Le compagne e amiche di “Cuoche e Sarte Ribelli” hanno avanzato una richiesta ai gruppi consiliari del comune di Trofarello (TO), per una presa di posizione sul genocidio a Gaza.
I gruppi di opposizione hanno patrocinato l’iniziativa e discusso con gli altri gurppi di maggioranza una possibile presa di posizione, per non stare a guardare. La mozione è stata votata all’unanimità.
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno lavorato tessendo relazioni e rapporti e superando steccati, per dire una parola giusta su tutto ciò che sta avvenendo ostto gli occhi di tutti: un genocidio in diretta. (La Redazione)
ecco il testo approvato:

Alla c.a. del Presidente del Consiglio comunale
Barbara Villa
Alla c.a. del Sindaco di Trofarello
Stefano Napoletano
PROPOSTA DI MOZIONE
PER IL POPOLO PALESTINESE E LO STATO DI PALESTINA CESSI OGNI
SUPPORTO AL GOVERNO DI ISRAELE FINO AL RIPRISTINO DELLA PACE E DELLA GIUSTIZIA
Il Consiglio Comunale di Trofarello, ai sensi dell’articolo 43 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 29 dell’11 maggio 1998 e riapprovato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 60 del 30/09/2006 e modificato, da ultimo, con deliberazione del Consiglio Comunale nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale
PREMESSO CHE
Nella notte tra il 17 e il 18 marzo scorsi, la tregua nella guerra a Gaza è stata drammaticamente interrotta da una serie di attacchi aerei israeliani sulla Striscia, seguiti da operazioni terrestri, che hanno causato e stanno quotidianamente causando centinaia di vittime palestinesi che si aggiungono alle decine di migliaia dall’inizio del conflitto;
A partire da quella data il governo israeliano ha imposto un blocco totale dell’accesso a medicinali, acqua, cibo e carburanti in tutta la Striscia di Gaza che si è protratto per oltre due mesi quando, con la popolazione allo stremo sono stati fatti entrare alcuni camion di aiuti umanitari in misura comunque assolutamente insufficiente rispetto alle esigenze dei civili;
Dalla ripresa degli attacchi si sono susseguiti innumerevoli ordini di evacuazione da parte delle IDF, configurando nei fatti una vera e propria operazione di sfollamento forzato dei civili di Gaza (ad esempio il 19 maggio 2025 un solo ordine di evacuazione ha interessato il 22% del territorio di Gaza, mentre a seguire il 26 maggio, un altro ordine ha riguardato il 40% dell’area centro- meridionale della Striscia), in un contesto di grave mancanza di zone franche e sicure per la popolazione, oltre ogni limite e in totale violazione dei principi del diritto internazionale ed umanitario.
In data 30 giugno 2025 la piattaforma Harvard Dataverse ha pubblicato un rapporto del ricercatore israeliano Yaakov Garb, intitolato The Israeli/American/GHF “aid distribution” compounds in Gaza: Dataset and initial analysis of location, context, and internal structure”, secondo cui almeno 377.000 persone a Gaza risultano “scomparse dalle mappe” a partire dal 7 ottobre 2023. Lo studio si basa su un’analisi dettagliata di dati e mappe geospaziali e rivela una situazione di vittime civili ancora più drammatica della cifra delle 61mila vittime ufficiali, ovvero identificate o corrispondenti a cadaveri effettivamente recuperati.
Operazioni come il bombardamento del pronto soccorso dell’ospedale battista al-Ahli di Gaza City, o come la deliberata esecuzione di 15 soccorritori e operatori sanitari palestinesi, tra cui 8 medici, vicino a Rafah, uccisi dall’esercito israeliano mentre tentavano di prestare soccorso e seppelliti in una fossa comune, testimoniata dalla libera stampa dopo il tentativo di insabbiamento da parte delle autorità israeliane, necessitano inchieste indipendenti da parte delle Nazioni Unite per accertare la responsabilità sui crimini di guerra commessi;
L’Unione europea – seguendo le posizioni e le proposte avanzate dal precedente Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Joseph Borrell, e non richiamate dall’attuale Alto Rappresentante Kaja Kallas – deve impegnarsi per lavorare, in seno alla comunità internazionale, per costruire una pace giusta e duratura, che non può che passare dal riconoscimento dei diritti del popolo palestinese, a partire da quello di avere uno Stato libero dall’occupazione israeliana, nonché dalla garanzie di sicurezza per Israele;
La comunità internazionale ha il dovere morale e giuridico di intervenire, anche a livello diplomatico e umanitario, per proteggere la popolazione civile e promuovere una soluzione pacifica del conflitto.
