di Giuliana Cacciaouoti

Questo articolo è comparso per la prima volta sulla rivista “VitamineVaganti” (Link in fondo alla pagina)

Profili, memorabili donne musulmane di Giuliana Cacciapuoti
12 ritratti di donne diverse per nazionalità e “peculiarità” nel loro
contesto culturale per accendere una luce sul mondo musulmano
contemporaneo con uno sguardo di genere. Figure note nel mondo
musulmano ma non al pubblico italiano; rappresentano aspetti
molto diversi del mondo islamico, spunto per il dibattito e la
riflessione. Si comincia con l’Arabia Saudita.
Rayyanah Barnawi (Gedda, settembre 1988) Arabia Saudita.
Mecca e Medina le prime due città sante dell’Islam nel territorio dell’Arabia
Saudita che occupa la parte centrale della Penisola Arabica, sono al centro del
mondo islamico e un punto di riferimento per le credenti e i credenti.
L’attenzione mediatica musulmana segue con attenzione quanto accade nel
regno, nonostante il governo del paese sia una monarchia molto poco
costituzionale e ultra tradizionalista. Il re Salman Bin ‛Abd al-‘Azīz ha
nominato premier dal settembre 2022 il figlio Moḥammad bin Salmān Āl
Saʿūd, suo principe ereditario, presidente del Consiglio per gli affari
economici e dello sviluppo. Noto con l’acronimo MBS, personalità
autoritaria, tacciato dalla comunità internazionale di reiterate violazioni dei
diritti umani, attuatore di una politica estera molto aggressiva, ha avviato
riforme strutturali nel settore governativo e promosso l’ambizioso piano
Saudi Vision 2030. La finalità principale del progetto è l’indipendenza dal
mercato delle fonti energetiche e riconvertire l’economia del paese anche in
altri settori, dal turismo alle tecnologie avanzate. L’Arabia Saudita, non più
sostenuta dagli ingenti introiti petroliferi, attraversa una grave situazione
economica e per la prima volta, ha bisogno dell’apporto lavorativo non solo
degli uomini ma anche delle donne. Una popolazione giovane sotto i
trent’anni in rapido incremento non permette di mantenere i livelli attuali di
assistenza sociale nei confronti di circa trentacinque milioni di abitanti,
occorre immettere la maggior parte della popolazione nel mercato del lavoro
adottando criteri rivoluzionari per la tradizione del paese; in particolare
rinunciare all’apporto della forza lavoro di milioni di immigrati e permettere
accesso alle carriere per merito e capacità e non più per appartenenze tribali e
familiari. Bisogna che le donne siano protagoniste nel mondo del lavoro, delle
scienze e delle tecnologie, raggiungano gli onori della cronaca per essere
modello di successo e segnale di cambiamento per ruolo e posizione nella
società saudiana. Le donne fino ad oggi sono state sottoposte al permesso di
un familiare uomo per spostarsi e andare a lavorare. Il regno saudita,
tradizionalista e conservatore, custode della “purità” musulmana, è sempre
stato un osso duro per le rivendicazioni femminili. La storica vittoria delle
donne saudite per la patente di guida, ottenuta dopo vessazioni, prigionia e

