di Riccardo Antoniucci (da Il Fatto 22/01/2026)

Intervista a Fadwa Barghouti:“Il mondo ha capito che la stabilità passa dalla libertà dei palestinesi. Liberate mio marito Marwan”
“Marwan va liberato perché è l’unico che può unire le organizzioni politiche palestinesi”
Cita spesso una frase del marito, Fadwa Barghouti: “L’ultimo giorno dell’occupazione sarà il primo giorno della pace”. Oggi, quasi 24 anni dopo la condanna del più famoso prigioniero palestinese, questa resta per Fadwa la chiave di lettura con cui affrontare la nuova fase aperta dopo la tregua a Gaza e il piano di pace di Donald Trump. Militante di Fatah (nelle brigate dei martiri di Al-Aqsa), Marwan Barghouti sconta dal 2002 nelle carceri israeliane 5 ergastoli per terrorismo e l’omicidio di cinque civili israeliani (che lui nega, insieme alla legittimità del tribunale che lo ha condannato). Ma è anche considerato uno dei pochi leader non settari e non residuali rimasti ai palestinesi.

Fadwa Barghouti è per qualche giorno in Italia per promuovere la campagna internazionale che chiede la scarcerazione del marito. Ieri ha incontrato i leader dell’opposizione Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, mentre al livello europeo è in corso la raccolta firme della Left “contro la complicità Ue nel genocidio”. Poi ha riempito la sala da cento sedute del Parlamento europeo in Italia, ospite di Sinistra italiana. “Senza la fine delle colonie illegali e della sofferenza del popolo palestinese è difficile immaginare una pace duratura”, ha spiegato l’avvocata, con chiaro riferimento al piano di pace di Trump e al suo Board of peace. L’impressione è che sia convinta che stavolta potrebbe essere quella buona: “Il mondo ha capito che la libertà del popolo palestinese è importante per la stabilità della regione”.
Come entra la campagna per la liberazione di Marwan Barghouti nei negoziati internazionali sulla tregua a Gaza?
L’arresto di Marwan è stato un atto politico, così com’è stato politico il processo nei suoi confronti e politica la sentenza che lo ha condannato. Di conseguenza, anche la sua liberazione è una questione politica. Politica interna palestinese, certo, ma anche estera. Se ora si vogliono riaprire i percorsi di pace con il dialogo e le trattative, non si può fare a meno di affrontare il problema di un leader riconosciuto e con ampio consenso popolare, che può unificare la visione del popolo palestinese, ma è in carcere.
Quand’è l’ultima volta che ha parlato con i leader palestinesi? C’è margine per riaprire una trattativa con Israele?
Ho visto Abu Mazen qualche giorno prima di partire per l’Italia. Abbiamo avuto un incontro a porte chiuse durato più di un’ora, abbiamo parlato nei dettagli dei prossimi passi da compiere per ottenere la scarcerazione. Il presidente mi ha assicurato che ritiene la liberazione di Marwan una necessità per andare avanti sul percorso di pace per la regione, e che la sua leadership è fondamentale per la sua capacità unificante.
In che direzione sta andando questo processo di pace, partito da Gaza e sostenuto da Usa e Paesi arabi?
Probabilmente il popolo palestinese vive uno dei suoi periodi più duri. L’occupazione dei Territori continua con sequestri e uccisioni, il genocidio a Gaza è ancora in corso, seppur più lentamente: l’esercito israeliano continua i suoi raid e fa morti. Però è anche vero che il mondo sembra aver finalmente capito quanto la stabilità della Palestina sia fondamentale per la stabilità di tutta l’area mediorientale. Questo mi porta una certa speranza, non lo nascondo.
Quale esito si aspetta, per i palestinesi?
Come ho detto, ormai è evidente per tutti la necessità di risolvere la questione palestinese, e questa necessità ci porterà al punto in cui il popolo palestinese potrà finalmente raggiungere la libertà e l’autodeterminazione. In quel momento, Marwan Barghouti giocherà un ruolo molto importante.