CONSIDERATO CHE
Il 9 maggio 2024, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione intitolata “Admission of new Members to the United Nations” che riconosce la Palestina come “qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, raccomandando al Consiglio di Sicurezza di “riconsiderare favorevolmente la questione”: il testo è stato adottato con 143 voti a favore, 9
contrari e 25 astenuti, tra cui l’Italia;
Il 28 maggio 2024 Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina, e anche il presidente francese Macron ha recentemente dichiarato che la Francia riconoscerà lo stato di Palestina;
Il 25 marzo 2025, a titolo informativo, il Consiglio Comunale di Torino ha approvato a larga maggioranza l’ordine del giorno n. 10 avente ad oggetto “Riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Italia e dell’Europa” per chiedere agli organi deputati di impegnarsi in una procedura ufficiale di riconoscimento dello Stato palestinese;
Già il 27 febbraio del 2015 il Parlamento italiano ha impegnato il Governo italiano al riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 ed anche il Parlamento europeo con la risoluzione del 17 dicembre 2014 ha chiesto il riconoscimento dello Stato palestinese.
SOTTOLINEATO CHE
La Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant e il leader di Hamas Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri – noto come Deif – per crimini di guerra e crimini contro l’umanità per la guerra a Gaza e gli attacchi dell’ottobre 2023;
TENUTO CONTO CHE
Il 18 maggio 2024 il Sindaco della città Metropolitana Stefano Lo Russo e il Presidente Alberto Cirio hanno firmato la lettera istituzionale per comunicare al Governo la disponibilità della Città di Torino ad ospitare e curare persone malate provenienti dalla Striscia;
Si sono susseguite negli ultimi 2 anni centinaia di manifestazioni molto partecipate nel capoluogo e in tutta Italia, organizzate da diverse realtà della società civile, tutte unite dal coro unanime di richiesta dell’immediato cessate il fuoco;
IMPEGNA
Il Sindaco e la Giunta
A rappresentare al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio la richiesta di interruzione delle relazioni commerciali e istituzionali con il Governo israeliano fino al totale cessate il fuoco totale e permanente;
A rappresentare, nuovamente e con forza finché sarà necessario, presso il Governo le seguenti
richieste:
• Riconoscere la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa e a promuovere – forte dell’impegno assunto nel 2014 dal Parlamento europeo – il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Unione Europea;
• Sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, ogni iniziativa volta a esigere il rispetto immediato del cessate il fuoco totale e permanente, la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, la protezione della popolazione civile di Gaza e la dismissione di tutte le colonie illegali nei territori palestinesi della Cisgiordania, la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all’interno della Striscia, la protezione del personale medico sanitario e degli operatori dell’informazione di ogni nazionalità presenti sul territorio;
- Sospendere urgentemente, ove in essere, le autorizzazioni di vendita di armi allo Stato di Israele in quanto potenza belligerante concesse anteriormente alla dichiarazione dello stato di guerra dell’8 ottobre 2023, al fine di scongiurare che tali armamenti possano essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, nonché a sostenere e farsi
promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele,
nel rispetto della posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (Att) dell’Onu, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile 2024, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite; - Provvedere all’immediata sospensione dell’importazione degli armamenti dallo Stato di Israele, anche in considerazione dei dati emersi dalla Relazione dell’anno 2025, trasmessa alle Camere (di cui all’art. 5, comma 1, della legge 9 luglio 1990, n. 185);
- Sostenere in sede europea l’adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale;
- Proporre azioni efficaci contro le violazioni del diritto internazionale e umanitario da parte del Governo di Israele, inclusa la sospensione dell’accordo di associazione EU-Israele fino al raggiungimento del cessate il fuoco totale e al ripristino di condizioni di vita sicure e libere per tutta la popolazione palestinese;
- Rispettare i mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale, in linea con la normativa italiana di adeguamento allo Statuto di Roma e a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità della Corte Penale Internazionale, mettere in atto ogni iniziativa politica e diplomatica per scongiurare attacchi alla sua operatività e ribadire la necessità della Corte come strumento cardine della giustizia internazionale.