violazione di diritti umani delle attiviste, ha significato non solo la libertà di
movimento ma anche la fine della custodia e del ricatto della necessaria
presenza “dell’uomo-autista” che da autocrate aveva la potestà di decidere
degli spostamenti delle donne. Anni di lotte, arresti, insulti hanno dato il loro
frutto. Non più ostaggio dei ritardi, dei capricci, delle dispute con gli
indispensabili traghettatori – parenti maschi o autisti di professione – cui
doversi sottomettere per potersi muovere le donne si sono sentite finalmente
libere dal loro “guardiano” a dispetto dei teologi wahabiti esponenti del
tradizionalismo sunnita in vigore in Arabia Saudita mostratisi sempre ostili e
contrari all’autonomia femminile anche quando questa si sostanziava nella
richiesta di poter guidare l’automobile. Talvolta il cambiamento è spinto dalla
necessità e di tale necessità bisogna tener conto affinché molte delle regole
ritenute “immutabili” per la Shariah. Il permesso di guidare è stato sostenuto
proprio dal principe ereditario Mohammed Bin Salman e con Saudi Vision
2030 l’Arabia Saudita ha investito ingenti fondi per lanciare il proprio
programma di volo spaziale umano Human Space Flight, con la
Commissione Spaziale Saudita (SSC) in collaborazione con la compagnia di
voli spaziali privata con sede negli Stati Uniti Axiom.
Donne alla guida a Terra e nello Spazio! Svolta a 360 gradi per l’Arabia
Saudita che da paese conservatore e oscurantista si mostra promotore e
sostenitore dei talenti femminili. La missione Axiom-2, interamente privata,
ha lanciato il razzo dal vettore spaziale Falcon 9, di proprietà di Space X, la
compagnia aerospaziale fondata da Elon Musk, che ha portato l’equipaggio
del Dragon a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dal 21 al 31 maggio
2023.
La dottoressa Rayyanah Barnawi è diventata la prima donna araba e
musulmana ad andare nello Spazio, insieme con il collega saudita Ali
Al-Qarni, pilota di jet da combattimento.
Barnawi è nata a Gedda, la seconda città più grande dell’Arabia Saudita,
dopo la capitale Riad, porto sul Mar Rosso e sede di accoglienza per chiunque
vi approda o atterra per iniziare il Pellegrinaggio, pilastro fondante dell’Islam.
Una città vivace cosmopolita, centro delle novità nella vita del paese.
L’atmosfera operosa e produttiva l’ha forse spinta a lasciare la terra natale,
per diventare ricercatrice biomedica, laurearsi all’Università di Otago in
Nuova Zelanda in scienze biomediche; ha conseguito anche un Master in
Scienze biomediche presso l’Università Al-Faisal di Riyadh. Barnawi ha
trascorso oltre 9 anni come tecnica di laboratorio di ricerca per il
programma di reingegnerizzazione delle cellule staminali e dei tessuti per
migliorare il trattamento del cancro e nella cura dei tumori, e ha
condotto nello spazio una serie di esperimenti scientifici e tecnologici in

questo ambito specifico La cronaca giornalistica ha riportato le sue prime
dichiarazioni: «Ciao dallo Spazio! È una sensazione incredibile vedere la
Terra da questa capsula». Prima donna araba in orbita immaginava il
momento dell’incontro con bambine e bambini del suo paese: «Poter
guardare le loro facce quando vedranno per la prima volta astronauti del loro
paese è molto emozionante». Il coinvolgimento delle giovani generazioni
saudite è importante per Rayyana Barnawi che nello spazio ha intrapreso
14 esperimenti pionieristici in microgravità, tre dei quali con precisi scopi
educativi motivazionali, con la partecipazione di 12 mila studentesche saudite
in 42 diverse località del Regno in tempo reale, via satellite, per ispirare
future generazioni all’ ingegneria spaziale e tecnologica. Si stanno finanziando
programmi educativi e formativi di qualità, con la partecipazione a
esperimenti scientifici, per la ricerca internazionale e future missioni di lunga
durata, per almeno 180 giorni, per condurre ulteriori ricerche ed
espandere il contributo saudita alla scienza, come gli obiettivi di
Vision 2030 richiedono, utili sulla Terra e per preparare missioni future sulla
Luna e su Marte.
Astronauta Barnawi, rientrata soddisfatta e felice da questa missione
storica, potrà per qualche tempo sulla Terra dedicarsi alle sue passioni
sportive: immersioni subacquee in Arabia Saudita e Indonesia, deltaplano,
escursionismo, rafting nei fiumi in Nuova Zelanda. Resterà per sempre il suo
nome nell’elenco delle donne dello Spazio, la prima donna musulmana che ha
superato i confini terrestri, e che dallo Spazio ha aperto la strada verso
l’autonomia e l’indipendenza per le sue connazionali, oltre ogni hudud, i
confini più difficili e lontani da oltrepassare più dei limiti del Cosmo infinito.

https://www.youtube.com/watch?v=VUwELVjjY70
https://www.youtube.com/watch?v=drAUsnOdGBo

Giuliana Cacciapuoti insegna lingua e cultura araba e musulmana da oltre quarant’anni in Italia e all’estero. Pubblica su riviste accademiche e sul suo sito per presentare con uno sguardo non convenzionale le realtà del mondo islamico. Nel 2014 ha fondato GCCK Connecting Knowledge. Nel 2022 ha pubblicato il libro Donne musulmane: un ritratto contro stereotipi e luoghi comuni. Tra le socie fondatrici di Toponomastica femminile.

L’articolo originale lo trovate a questo link:

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