Il mondo ebraico in tutto il mondo ribolle di dibattiti e di prese di posizione. L’angoscia di soffrire il vecchio e mai sopito antisemitismo e nello stesso tempo lo spavento per la criminale condotta del macellaio di Tel Aviv che sta massacrando la popolazione di Gaza, per salvarci la poltrona, sono temi che interessano tutti e tutte. In molte comunità ebraiche, specialmente negli Stati Uniti, forti voci di dissenso si sono ribellate alla carneficina in corso e si sono manifestate in grandi mobilitazioni e proteste. Nell’Italietta dominata dall’abbraccio tra i fascisti figli dell’MSI e il governo più estremista di destra in Israele, le voci fuori dal coro delle comunità ebraiche ufficiali sono state poche e sono state finora l’espressione di singoli individui, come per esempio Moni Ovadia, o di piccoli gruppi giovanili come il “Laboratorio ebraico antirazzista” (https://www.anbamed.it/2023/10/26/laboratorio-ebraico-antirazzista/ )

Per questa ragione questo appello assume un significato particolare, perché oltre alla chiarezza dei contenuti ha avviato anche un percorso interno di dibattito serio ed approfondito sul significato di convivenza. Credo che questo lavoro sia la continuazione di quello di “Ebrei contro l’occupazione” e non soltanto una sporadica presa di posizione.

Anbamed segue con attenzione queste prese di posizioni coraggiose, che i detrattori guerrafondai non mancheranno di coprire di insulti vergognosi. E auspichiamo che ci sia, in un futuro vicino, uno spiraglio di confronto con le comunità palestinesi in Italia per rafforzare il fronte della Pace sulle ceneri delle barricate. La guerra un giorno dovrà finire, e comincerà il lavoro più difficile di ricostruire relazioni.

IL TESTO INTEGRALE E I FIRMATARI
Per ulteriori adesioni maiindifferenti6@gmail.com

Siamo un gruppo di ebree ed ebrei italiani che, dopo la ricorrenza del Giorno della Memoria e nel vivere il tempo della guerra in Medio Oriente, si sono riuniti e hanno condiviso diversi sentimenti: angoscia, disagio, disperazione, senso d’isolamento. Il 7 ottobre, non solo gli israeliani ma anche noi che viviamo qui siamo stati scioccati dall’attacco terroristico di Hamas e abbiamo provato dolore, rabbia e sconcerto. E la risposta del governo israeliano ci ha sconvolti: Netanyahu, pur di restare al potere, ha iniziato un’azione militare che ha già ucciso oltre 28.000 palestinesi e molti soldati israeliani, mentre a tutt’oggi non ha un piano per uscire dalla guerra e la sorte della maggior parte degli ostaggi è ancora incerta. Purtroppo sembra che una parte della popolazione israeliana e molti ebrei della diaspora non riescano a cogliere la drammaticità del presente e le sue conseguenze per il futuro. I massacri di civili perpetrati a Gaza dall’esercito israeliano sono sicuramente crimini di guerra: sono inaccettabili e ci fanno inorridire.

Si può ragionare per ore sul significato della parola “genocidio”, ma non sembra che questo dibattito serva a interrompere il massacro in corso e la sofferenza di tutte le vittime, compresi gli ostaggi e le loro famiglie. Molti di noi hanno avuto modo di ascoltare voci critiche e allarmate provenienti da Israele : ci dicono che il paese è attraversato da una sorta di guerra tra tribù – ebrei ultraortodossi, laici, coloni – in cui ognuno tira l’acqua al proprio mulino senza nessuna idea di progetto condiviso.

Quello che succede in Israele ci riguarda personalmente: per la presenza di parenti o amici, per il significato storico dello Stato di Israele nato dopo la Shoah, per tante altre ragioni. Per questo non vogliamo restare in silenzio. Abbiamo provato forte difficoltà di fronte all’appena trascorso Giorno della memoria: non possiamo condividere la modalità con cui lo si vive se lo si riduce a una celebrazione rituale e vuota. Riconoscendo l’unicità della Shoah, consideriamo importante restituire al 27 gennaio il senso e il significato con cui era stato istituito nel 2000, vale a dire un giorno dedicato all’opportunità e all’importanza di riflettere su ciò che è stato e che quindi non dovrebbe più ripetersi, non solo nei confronti del popolo ebraico.

Il 27 gennaio 2024 è stato una scadenza particolarmente difficile e dolorosa da affrontare: a cosa serve oggi la memoria se non aiuta a fermare la produzione di morte a Gaza e in Cisgiordania? Se e quando alimenta una narrazione vittimistica che serve a legittimare e normalizzare crimini? Siamo ben consapevoli che esiste un antisemitismo non elaborato nel nostro paese e nel mondo, ne sentiamo l’atmosfera e l’odore in questi mesi soprattutto dal 7 ottobre, quando abbiamo visto incrinarsi i rapporti, anche personali, con parte della sinistra. Ma ci sembra urgente spezzare un circolo vizioso: aver subito un genocidio non fornisce nessun vaccino capace di renderci esenti da sentimenti d’indifferenza verso il dolore degli altri, di disumanizzazione e violenza sui più deboli.

