Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.

Direttore responsabile Federico Pedrocchi)

Per ascoltare l’audio di oggi, 28 novembre 2023:

Rassegna anno IV/n. 331 (1218)

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Appello

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Le notizie:

Scambio prigionieri tra Israele e Hamas

Il primo ministro del Qatar ha annunciato il raggiungimento di un nuovo accordo per il prolungamento della tregua umanitaria tra Israele e Hamas, per altri due giorni.

Ieri, quarto ed ultimo giorno della prima tregua, si è concluso con successo lo scambio di prigionieri: 11 israeliani e 33 palestinesi. Sono stati liberati 6 lavoratori tailandesi. Il passaggio degli 11 israeliani questa volta non è avvenuto a Rafah, sotto gli occhi dei giornalisti, ma da un altro valico direttamente da Gaza a Israele, tramite le auto della CRI. È stata una richiesta del governo israeliano, per evitare la diffusione di foto e video che esprimono l’umanità nelle relazioni tra i combattenti palestinesi e le persone trattenute.

Questa trattativa indiretta ha dimostrato, malgrado la drammaticità della situazione, che Hamas non è un movimento terrorista e non è jihadista, come Netanyahu voleva far passare agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, ma un movimento di liberazione nazionale di fede islamica, come lo è stato per esempio l’FLN algerino, sostenuto allora da Mattei contro il colonialismo francese.

Per i detenuti palestinesi liberati, l’esercito israeliano ha tentato di imporre un silenzio mediatico, impedendo qualsiasi tipo di festeggiamento, anche familiare. A Gerusalemme, nel quartiere Sheikh Jarrah, la casa di una ragazza minorenne, Nofoud Hammad, detenuta in Israele, prima di essere liberata è stata invasa da una trentina di soldati e hanno cacciato tutti i parenti minacciando i genitori di vendetta in caso di festeggiamenti.

Il governo israeliano ha impedito ai cittadini israeliani liberati di rilasciare interviste, per non mettere in difficoltà la narrazione ufficiale.

Israele

Il premier Netanyahu si è incontrato con i parlamentari del suo partito ed ha annunciato che non intende né dimettersi né ritirarsi dalla vita politica. Ha detto che lui è l’unico politico israeliano capace di impedire la nascita di uno Stato palestinese. Secondo quanto trapelato sulla stampa israeliana, Netanyahu ha affermato: “La questione palestinese dopo il 7 ottobre sta tornando sull’agenda politica internazionale e dobbiamo resistere alle pressioni diplomatiche”. Il Likud è in difficoltà politiche per la caduta del consenso e in caso di nuove elezioni anticipate rischia di perdere metà dei voti ottenuti nel precedente voto.

Genocidio a Gaza

Carri armati a Gaza hanno lanciato obici e spari contro i palestinesi che tentavano di ritornare al nord. Le violazioni della tregua sono avvenute a Sheikh Raduan, a Gaza city, ad est di Khan Younis e a Jebalia a nord. Non ci sono notizie di morti, ma soltanto di feriti.

La popolazione del nord della Striscia è in pericolo di vita, per mancanza di cibo e acqua e per il freddo. Gli ospedali hanno denunciato la mancanza di medicine che non sono arrivate con i rifornimenti di soccorsi internazionali.

Le ricerche sotto le macerie hanno portato le vittime dell’aggressione a oltre 16.200 morti, per il ritrovamento di altri corpi. Sono 3.700 i dispersi.  

Cisgiordania e Gerusalemme est

Due giovani palestinesi sono stati assassinati dai soldati israeliani a Betunia e Kofr Ain, nel nord della Cisgiordania, in seguito ai rastrellamenti avvenuti ieri in quasi tutte le principali città della Cisgiordania. A Dar Amar, nei pressi di Ramalla, è stata demolita con la dinamite una casa di un militante palestinese.

SOS Racisme

La vice presidente dell’organizzazione francese antirazzista, Saphia Ait Ourabi, si è dimessa. Ha dichiarato che il suo gesto è la naturale conclusione del tradimento dei principi di solidarietà umana da parte dell’organizzazione. SOS Racisme ha pubblicato un comunicato nel quale sosteneva il diritto di Israele a difendersi. Ourabi denuncia una “grave deriva ideologica” della direzione dell’organizzazione. SOS Racisme – denuncia Ourabi – ha pubblicato il 2 novembre un comunicato nel quale non prestava nessuna attenzione al fatto che l’esercito israeliano aveva già ucciso oltre 10 mila civili, un terzo dei quali bambini. Una discriminazione e una politica dei due pesi e due misure inaccettabili per chi predica l’antirazzismo.

Euro-Mediterraneo

A Barcellona si è tenuta una conferenza a livello dei ministri degli esteri dell’Ue e dei paesi della Lega araba. È stata passata in rassegna l’ipocrisia dei paesi capitalistici con i due linguaggi a seconda dell’ambito nelle quali vengono pronunciate le dichiarazioni. Nessun riconoscimento dello Stato di Palestina, ma solo il solito rimasticare dello slogan del “due Stati per due popoli”.  

Sudan

Scontri tra l’esercito e le milizie lungo le due rive del Nilo nella capitale Khartoum. L’artiglieria dell’esercito a Omdurman e le milizie da Bahri si sono scambiati colpi di artiglieria che sono caduti sulle zone abitate e causato vittime civili, tra morti e feriti.

Le trattative a Gedda, in Arabia Saudita, sono fallite per l’ennesima volta. Il prolungarsi del conflitto e l’avanzata delle milizie in Darfur e Kordofan minacciano il paese di una nuova spartizione.  

Siria

Le forze di difesa dell’autonomia curda nel nord est della Siria hanno arrestato un capo di Daiesh (ISIS) nascosto a Deir Azzour. Il comunicato di Qasd, le Forze Democratiche siriane, non rivela il nome dell’arrestato ma lo definisce soltanto come il responsabile dell’equipaggiamento militare dell’organizzazione jihadista. Nella fattoria dove si nascondeva è stato trovato un arsenale di mitra e giubbe esplosive.

Etiopia

Vengono registrati ammassamenti di truppe al confine tra Etiopia e Eritrea. Uno sviluppo pericoloso tra i due paesi che fino ad un anno fa erano alleati nella guerra interna tra Addis Abeba e il Fronte di liberazione del Tigray. Analisti del commercio di armamenti sostengono che Emirati e Turchia stanno foraggiando l’Etiopia di armamenti sofisticati. L’accordo di pace tra governo etiopico e ribelli tigrini, firmato in Sud Africa, non era stato gradito da Asmara e per contrastarlo ha rifiutato il ritiro delle proprie truppe che avevano partecipato alla guerra in Tigray ed ha fomentato le milizie di Amhara di sollevarsi contro il governo federale. Ad aggravare la situazione si sono aggiunte le rivendicazioni del premier Abi Ahmad di uno sbocco sul mar Rosso per l’Etiopia.

Notizie dal Mondo

Sono passati 21 mesi e tre giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

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