di Silvana Barbieri

Qui sotto trovate una rassegna stampa, preceduta da una miscellanea di opinioni, a cura di Fonti di Pace:

Lucio Caracciolo

“La grande ipocrisia dello Stato palestinese deve finire prima che muoia l’ultimo palestinese. Di fronte allo sterminio dei gaziani per mano israeliana alcuni governanti non solo europei sanno solo ripetere il ritornello due popoli due Stati. Arrivando a riconoscere lo Stato che non c’è né può esserci, mentre quello che c’è s’industria a massacrarne il popolo minando ragioni e fondamenta della sua stessa esistenza. È lecito domandarsi se costoro siano in buona fede oppure no. Nel primo caso, vivono in un loro mondo. Nel secondo, il loro cinismo non ha confini.

Se per decreto divino sorgesse in futuro una Palestina sovrana accanto a un altrettanto sovrano Israele, quanti superstiti delle stragi o loro figli e nipoti potrebbero abitarvi? Quale miracolosa terapia consentirebbe a vittime e carnefici di trattarsi da buoni vicini? 

Il segno dei tempi è la rimozione della realtà. Il conflitto fra arabi palestinesi ed ebrei israeliani è ormai meccanico. Inumano. Sfigurato da fanatismi irreligiosi in lizza per spezzoni di terra insanguinata. Così si va dritti alla soluzione finale secondo Netanyahu: noi o loro. Illusione: sarà loro e noi. I vinti palestinesi e gli israeliani vincitori barricati nel piccolo Grande Israele allargato a Gaza e Cisgiordania più coriandoli di Siria e Libano. Giungla nella giungla. Stato paria circondato da vicini tanto più vendicativi quanto più umiliati. Molto peggio: popolo inversamente eletto perché bollato genocida. Triste deriva del sionismo. Da rifugio per l’ebreo perseguitato a sua nemesi. 

Netanyahu vuole sgombrare la Striscia dai palestinesi in quanto bestie. Non una parola di tardiva contrizione per aver cofinanziato, vantandosene, Hamas come guardiano di Gaza. La de-umanizzazione del popolo terrorista ne legittima la liquidazione. Quattro israeliani su cinque vogliono svuotare Gaza dei suoi abitanti, vivi o morti. I ministri Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir incitano ad affamare i palestinesi che occupano la Terra di Israele. Tutti colpevoli del 7 ottobre. 

Questa non è guerra. È regolamento di conti fra una potenza nucleare e un nucleo di persone condannate a morte perché fra loro ci sono i colpevoli dell’orribile pogrom scatenato da Hamas. Solo Israele può fermare la strage dei palestinesi e il suo suicidio morale prima che sia troppo tardi. 

Qualcosa si muove nell’opinione pubblica. 

Alcuni militari rifiutano di sparare sui civili in fila per il pane che non c’è. Allargare questi spiragli significa salvare vite palestinesi e aiutare gli israeliani a non finire di punirsi. Serve una scossa. Per esempio evitando che la desertificazione di Gaza comporti lo sterminio dei suoi ultimi sopravviventi. Per contribuire a evacuarne il più possibile, a cominciare dai feriti esposti ai bombardamenti degli ospedali, poi anche donne, bambini e anziani. In cambio degli ostaggi israeliani”.

Michele Giorgio

Per la prima volta, 2 organizzazioni israeliane per i diritti umani affermano che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza e chiedono un intervento internazionale. “Intento genocida in tutto e per tutto”, secondo i rapporti di B’Tselem e Physicans for Human Rights. L’attacco israeliano a Gaza ha causato, denunciano, “un bombardamento massiccio e indiscriminato di centri abitati” e la carestia per oltre due milioni di persone come metodo di guerra” contro i palestinesi.

Sergio Segio

Da quasi due anni, Israele commette un genocidio a Gaza, agendo in modo sistematico e deliberato per distruggere la società palestinese attraverso uccisioni di massa, causando gravi danni fisici e mentali e creando condizioni catastrofiche che ne impediscono la continua esistenza a Gaza. Israele sta apertamente promuovendo la pulizia etnica e la distruzione delle infrastrutture vitali per i singoli individui e per il gruppo, con 2 milioni di persone affamate, sfollate, bombardate e lasciate morire dal mondo. Il genocidio deve essere fermato.

