sospesa, ma per 5 anni Roustayi non potrà realizzare film o prendere contatti con il settore mondiale della produzione cinematografica. Roustayi è un giovane regista di 34 anni, che ha realizzato due film sulla difficile situazione sociale che vivono gli iraniani.  

Siria

Le donne familiari di miliziani dell’Isis nel campo di El-Hol hanno fatto trapelare, via social, appelli per la raccolta fondi a favore della loro liberazione. Le reti della solidarietà jihadista sono anche il mezzo per organizzare azioni armate contro i guardiani curdi delle prigioni, dove sono detenuti i criminali terroristi taglia-gola. Le unità curde sono riuscite ad incettare comunicazioni trasmesse dalle donne dell’Isis che, dall’interno del campo, fornivano i dettagli per l’organizzazione di un attacco militare volto alla liberazione dei miliziani reclusi.

Nei campi di raccolta sono accolte, in condizioni di semilibertà, diverse migliaia di donne e bambini familiari di miliziani daieshisti, morti o catturati nella battaglia del 2019. La maggior parte di loro sono stranieri, di oltre 40 nazionalità. Questi campi stanno diventando una fucina di terroristi.

Notizie dal mondo: Sono passati 17 mesi e 21 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

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