Per combattere l’odio antiebraico crescente in questo preciso momento, pensiamo che l’unica possibilità sia provare a interrogarci nel profondo per aprire un dialogo di pace costruendo ponti anche tra posizioni che sembrano distanti. Non siamo d’accordo con le indicazioni che l’Unione delle Comunità ebraiche italiane ha diffuso per la giornata del 27 gennaio, in cui viene sottolineato come ogni critica alle politiche di Israele ricada sotto la definizione di antisemitismo.

Sappiamo bene che cosa sia l’antisemitismo e non ne tolleriamo l’uso strumentale. Vogliamo preservare il nostro essere umani e l’universalismo che convive con il nostro essere ebree ed ebrei. In questo momento, quando tutto è difficile, stiamo vicino a chi soffre provando a pensare e sentire insieme.

Fabrizio Alberti
Rachele Alberti
Marina Ascoli
Massimo Attias
David Calef
Valeria Camerino
Giorgio Canarutto
Lucio Damascelli
Beppe Damascelli
Enrico De Vito

Annapaola Formiggini
Saby Fresko
Paola Fresko
Giulia Frova
Bice Fubini
Nicoletta Gandus
Adriana Giussani
Bella Gubbay
Joan Haim
Cecilia Herskovitz
Francesca Incardona
Stefano Jesurum
Stefano Levi Della Torre
Annie Lerner
Gad Lerner
Stefano Liebman
Raffaele Molena Tossetto
Stefano Mariotti
Bruno Montesano
Guido Ortona
Bice Parodi
Laura Pesaro
Simone Rossi del Monte
Renata Sarfati
Stefano Sarfati
Eva Schwarzwald
Gavriel Segre
Simona Sermoneta
Shmuel Sermoneta Gertel
Susanna Sinigaglia
Sergio Sinigaglia
Stefania Sinigaglia
Deborah Taub
Jardena Tedeschi
Mario Tedeschi
Massimo Gentili Tedeschi
Sara Tedeschi Falco
Fabrizia Termini
Alessandro Treves
Claudio Treves
Roberto Veneziani
Serena Veneziani
Marco Weiss

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Nuove adesioni:

Hanno aderito:

Nicoletta Alberio,

Gabriele Aronov,

Saverio Benedetti,

Grazia-Borrini-Feyerabend,

Edith Bruck,

David Calef,

Anna Canarutto,

Paola Canarutto,

Paola Cavallari,

Simona Forti,

Andrea Fubini,

Federico Fubini,

Bianca Maria Gabrielli,

Carlo Ginsburg,

Simonetta Heger,

Nathan Levi,

Liliana Madeo,

Manlio Massa,

Samuele Menasce,

Giorgio Mieli,

Piergiorgio Minazzi,

Raffaella Molena Tassetto,

Giacomo Ortona,

Sergio Ottolenghi,

Tamar Pitch,

Dima Platz- Fontanive,

Lucilla Ravà,

Emily Rosner,

Emilio Sacerdoti,

Gavriel Segre,

Scilla Sonnino,

Livia Tagliacozzo,

Micael Zeller,

Patrizia Bortolini, Maria Teresa Callegari, Luca Colaiacomo, Giovanna Tornello, Daniela Radaelli, Pietro Jona, Paolo Mascilli, Andrea Corbella, Riccardo Rosetti, Alessandra Elda Falcone, Andrea Lombardi, Laura Ottolenghi, Susanna Fresko, Renato Scuffietti, Magda Mercatali, Francesca Ceccherini Silberstein, Paola Pasqua Di Bisceglie, Pierpaolo Mastroiacovo, Elena Maria Milazzo Covini, Marzia Cattaneo, Tiziano Carradori, Francesca Romana Fiore, Luigi Mancuso, Claudia Beltramo Ceppi Zevi, Antonella Caterina Attardo, Franco Bernardi, Daniele Santini, Paola Colombino, Josette Molco, Fiorenza Cavicchioli, Claudia Zaccai, Alberto Fiz, Gianfranco De Nisi, Gianni Gregoris, Piero Morpurgo, Rita Beatrice Cauli, Ludovica Muntoni, Piero Nissim, Cecilia Del Fa, Irene Agovino, Chiara Milano, Francesca Castelli, Giuseppe Ciaurro, Gaddo Morpurgo, Piero Pelù, Elide Chiampi, Renata Spiezio Isabelle Dehais, Giuseppe Gibin, Enrico Franco, Daniela Scotto di Fasano, Francesca Rambald


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