Lo afferma in un dettagliato e argomentato rapporto di 88 pagine, intitolato “il nostro genocidio”, il Centro d’Informazione Israeliano per i Diritti Umani nei Territori Occupati  B’Tselem בצלם

Sicuramente non mancherà chi li accuserà di antisemitismo. Viviamo in tempi in cui, assieme alla verità e alla pietà, è stato rimosso – anzi, ucciso – il sentimento del pudore

Alberto Negri

A Gaza l’Italia cerca solo alibi

Importanti le parole di Mattarella ma vane. In Italia abbiamo affidato la cybersecurity a Netanyahu, importiamo armi da Israele, i rapporti commerciali restano gli stessi. Il governo (e non solo) è succube di un sionismo delirante che genera antisemitismo. Cerchiamo alibi per non fare nulla

حَنْظَلة = Handala

C’è un bambino che da decenni osserva il mondo con le spalle rivolte a noi. Si chiama حَنْظَلة e, sebbene sia solo un disegno, è diventato uno dei simboli più potenti della causa palestinese.

‎حنظلة è nato dalla matita di Naji al-Ali, un artista palestinese che aveva conosciuto fin troppo presto cosa significhi essere un rifugiato. Naji era solo un bambino quando la sua famiglia fu costretta ad abbandonare il proprio villaggio, al-Shajara, durante la Nakba del 1948, l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi con la creazione dello Stato di Israele. Crebbe in un campo profughi in Libano, in una realtà fatta di privazioni, ma anche di una profonda consapevolezza di ciò che stava accadendo al suo popolo.

Negli anni ’70, mentre lavorava come vignettista politico, Naji creò حنظلة: un bambino di dieci anni, scalzo, povero, con le mani incrociate dietro la schiena, e sempre di spalle. Dieci anni, proprio come lui quando fu costretto a lasciare la sua terra. E dieci anni resterà per sempre, perché quella ferita si è congelata nel tempo.

‎حنظلة non ci guarda mai negli occhi. Rimane voltato, testimone silenzioso di un’ingiustizia che non ha bisogno di spiegazioni. Le mani dietro la schiena sono un gesto di resistenza passiva, di chi osserva con dignità un mondo che ha voltato le spalle alla sua sofferenza. “Non crescerà finché non tornerà in Palestina. Solo allora mostrerà il suo volto,” diceva Naji.

Ma حنظلة è più di un simbolo del popolo palestinese. È diventato una coscienza universale. Un monito contro l’oppressione, l’esilio e l’indifferenza. Appare nei murales di Gaza, nei graffiti in Europa, nei cortei di protesta in ogni angolo del mondo. È l’immagine dell’ingiustizia vista con gli occhi di chi ha perso tutto, ma non la dignità.

Naji al-Ali pagò caro il suo coraggio. Con le sue vignette non denunciava solo l’occupazione israeliana, ma anche l’ipocrisia e la corruzione di certi regimi arabi che strumentalizzavano la causa palestinese. Diceva la verità, tutta, senza paura.

Nel 1987, mentre viveva a Londra, fu assassinato con un colpo di pistola. Il suo omicidio resta ancora oggi un mistero irrisolto, ma il suo messaggio continua a vivere. Handala è rimasto, sempre di spalle, testardo, resistente. Perché quella giustizia che aspetta non è ancora arrivata.

‎حنظلة ci ricorda che certi dolori non si dimenticano. E che finché ci sarà un bambino scalzo, esiliato, con le mani dietro la schiena, la lotta per la libertà non sarà finita.

IL FATTO QUOTIDIANO: “Con Bibi l’Italia fa affari d’oro” Ciriani conferma: “Nessuno stop alla cooperazione”.

IL MANIFESTO: “Israele commette un genocidio perché sta cancellando il futuro” Intervista a Shai Parnes , direttore di una più nota e rispettata ONG israeliana.

DOMANI: “Dopo gli orrori della Striscia il futuro di Tel Aviv è amaro. Israele schiaccia un popolo intero considerato terrorista e punito in maniera collettiva e non sa quello che fa. Tutto ciò tornerà indietro come un boomerang e non si rende conto di cosa l’aspetta nel futuro.

Fai una donazione a Fonti di Pace : AIUTACI PER POTER AIUTARE

IBAN:  IT45N0103001656000002624683 

  Dona il Tuo 5×1000 a Fonti Di Pace Codice Fiscale:  97409660152

Per favore quando fate le donazione con il cellulare ricordatevi di mandarci un email

Grazie Silvana Barbieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *